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La wishlist della Vale X (se non posso averli nella realtà, almeno permettetemi di metterli nel blog)

23 aprile 2014

Come da titolo: siccome a quanto pare siamo costretti a restare legati a un posto (che personalmente detesto un briciolino di più ogni giorno che passa… fra un po’ avrò fior di pagnotte fermentate d’odio – grrr) affido al blog qualche pio (e inutile) desiderio.

Per prima cosa, un terreno con alberi secolari. In realtà vorrei un terreno a prescindere dalla presenza di alberi secolari, ma se ci stanno, è meglio (non necessariamente olivi, ma per capirsi).


Poi un mulino casalingo, perché un giorno vorrei cimentarmi nella coltivazione dei cereali, quindi grano, farro, avena tanto per cominciare. Ma anche riso e ceci e castagne (la farina di ceci ha la sgradevole tendenza a sparire proprio quando ti servirebbe, tipo ieri: avevo della misticanza cotta e volevo farla nella farinata, al forno).


Un’altra cosa che vorrei è la woolfiana stanza tutta per sé. Che poi non deve essere per forza solo mia, l’unica caratteristica che dovrebbe avere è una porta, in modo che i gatti restino fuori. Non potendo mettere nessuna foto, dato che una stanza simile ancora non esiste, ne metto una di un laboratorio fitochimico. Non che ne pretenda uno uguale. Mi basta un armadio, un tavolo, un lavello e un fornello. E appunto, la cruciale porta per tener fuori i tremendissimi.


Infine… ma perché accontentarsi di poco? Voglio una casa nel bosco. Con tutto il bosco, in modo da impedire l’accesso a cacciatori e palazzinari, che possano estinguersi per sempre.


(Solita annotazine: le foto non sono  mie, le ho prese dal web e cliccandoci sopra si raggiungono i siti cui appartengono. Se gli autori non vogliono che restino su questo blog, non hanno che da dirlo, le toglierò subito.)

Ex Libris 135 (ascoltando musica)

19 aprile 2014

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Il mio limite era che non riuscivo a scrivere con la musica perché facevo più attenzione a quanto ascoltavo che a quanto scrivevo, e ancora oggi assisto a pochissimi concerti, perché sento che seduti in poltrona si stabilisce una sorta di intimità un po’ impudica con vicini estranei. Tuttavia, con il tempo e con le possibilità di disporre di buona musica in casa, ho imparato a scrivere con un sottofondo musicale in armonia con quello che scrivo. I Notturni di Chopin per gli episodi quieti o i sestetti di Brahms per i pomeriggi felici. Invece, ho smesso di ascoltare Mozart per anni, da quando mi venne l’idea perversa che Mozart non esiste, perché quando è bravo è Beethoven e quando non lo è allora è Haydn.

These are the songs of my life: Death Songs Edition

16 aprile 2014

La vera canzone popolare è quella che parla della morte, dicevano gli Elii presentando la loro Urna (la morte suole arrivare silenziosa come un’alce) riguardando l’argomento in questione tutti indistintamente: questa è la vera musica pop, no?

Allora, ecco i miei brani  preferiti sul tema.

C’è la straziante elegia sul morire ogni giorno a cura lirica del sempre positivo Roger Waters:

And you run and you run to catch up with the sun but it’s sinking
Racing around to come up behind you again
The sun is the same in a relative way, but you’re older
Shorter of breath and one day closer to death

C’è il memorabile elenco funebre di Leonard Cohen:

And who by fire, who by water,
Who in the sunshine, who in the night time,
Who by high ordeal, who by common trial,
Who in your merry merry month of may,
Who by very slow decay,
And who shall I say is calling?

C’è il blues di Lidsay Buckingham che potrebbe essere una riflessione sulla depressione, ma che io vedo come un sguardo sull’ultimo abisso:

Days when the rain and the sun are gone
(Black as night)
Aagony’s torn at my heart too long
(So afraid)
Slip and fall and i die

C’è la canzone horror per eccellenza, che al contrario invita ad abbandonare ogni paura della falce:

40,000 men and women everyday… Like Romeo and Juliet
40,000 men and women everyday… Redefine happiness
Another 40,000 coming everyday… We can be like they are

C’è l’inquietante filastrocca di Colin Moulding, puro black humour stile Swindon (qui è accoppiata a Dear God):

It frightens me when you come to mind
The day you dropped in the shopping line
And my heart beats faster when I think of all the signs, all the signs

C’è ovviamente la power ballad definitiva, trionfale inno alla natura transporporale dell’anima:

I used to be frightened of dying
I used to think death was the end
But that was before
I’m not scared anymore
I know that my soul will transcend

C’è un altro grande elenco mortifero, esempio della barocca poetica catanese di Cesare Basile:

Quello camminò
e quell’altro cantava
questo ebbe tre mogli
quello solo pazienza
questo morì di questo
quello morì di quello
ed il terzo di un’altra
disgrazia e malora
che talento ha
la morte

E infine la deviante visione esistenzial-orrorifica di David Longstreth:

Look there the goblins dressed up like a wound
Mutants are vagrant and hateful
Look there the mirror a zombie stands staring
Vacant and glaring pronouncing your name
As you’re saying
About to die

 

 

 

 

Ex Libris 134 (materia e vuoto)

12 aprile 2014

Tao

Col concetto di campo quantistico, la fisica moderna ha trovato una risposta inattesa alla vecchia domanda se la materia è costituita da atomi indivisibili o da un continuum soggiacente ad essa. Il campo è un continuum che è presente dappertutto nello spazio e tuttavia nel suo aspetto corpuscolare ha una struttura discontinua, “granulare”. I due concetti apparentemente contraddittori sono quindi unificati e interpretati semplicemente come differenti aspetti della stessa realtà. Come succede sempre in una teoria relativistica, l’unificazione dei due concetti opposti avviene in modo dinamico: i due aspetti della materia si trasformano perennemente l’uno nell’altro. Il misticismo orientale sottolinea un’analoga unità dinamica tra il Vuoto e le forme da esso create. Dice il Lama Govinda:

“La relazione tra… forma e vuoto non può essere concepita come uno stato di opposti escludentisi a vicenda, ma soltanto come due aspetti della stessa realtà che coesistono e cooperano incessantemente.”

La fusione di questi concetti opposti in un tutto unico è stata espressa in un sutra buddhista con le famose parole:

“La forma è vuoto, e il vuoto è in realtà forma. Il vuoto non è diverso dalla forma, la forma non è diversa dal vuoto. Ciò che è forma quello è vuoto, ciò che è vuoto quello è forma.”

Col nostro sangue hanno dipinto il cielo – segnalazione

9 aprile 2014

Come lettrice forte compulsiva drogata, che non ne ha mai abbastanza quale sono, amo la serialità. Se trovo un autore, un’autrice che mi piace, mi metto metaforicamente di guardia davanti alla libreria (fisica, online, non importa) e sbavo come il povero cane di Pavlov appena sento che uscirà presto il nuovo lavoro di. Io non sono buona. Se un’amica scrittrice viene da me triste per la situazione e convinta che non vale più la pena scrivere, in Italia, io la consolo, la ascolto, cerco di darle qualche consiglio, di tirarla su, non per lei, ma per puro egoismo. Io voglio solo che questa amica (questo amico, non è questione di genere) la pianti con queste seghe mentali e apra quel cazzo di word (se poi qualcuno fa lo stesso con me, tanto di guadagnato).

Ok, fine preambolo. Tutto questo per introdurre una segnalazioncina delle mie. Vi ricordate?, tempo fa – ops, un anno e mezzo fa!, come passa il tempo signora mia – segnalavo l’esordio di una giovane e talentuosa scrittrice. Eleonora Caruso non era una che “stamattina mi sono svegliata e ho deciso di fare la scrittrice”. Ha passato anni a scrivere, fan fiction e no, non è che si è inventata autrice da un giorno all’altro. È una di quell* (non sono poch*, ma nemmeno tantissim*) che si meritano di stare lì dove stanno, per la mole di pagine che hanno scritto prima di pensare anche solo “ma forse potrei provare a pubblicare”.

Da qualche giorno è uscito, per Speechless (che non finirò mai di sostenere, continuate così, ragazze!) un racconto lungo, Col nostro sangue hanno dipinto il cielo, ambientato in un freddo, sterile e blandamente spietato Giappone contemporaneo. Non sono un’esperta di Giappone, non posso assicurare i patiti della verosimiglianza riguardo l’accuratezza del racconto di Eleonora. Ma lei, invece, che della cultura giapponese è una grandissima appassionata, avrà senza dubbio fatto un gran lavoro di documentazione. E alla fine, sinceramente, chi se ne importa? Il racconto è bello per quello che è: una piccola, dura storia di disillusione.

Ecco, basta: è gratuito, scaricabile in diversi formati, un prodotto editoriale curato come tutti quelli marcati Speechless. Non vi porterà via molto tempo, leggerlo. Ma vi rimarrà dentro a lungo.

Ex Libris 133 (Coppi)

5 aprile 2014

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Il cugino non se ne intendeva neanche di ciclismo. Gli davo lezioni sui grandi campioni ciclistici della storia. Il più grande e celebrato era Fausto Coppi, che una volta al giro di Svizzera era arrivato primo secondo e terzo in classifica. Un’altra volta ha battuto nella corsa a cronometro del giro di Francia il forte ciclista francese Marinelli, di tanti e tanti minuti che dopo questo Marinelli non è mai arrivato al traguardo. Un’altra volta Coppi sul monte francese denominato Izoard è scattato lasciando tutti così indietro che non lo vedevano più. Allora i tifosi francesi dalla rabbia gli tiravano secchi in faccia e volevano squalificarlo per eccesso di velocità. Ma Coppi ha scansato tutti i secchi ed è arrivato al traguardo come campione mondiale imbattibile.

In un mese

2 aprile 2014

È nato come progetto qualche anno fa. Un sito che si propone di raccogliere chiunque voglia scrivere un romanzo/novella/libro/quel-che-vuole. Si sa che per scrivere un romanzo ci vuole costanza. Non è come un racconto, che chiede qualche ora di concentrazione per la prima stesura, e poi via lavorare di lima e carta vetrata. E siccome la costanza sembra essere una delle virtù più rare – non solo intorno alla mia testa - questo gruppo di persone ha pensato di indire una gara.

È una gara con sé stessi: non si vince niente, non ci sono contratti di pubblicazione, c’è solo che alla fine del mese hai il tuo romanzo in un file. Se segui il calendario e raggiungi tutti i giorni il target che ti sei prefissato.

Cinquantamila parole. Circa duecento cartelle. Mille e seicento e rotte parole al giorno.

Il vero NaNoWriMo si fa in novembre. Io ultimamente sono diventata un po’ allergica a iscrizioni, social network, progetti collettivi et similia, per cui farò il mio personale NaNo per conto mio. Beh, ci sono anche un paio di amiche. Anzi, l’idea è partita da lei. Il primo di aprile in fondo è una buona data, per farlo. Io ho in ballo questa idea, su cui cincischio da qualche mese, e mi sono accodata.

Quindi niente, ci vediamo il primo maggio, vi saprò dire se ha funzionato, e se avremo il nuovo romanzo (o almeno la sua prima incarnazione).

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