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Ex Libris 380 (come diceva Truffaut?)

29 aprile 2021

Kitano Takeshi: Ho già sentito molti altro dirlo, ed è vero anche per me: in ogni nuovo film cerco di realizzare qualcosa di diverso, ma quando vedo il risultato finale mi rendo conto che ho fatto un’altra volta esattamente lo stesso film. Forse non esattamente lo stesso, ma credo che se un ispettore di polizia lo vedesse direbbe: “Non ci sono dubbi, Kitano, ci sei tu dietro questa faccenda, le tue impronte sono dappertutto!”

GB in “Guarda me cosa dicio” 11

14 aprile 2021
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“Papà, da grande lavoro anche per te.” (che tesoro: quasi quasi pure adesso, un po’ di sfruttamento del lavoro minorile…)

Inventando supereroi a raffica, manco Stan Lee…: Lancialegno, Puntariccio, Salter (i cui salti sono a forma di cuore o di rombo), Mr. Fantastic con le unghia affilate, Iron Man con gli occhi azzurri, e poi il temibile Germistorm, che concentra tutti i poteri degli altri.

Oltre a essere un creatore di supereroi, GB è un ideatore di lingue a getto continuo. Tra quelle più usate ultimamente: Beige Galassia (poi diventato Oro Beige Galassia, quindi Oro Verde Militare Beige Galassia); Liscio; Gnam Gnam; Ponte Ponente Boh; Cocco; Stella Arcobaleno; A (sic).

Canta:”T è la doppia lettera di gatto, C di pannocchia”.

“Quando c’è la musica bella si può fare il supereroe della felicità.”

“Aria tosta. Lo sai com’è l’aria adesso? È aria tosta.”

“La mia bocca non sta mai a bada.” (come non lo sapessimo)

“Papà, volevo una macchina da Formula 1, così ha marcia 6.”

“Il succo di mela di nonna senza acqua è acido, non si gradisce.”

Questa musica mi fa venire i muscoli!”

Resistenze alla normalizzazione linguistica: “Non ti vabbengono così?” (ci mancherà quando anche questa passerà)

“Non ti romperò le scatole, abbi fede papà.”

Facendo una torta:
Mamuska: “Ci mettiamo le uvette?”
GB: “No, le olive.”

“Ho un dente d’oro. Per finta, non esistono i denti d’oro.”
“In realtà esistono, Giò.”
“E chi ce l’ha, Dio?”

“Papà, tieni, mettilo sulla tua scrivania così ti fa compagnia.”

Ex Libris 379 (inner sanctum)

2 aprile 2021

Più l’imperativo della revisione si spinge a fondo nel sé, più il valore del surplus si fa irresistibile e aumentano le operazioni per catturarlo. Cosa accade al diritto di parlare in prima persona e in quanto sé stessi quando la frenesia di istituzionalizzare attivata dall’imperativo della previsione viene addestrata a catturare i miei sospiri, i miei battiti di ciglia, la mia pronuncia per arrivare fino ai miei pensieri, come mezzi per i fini di qualcun altro? Non si tratta più del capitale della sorveglianza che si accaparra il surplus dalle mie ricerche, dai miei acquisti e dalla mia navigazione. Il capitale della sorveglianza vuole qualcosa di più delle mie coordinate spaziotemporali, sta violando l’inner sanctum con macchine e algoritmi che decidono il significato del mio respiro e del mio sguardo, dei muscoli della mia mandibola, della mia voce che si fa più acuta, di tutti i punti esclamativi che avevo digitato con speranza e innocenza.
Che cosa accade alla mia volontà di volere me stessa in prima persona quando il mercato circostante si traveste da specchio, cambiando forma a seconda di quel che ho deciso di sentire, ho sentito o sentirò: ignorandomi, provocandomi, sostenendomi, punendomi o pungolandomi? Il capitale della sorveglianza non può fare a meno di volermi fino in fondo, più in fondo che può. Un’azienda specializzata in “analisi degli umani” e affective computing si presenta ai clienti con questo motto: “Avvicinati alla verità. Capisci il ‘Perché'” Che cosa accade quando vengono a prendere la mia “verità” presentandosi senza invito, determinati a farsi strada nel mio sé, prendendo tutti i brandelli di me in grado di nutrire le loro macchine e avvicinarli ai loro obiettivi? Imprigionata nel mio sé, non ho vie di fuga.

Finire con musica

19 marzo 2021

Sulla scorta dello specialone di Vulture sull’arte di finire le cose, ho pensato di buttare giù un elenchino dei miei finali con musica prediletti, in ordine puramente cronologico.

1

1970, Michelangelo Antonioni (Zabriskie Point)/Pink Floyd (Come in Number 51, Your Time is Up)

2

1979, Werner Herzog (Nosferatu, Phantom der Nacht)/Charles Gounod (Sanctus dalla Messe solennelle en l’honneur de Sainte-Cécile)

3

1979, Milos Forman (Hair)/Rado-Ragni/MacDermot (The Flesh Failures/Let the Sunshine In)

4

1983, Carlo Vanzina (Sapore di mare)/Riccardo Cocciante (Celeste nostalgia)

5

1985, Jim Johnston (e Michael Mann) (Out Where the Buses Don’t Run, Miami Vice)/Dire Straits (Brothers in Arms)

6

1989, Tsui Hark (A Better Tomorrow III)/Anita Mui (Song of the Setting Sun)

7

1994, Wong Kar-wai (Chungking Express)/Faye Wong (Dreams)

8

1995, Kathryn Bigelow (Strange Days)/Deep Forest feat. Peter Gabriel (While the Earth Sleeps)

9

1997, Kitano Takeshi (Hana-bi)/Joe Hisaishi (Thank You… for Everything)

10

2005, Terrence Malick (The New World)/Richard Wagner (Preludio da Das Rheingold)

11

2006, Michael Mann (Miami Vice)/Mogwai (Auto Rock)

Ex Libris 378 (AD 1979)

5 marzo 2021

È solo nella prospettiva delle grandi narrazioni legittimanti, vita dello spirito e/o emancipazione dell’umanità, che la parziale sostituzione dei docenti con delle macchine può sembrare una perdita, anzi un fatto intollerabile. Ma è probabile che queste narrazioni non costituiscano già più la molla principale dell’interesse nei confronti del sapere. Se la molla diviene la potenza, questo aspetto della didattica classica non è più pertinente. La domanda più o meno esplicita che si pongono lo studente aspirante professionista, lo Stato o l’istituzione di insegnamento superiore, non è più: è vero? ma: a che cosa serve? Nel contesto della mercificazione del sapere, tale domanda significa nella maggior parte dei casi: si può vendere? E, nel contesto dell’incremento di potenza; è efficace? Ebbene la formazione di una competenza performativa sembra essere sicuramente vendibile nelle condizione descritte in precedenza, ed è efficace per definizione. Ciò che non lo è più, è la competenza definita in base ad altri criteri, quali vero/falso, giusto/ingiusto, ecc., ed anche evidentemente la scarsa performatività in generale.
Si apre la vasta prospettiva di un vasto mercato per le competenze operative. I detentori di questo tipo di sapere saranno oggetto di offerte, se non la posta in gioco di politiche di seduzione. Da questo punto di vista non è la fine del sapere che si prospetta, tutto al contrario. L’Enciclopedia del domani sono le banche di dati. Esse eccedono la capacità di ogni utilizzatore. Rappresentano la “natura” per l’umanità postmoderna.

GB in “Guarda me cosa dicio” 10

18 febbraio 2021
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“Vintage! Vintage vuol dire che ho vinto.”

“Papà, non sei così felice che stiamo tutto il giorno insieme?” (quanto tempo ho per rispondere?)

Ha ideato una “scavasabbia a due vele elettrica”. Dice che è una nave da viaggio, come quella di Bud Spencer in Chi trova un amico trova un tesoro.

“Sapete come si chiama la mia lingua inventata? Oro Beige Galassia.”

“Lo vedi che gambe dritte ha questo personaggio? Non posso disegnarlo tutto perché è troppo lungo.”

“Questa cosa mi fa tanto ridere che sembra che non mi fa ridere.”

“Ho inventato altre due lingue: Liscio, in cui tutte le parole iniziano con “liscio” a parte quelle che iniziano con “schicco”; e Gnam Gnam, la cui sola parola è “gnam.”

“Sirac. Lo sai che significa? Sì ma non lo voglio, grazie.” (non s’è capito in quale tra le varie lingue)

“Ho fame.”
“Che vuoi Giò?”
“Ho tutte le cose da mangiare in testa, non so cosa scegliere.”

“Mamma, tu ci piaci da diciotto a trentamila tredici.” (non è plurale maiestatis, parla anche a nome del Papusko).

Canta “Non me ne pento mai”. Leggermente inquietante. (un’altra è “Non mi stanco mai” – ce ne siamo accorti)

“Giordano, si dice mangiare, non magnà. Magnà è un termine dialettale. Ogni tanto puoi pure dirlo, ma è meglio dire mangiare, no?”
“Ma nelle mie lingue, l’ Oro Beige galassia, il Liscio e lo Gnam, mangiare si dice magnà.”
Ok.

È in atto una lotta all’ultimo sangue (o capriccio) tra “cervello buono” e “cervello cattivo”. Chi vincerà?

“Quello lì è un cane da caccia, quell’altro è un cane d’amore.”

“Imparare a fare le cose fa bene.”

“Ginghio bè, ginghio bè, ginghio bò” (ad libitum)

Ex libris 377 (l’occasione fa l’uomo secco)

2 febbraio 2021

«La chiave di tutto è l’interconnessione» mi disse Epstein in una amabile chiacchierata il giorno dopo. «Si tratta di capire in che modo uomini e animali sono interconnessi». […] Non possiamo, continuò Epstein, indagare un nuovo patogeno o un ospite serbatoio come cose a sé stanti, isolati dal contesto. Il problema riguarda il contatto con gli esseri umani, le interazioni, le occasioni. «È lì che si nasconde il rischio di uno spillover».

La parola «occasioni» sarebbe risuonata più volte nella mezz’ora successiva. «Molti di questi virus, di questi patogeni che saltano dagli animali selvatici a quelli domestici o all’uomo, esistono in natura da tanto tempo». Non necessariamente causano malattie, e la loro evoluzione è avvenuta in parallelo a quella dei loro ospiti naturali nel corso di milioni di anni. Hanno raggiunto una sorta di compromesso, si replicano lentamente ma continuamente, si diffondono nella popolazione ospite senza dare segni della loro presenza: in altre parole godono di una certa prosperità a lungo termine rinunciando al successo immediato, cioè alla massima replicazione all’interno del singolo individuo. È una strategia che funziona. Ma quando noi turbiamo questo equilibrio agendo sulla specie ospite, che magari cacciamo o scacciamo dall’ecosistema, che viene compromesso o distrutto, ecco che le nostre azioni fanno aumentare il livello di rischio. «Ci sono più occasioni per il patogeno di fare il salto dall’ospite naturale a uno nuovo» mi disse Epstein. Il nuovo ospite può essere un animale qualunque (dai cavalli australiani agli zibetti cinesi), ma più spesso è l’uomo, perché siamo dappertutto e ci facciamo notare. Offriamo un mare di nuove possibilità.

GB in “Guarda me cosa dicio” 9

25 gennaio 2021
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“Sono così forte che se potessi volare nello spazio trasporterei la Terra.”

“Giochiamo a sasso-carta-vento-bocca-fagiolo-pasta?”

Lavando le mani: “Adesso l’acqua è un po’ più liscia.”

“Giordano, metti a posto la tua roba che fra un po’ arriva l’uomo delle finestre per prendere le misure.”
“No, non viene nessuno. Non esiste l’uomo delle finestre.”

Alla mamuska: “E meno male che ti dovevi dimagrire, ti sei finita una ciotolona di lenticchie, dai…”

È un classico, ma sempre bello, perché tocca a tutte le persone nuove che incontra: “Lo sai che ho la forza di Hulk? E sono veloce come FLASHHH!” (e parte)

“Voglio il mio scudo da testa.” (E niente, ha dovuto mangiare col casco indossato.)

Facendo la pista delle biglie: “Vabbengono due uscite.” (Il vabbengono ancora resiste alla normalizzazione linguistica, ci mancherà.)

“Tu sei un pianeta risucchia-rocce, io un comodino mordi-tutto.”

Ogni tanto spalanca gli occhi, fa una faccia buffa e proclama: “Ti sto ipnotizzando.”

GB che imita Poirot: “Sono stato così cieco…”

“Mi porti un’altra cosa attraente nel bicchiere?” (Mah.)

“Questo buco dell’oliva è l’occhio, e quest’altro più piccolo è il culo.”

“Giò, quando il salotto diventerà la tua camera, vogliamo dipingere le pareti?”
“Sì, color rosa carne.”

“Papà, mamma mi ha fatto rincoglionire la testa.” (Ecco fatto.)

“Mamma, posso dormire nel tuo letto?”
“Chiedi a tuo padre.”
“Papà, posso dormire nel letto con mamma? È per Cipcip, lui non ha mai dormito con lei, e vorrebbe tanto!”
(ecco il pettigiallo Cipcip, grande amico del pesciolino ermafrodito Salmastor)

Ex Libris 376 (fanculo alla società)

15 gennaio 2021

Sarei sceso in guerra contro la società, o forse mi sarei soltanto limitato a riprendere le ostilità. Mi dichiarai libero da ogni regola, eccetto quelle che io stesso avessi voluto accettare. E anche quelle le avrei mutate a mio piacere. Avrei afferrato tutto ciò che avessi desiderato. Avrei ripreso a essere quello che ero, ma con più determinazione. Un criminale. La mia scelta, il mio totale abbandono delle restrizioni sociali (a patto che la società non me le avesse imposte con la forza) era anche a mia verità. Altri avrebbero scelto di accrescere il più possibile il loro potere. Ma il crimine era il mio mondo, il luogo in cui mi sentivo a mio agio e non lacerato nel profondo. E sebbene si trattasse di una libera scelta, era anche destino. La società mi aveva reso quello che ero, e mi aveva creato; ma io andavo fiero della mia condizione. Se si rifiutavano di lasciarmi vivere in pace, non sarei stato certo io a volerlo. Nel corso di quell’ultima settimana di lotta ero stato da cani: un male psicologico. Fanculo alla società. Fanculo al suo gioco. E se anche le difficoltà erano molte, fanculo anche a quelle. Almeno avevo riconquistato l’integrità della mia anima, ero tornato a essere il solo responsabile della mia piccola zolla d’inferno per minuta che fosse, per confinata che fosse alla mia mente.

Red Haired Greetings

31 dicembre 2020

Siccome la Vale accusa l’Ale di stare sempre a sentire le sue cantantine rosce (trattasi di categoria ontologica, la roscità reale è accessoria), allora ne approfittiamo per dare i migliori auguri rosci per una buona uscita da questo calamitoso 2020:

Bic ci esorta a desiderare qualcosa di buono

Florence ci dice che i dog days sono finiti

Imogen prescrive menti senza paura

KT invita a passare attraverso il buio

Leslie a ricercare il piacere

Lykke a ballare ballare ballare

Natasha ha visto una luce

Neko (via gli Sparks) prega di non voltare mai le spalle a Madre Terra

Rachael ci incita a guardare l’orizzonte

Shara a essere coraggios*

Ex Libris 375 (vincere facile)

27 dicembre 2020

Un altro “sogno” era quello di fare, come Perry Mason, un film sulla carrozzella. Questo avrebbe esaltato la mia pigrizia. Sulla carrozzella, e anche sordomuto. Così non c’è da fare nessuna fatica. E il pubblico è anche ingenuo, pronto a dire: “Ma pensa! Sta sulla carrozzella, non parla, non ci sente – e abbiamo capito tutto!” E magari anche col rischio di prendere un Oscar. Anzi, due o tre: uno per la carrozzella, uno perché sordo, l’altro perché muto.
Non ce l’ho con questi che hanno vinto facendo personaggi del genere, per carità. Ma, insomma, la critica è molto sensibile a questo tipo di cose, d’infelicità.
E anche la carrozzella m’è mancata.

GB in “Guarda me cosa dicio” 8

20 dicembre 2020
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Guardando i pini sulla strada per Colleferro: “Da grande voglio studiare i pini e contare quanti sono in tutto il mondo.”

Canticchia “Quant’è dura la vita”. (Eh, sapessi…)

Giordano e il rock 1: Ascoltando i System of a Down.
GB: Mamma, ti piace questa musica?
Mamuska: Abbastanza, anche se preferisco l’hard rock.
GB: A me piace un mondo.

“Quanto è bella mamma? Tantissimo: è più bella dell’America, di tutte le città e di tutto il mondo. Soprattutto più bella dell’America, che ci stanno tanti cattivi.” Poi: “Sei bella, più bella dei pianeti, soprattutto il pianeta Terra, di tutto l’universo, e anche degli alieni.”

“GB, guarda che cielo.” “Sì, la bocca della terra sta sputando il cielo.”

Osservando le macchine piazzate a cavolo in piazza della Vittoria: “Guarda com’è parcheggiato bene quello… Ma dai, sono ironico!”

Giocando a battaglia navale: “Una volta sono io a fregare te, una volta sei tu a fregare me. Ma è più bello quando sono io a fregare te”.

GB: “La mia parte di tavolo è sporca.”
Mamuska: “E tu puliscila. Hai lo spruzzino, prendi una salvietta e vai.”
GB: “Non posso. Io sono il figlio e voi i genitori. Non voi i figli e io il vostro genitore!”

Giordano e il rock 2: Ascoltando i Teardrop Explodes: “La musica rock mi fa diventare forte. Supermuscoli di Hulk rock!”

“Facciamo che ci trasformiamo nella famiglia Gatti, però ci cambiano nome. Papà si chiama Hulkech, tu Nessuno e io Hulkech Flash Pirata.”

“Com’è bello andare a fare la spesa, soprattutto gli aranci. Com’è brutta la vita senza gli aranci, che fanno la spremuta.” (canzone del nuovo album “Cambiamo una cosa”)

“Tanto non mi sposo, resto a casa con voi.” (aiuto)

“Uffa. Sono il gatto più buono del mondo, ma nessun gatto mi adora.”

Giordano e il rock 3: Ascoltando gli Obituary: “Questa canzone mi fa ridere.”

GB: “Voglio andare a giocare in piazza.”
Papusko: “Pure…”
GB: “Abitanti della città, avete sentito? Ha detto pure…”

“Ho il cervello scombussolato.”

Ex Libris 374 (fantasticherie)

4 dicembre 2020

Foto del 29-01-20 alle 11.00

La fantasticheria affascinata – la più esclusiva e ossessionante di tutte – pare condurre lungo un cammino discendente, seguendo una sua specifica pesantezza, verso quelle regioni di frontiera in cui lo spirito si lascia inghiottire dal mondo, facendosi quasi integrare completamente in uno dei suoi regni. Ma esiste anche un altro tipo di fantasticheria, più rara, alla quale sono correlati altri privilegi, quasi sempre indice di una sensazione di libertà e spesso di fulminante ubiquità presente in tutti i più bei sogni di volo: una fantasticheria ascensionale che non tende a una finale indeterminatezza o a una certezza dell’elemento, bensì verso quella totale libertà associativa che è in grado di rimettere in discussione, senza sosta, significati e immagini: essa vive esclusivamente nella velocità, il suo tragitto d’elezione è il cortocircuito. Non appena se ne fa esperienza, lo spirito è abitato da una leggerezza irreale in cui risiede anche un sentimento di felicità che non assomiglia a nient’altro che a se stesso: come se un’infinita prospettiva di trapezi volanti dalle oscillazioni miracolosamente sincronizzate gli facesse danzare davanti tutti i possibili percorsi dell’aria. Una tale fantasticheria si risveglia più che altro in certi momenti d’eccezione, sospinta, propulsa, dal flusso di energia liberato dal riattivarsi, per tramite della memoria, di oggetti e paesaggi che in precedenza si erano colorati per noi di una violenta tonalità affettiva, come se la memoria stessa, nell’atto di resuscitarli, disponesse d’un tratto su di loro di un magico potere di fissione.

GB in “Guarda me cosa dicio” 7

18 novembre 2020
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Dubbi gibileschi: “Il cinghiale è parente del riccio?”

“Avete messo le cose velocissime nel carrello. Siete degli stracci fatici.” (sic, magari ha studiato Malinowski)

La discriminante temporale fondamentale: “Quando non c’era il coronavirus…”

“Attento a come cammini. I sampietrini neri sono bombe. Da quelli bianchi esce succo di mela.”

“Mica Van Gogh. Mica Van Gogh. Mica Van Gogh.” (ossessivamente, dopo aver ascoltato Caparezza)

“Voglio la musica rock. È musica rock questa? Allora alza.”

“Vero che i calabroni sono più grandi degli zombie?”

Guardando i Looney Tunes: “Papà, guarda il coyote, beep beep lo frega sempre.” “Già, povero coyote.” “No, povero beep beep, lui lo vuole mangiare.” Eh, effettivamente…

Si ripropone come testimonial: “Ikea, quanto sono contento di vederti.”

“Sono uno da notte perché ho gli occhi da gatto.”

Visto che ha gli occhi da gatto, bizzarre visioni gattesche serali: “Nando sembra un coccodrillo di acqua salata che sta migrando nell’Oceano Pacifico”.

Altre lezioni di anatomia: “Lo sai come va il cibo al cervello? Ci sono dei tubicini nei capelli che ce lo portano.”

“Mi ha colpito un cactus con la sua unica spina, si chiama cactus Solaspina.”

“Papà, mi è piaciuto tantissimo l’inizio del film di ieri, con quell’attrezzo.” L’attrezzo sarebbe il trapano magnetico, e il film Thief. Piccoli mannniani crescono.

“Papà, quanto sono bello? Te lo dico io: più della luce, anzi più delle stelle.”

Ex Libris 373 (10 opere)

9 novembre 2020

Foto del 22-01-20 alle 16.16

Conoscevo uno che sbagliava sempre le parole. Una volta voleva dire polipo, ha detto flauto.

Io e Squarcialupi siamo morti già da tre o quattro anni, ma è meglio che non si sappia in giro.

Tranne me e te, tutto il mondo è pieno di gente strana. E poi anche te sei un po’ strano.

Le donne s’innamoravano sempre di quello seduto vicino a lui.

Facevo una bella guzzata e poi dicevo: Qua bisogna brindare. Brindare a cosa? diceva l’Ester.

Bottazzi, gli ho scritto che volevo ammazzarmi, e m’ha risposto solo dopo due mesi.

È già un po’ di anni che non vedo più un uomo assorto nei suoi pensieri.

Si va all’inferno, però uno non lo sa. Continua a chiedersi: Sarò all’inferno?

C’era Pascoli che andava sempre ad abitare nei posti dove vicino c’era una vigna di Sangiovese.

Io non ci ho quasi mai ragione. E poi dico sempre delle balle.