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Ex Libris 330 (resistenza estetica)

11 novembre 2018

«[…] ogni sistema totalitario, non importa quanto severo, ha il suo underground. Due underground, anzi. C’è quello della resistenza politica e quello della sopravvivenza del bello e del dilettevole – cioè della salvaguardia dello spirito umano. Ti racconto una storia. Negli anni ’40 quando Parigi era occupata dai nazisti, un artista che si chiamava Marcel Carné fece un film. Le riprese le effettuò sulla Via dei Ladri, la vecchia via parigina dei teatri dove si poteva trovare di tutto, da Shakespeare agli spettacoli delle pulci, dall’opera lirica agli strip. Il film di Carné era ambientato nel passato e bisognò trovare centinaia di comparse in costumi ottocenteschi. Dovettero intervenire cavalli e carrozze e giocolieri e acrobati. il film venne fuori lungo più di tre ore. E Carné lo fece proprio sotto il nasco dei nazisti. È, quel film, un’affermazione della vita che dura tre ore nonché un esame dello strano e talora devastante magnetismo dell’amore. Romantico? Oh, tanto romantico da far sospirare un poster turistico, da far arrossire un sonetto. Però totalmente intransigente. È una celebrazione dello spirito umano e di tutti i suoi buffi, delicati e più grotteschi aspetti. E lo fece proprio nel bel mezzo dell’occupazione nazista: filmò una simile bellezza praticamente nel ventre della bestia. Lo chiamò Les Enfants du Paradis e passati quarant’anni commuove ancora le platee di tutto il mondo. Intendiamoci, non voglio toglier nulla alla resistenza francese. Le sue imprese coraggiose e i suoi sabotaggi minarono i tedeschi contribuendo al loro crollo. Ma in più di una maniera il film di Marcel Carné è stato più importante della resistenza armata. I partigiani forse hanno salvato la pelle a Parigi, Carné ne ha tenuto in vita l’anima.»

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These are the songs of my life: Jefferson’ Hymns Edition

7 novembre 2018

“When the truth is found to be lies and all the hope within you dies. Grace Slick. Marty Balin. Paul Kantner. Jorma Kaukonen. These are the members of the Airplane. Interesting.”

Il venerabile rabbino di A Serious Man, richiesto di un consulto, parafrasava Somebody to Love trasformandola in una cantilena sapienziale, prima di elencare i nomi della formazione quasi celassero una qualche superiore verità cabalistica.

Paul Kantner è volato via un paio d’anni fa (lo stesso giorno, in un clamoroso twist of fate, di Signe Toly Anderson, la cantante della prima formazione, destinata ad essere eclissata dall’arrivo di sua maestà Grace Slick); a Marty Balin è toccato un paio di mesi fa; Spencer Dryden se n’era già andato nel 2005.

Ma gli inni che i Jefferson, nelle loro molteplici incarnazioni, ci hanno donato, sono qui per restare, e ricordarci che, quando ci chiudiamo noi nostri sterili io, c’è sempre un we che aspetta di erompere in un canto di liberazione.

E allora, we can be together, we should be together.

Let’s go together right now.

We were like lovers in another lifetime.

We built this city, we built this city on rock an’ roll. (sì, anche questa, la supposta peggior canzone della storia, senza pudore)

Ex Libris 329 (ma in certi casi non è solo una sensazione)

28 ottobre 2018

Tra gli anni della nostra infanzia e quelli odierni c’è stata una profonda evoluzione del ruolo di genitore. La pedagogia è diventata sempre più accessibile, nelle scuole sono entrati gli psicologi, ci è stato spiegato che avere figli comporta responsabilità dalle mille sfaccettature. Non bastasse, a rendercelo noto, la nostra pratica quotidiana.

Presenza, ascolto, condivisione, interessamento, coinvolgimento, recupero della propria esperienza per porla al servizio del bambino, sono solo i primi fondamentali requisiti che vengono richiesti a noi genitori di oggi, con l’obiettivo principale di non commettere gli stessi errori di quelli di ieri, che si facevano meno domande e navigavano a vista. I nostri doveri, in certi momenti, ci appaiono così complessi da indurre la paranoia che sia impossibile assolverli per intero. Da qui le manie di controllo su ogni aspetto della vita dei figli, affinché nulla ci sfugga, compreso il loro rendimento scolastico. Di più: di fronte a un brutto voto, o a un ammonimento disciplinare, siamo noi a sentirci criticati nel nostro ruolo, come se le difficoltà scolastiche trovassero unica causa nella nostra disattenzione, o dicessero della nostra inadeguatezza. Se un insegnante rimprovera nostro figlio non ci stiamo, ci sentiamo sotto accusa, aggrediti, scoperti, indifesi.

Perché?

Perché i genitori che siamo contengono anche i bambini che siamo stati.

Perché abbiamo la sensazione che stiano cercando, di nuovo, di dare la colpa a noi.

Premio Nobel per la letteratura 2018

25 ottobre 2018

Datosi che quest’anno non si assegna il nobel per la letteratura perché su all’Accademia com’è noto hanno fatto un po’ casino con certe questioni di credibilità, abbiamo deciso di concerto e a blog unificati con l’amica Emma di assegnarlo noi. Non abbiamo un milioncino di euro da parte da smollare, però se il vincitore viene da noi gli prepariamo una buona cenetta veg e poi magari andiamo a mangiare un gelato a Frascati.

Quindi, il Premio Nobel per la letteratura 2018 va a Thomas Pynchon (tanto gli svedesi non glielo daranno mai, già son rimasti scottati con Dylan), per i nomi più geniali mai ammollati a personaggi di romanzo.*

Ciao Tommy, ti aspettiamo, all’aeroporto ci riconosci perché Vale porta questa maglietta. Tu mettiti il sacchetto in testa come nei Simpsons, così non ci sbagliamo.

* Nell’articolo mancano un paio dei nostri preferiti, come Japonica Fenway o Vyrva McElmo.

Ex Libris 328 (buchi)

21 ottobre 2018

Persecutore

– Bruno, quel tipo e tutti gli altri tipi di Camarillo erano convinti. Di che cosa, vuoi sapere? Non lo so, te lo giuro, ma erano convinti. Di quello che erano loro, suppongo, di quello che valevano, del loro diploma. No, non è proprio così. Alcuni erano modesti e non si reputavano infallibili. Ma persino il più modesto si sentiva sicuro. Ed era proprio quello che mi imbestialiva, Bruno, che si sentissero sicuri. Sicuri di che, dimmelo un poco, quando io, un povero diavolo con più accidenti del demonio sotto la pelle, avevo sufficiente coscienza per rendermi conto che tutto era come una gelatina, che tutto tremava attorno, che bastava solo osservarsi un poco, sentirsi un poco, tacere un poco, per scoprire buchi. Sulla porta, nel letto: buchi. Nella mano, nel giornale, nel tempo, nell’aria: tutto pieno di buchi, tutto una spugna, tutto come un colabrodo che scolandosi da sé… Ma loro erano la scienza americana, capisci, Bruno? Il camice li proteggeva dai buchi; non vedevano nulla, accettavano quello che gli altri avevano visto, s’immaginavano di star vedendo. E naturalmente non potevano vedere i buchi, ed erano perfettamente sicuri di se stessi, arciconvinti delle loro ricette, delle loro siringhe, della loro maledetta psicanalisi, dei loro non fumi e non beva… Ah, il giorno che potei farmi trasferire, salire in treno, guardare dal finestrino come tutto se ne andava all’indietro, si frantumava, non so se hai visto come il paesaggio si va facendo a pezzi quando lo guardi allontanarsi…

Rinnovare il mondo

19 ottobre 2018

Gunnar Bjönstrand ne Il posto delle fragole dice che è assurdo mettere al mondo bambini in un mondo come questo, più o meno. E penso che qualunque genitore responsabile si faccia questa domanda. In un mondo che sta andando verso gli 8 miliardi di popolazione umana. In un mondo dove ogni anno batte il precedente nell’infausta corsa al record del global warming. In un mondo dove fantasmi che parevano se non dissolti quantomeno arginati si riaffacciano in tutta la loro baldanza. In un mondo dove razzismo specismo sessismo omofobia ignoranza sprezzo del futuro dominano sovrani(sti)…

Eppure, proprio quel futuro cerchiamo di intravedere tramite GB, proprio su quel futuro vogliamo scommettere. Perché il futuro apre sul passato, come dice Rupert Sheldrake, e sul passato agisce in qualche modo, come il frutto agisce sul seme trascinandolo a sé.

Come lo vorremmo, questo futuro, se c’è? Come ciò che cercheremo di trasmettere a GB. Prima che un’educazione, un approccio alla vita: laico e aperto al mistero, rispettoso e passionale, postumanista e biocentrico, teso alla bellezza, perché è sempre la bellezza che fa per prima la rivoluzione.

Quanto più ricca è l’esperienza estetica di un individuo, quanto più sicuro è il suo gusto, tanto più netta sarà la sua scelta morale e tanto più libero – anche se non necessariamente più felice – sarà lui stesso.

Lo diceva Brodskij, nel suo discorso del Nobel.

Intanto quando GB sorride e urla di entusiasmo, inventa parole e manda baci, gioca e balla, scopre e collega, ma anche quando si incazza e ci fa incazzare, ricarica di energia questo stanco mondo. E tutto acquista un senso nuovo.

Ex Libris 327 (perché io *non* valgo)

7 ottobre 2018

Appena attribuisci a un uomo una certa grandezza ed importanza, ne fai un mostro. Basta attribuire questo a noi stessi e siamo perduti: non esiste più alcuna tranquillità né chiarezza di vita né impavidità davanti alla morte. Applico questa tendenza a me stesso: a me è dato il bisogno di pensare, di esprimere dei pensieri, di scrivere e conformare in qualche modo la mia vita alle mie idee (ciò che faccio molto male) e dunque per quanto i miei pensieri fissati sulla carta sembrino importanti a me e agli altri uomini – microbi -, sono in realtà così importanti come la segala che abbiamo fatto crescere o come l’aver allevato un gatto. Sento che appena mi sono attribuito un significato più grande che a un acero o a un melo che ha dato il suo frutto, ho perduto la calma, la gioia della vita, la rassegnazione davanti alla morte.

GB legge

6 ottobre 2018

Non è per vantarci (cioè, un po’ sì effettivamente), ma a noi dovrebbero farci testimonial di Nati per leggere.

Abbiamo iniziato a leggere a GB quando stava nella pancia da 4/5 mesi. Vale ci è andata subito giù pesante, come da programma, propinando al feto l’obbligatorio Pasticciaccio, nonché L’incanto del lotto 49. Ale si è attenuto a cose più child oriented tipo Gli amici della foresta, un Longanesi d’epoca pescato tempo fa in una bancarella.

Quando poi il non-nolano è spuntato fuori, abbiamo proseguito le letture tutte le sante sere prima della nanna, grazie ai libri comprati, a quelli generosamente donati da amic* o presi in biblioteca. Partendo dai basic per poi complessificare pian piano seguendo la sua crescita.

GB è stato un habitué della biblio di Colleferro fin dalla solita pancia, poi quando lo portavamo in fascia, e a poco a poco è diventato un beniamino delle bibliotecarie Candida e Dianora (oltre a leggere, adesso, le sue attività preferite nelle nostre visite ogni due settimane sono il farsi mettere dei video “mamm mamm” – ergo di macchine – sul computer di Dianora, e scorrazzare tra gli scaffali col carrello portalibri buttando dentro tomi a caso).

Cosicché, quando stava per compiere un anno ci hanno proposto: “Beh, visto che prendete tanti libri per lui, dovrebbe avere una sua tessera personale.” Così GB è diventato il più giovane tesserato della biblioteca. L’altro giorno per curiosità abbiamo chiesto quanti libri avessimo preso in questi due anni, e ci hanno stampato un corposo elenco di 18 pagine per 160 titoli, che parte da Quattro animali e un buco e finisce momentaneamente con La mamma.

Oltre a quelli che a botte di 7 alla volta preleviamo in quel di Colleferro e agli altri di casa, il nostro anarco-insurrezionalista personale pretende la lettura, ormai a qualsiasi ora, di una serie regalatagli dai nonni paterni, con lettere e numeri abbinati ad animali, per la gioia di Vale che li apprezza (coff coff) moltissimo*.

Comunque, non siamo qui alla ricerca di record. Noi speriamo soprattutto di trasmettergli la passione per quegli oggetti cartacei che contengono parole, immagini, mondi infiniti.

 

(* diciamo che vi risparmio la recensione, NdVale)

Ex Libris 326 (e non c’erano i social)

30 settembre 2018

F.S. L’attuale successo – o forse non così attuale – della letteratura argentina non le pare un po’ “fabbricato”?

J.L.B. Probabilmente ha influito il fatto che ora la letteratura è commerciale mentre prima non lo era. Ossia, il fatto che ora si parli di bestseller, che influisca la moda (cosa che prima non avveniva). Ricordo che, quando iniziai a scrivere, non pensavamo mai al successo o al fallimento di un libro. Quello che ora si chiama successo, a quei tempi non esisteva. E quello che si chiama fallimento, si dava per scontato. Si scriveva per se stessi e, forse, come diceva Stevenson, per un piccolo gruppo di amici. Invece ora si pensa alla vendita; so che ci sono scrittori che annunciano pubblicamente di essere arrivati alla quinta, alla sesta o alla settima edizione, e di aver guadagnato molto: queste cose sarebbero parse del tutto ridicole quando io ero giovane. O, per meglio dire, più che ridicole sarebbero sembrate incredibili. Si sarebbe pensato che uno scrittore che parla di quanto guadagna con i suoi libri, lo faccia come per dire: “Io so che quello che scrivo è brutto, ma lo faccio per ragioni commerciali, o perché devo mantenere la mia famiglia.” Quindi vedo questo atteggiamento quasi come una forma di modestia. O di mera stupidità.

Della pigrizia

27 settembre 2018

Alzi la mano chi non ha almeno un amico o un’amica pigra. Che se lo dicono da soli, eh? “Io sono pigro di qua, io sono pigra di là.”

Ne ho sentiti diversi, di questi amici, fare la fatidica confessione, e anzi portarla su altri livelli: “Altro che pigro, signori miei, nessuno è pigro come me, sono campione rionale anzi quasi mondiale di pigrizia”. Ma come: i pigri doc, mica si mettono a fare classifiche, gli viene il mal di testa al solo pensiero. Sono invece come Lucio Battisti, che quando vide Zucchero in concerto, tutto sudato, concitato, scarmigliato, se ne uscì più o meno: “Oh, ma chi glie lo fa fare di agitarsi così, sai che fatica…”

Ultimamente questa storia della pigrizia l’ha tirata fuori una cara amica. Una che si sveglia presto, tutte le sante mattine; che ha una partita iva e lavora da casa; oltre al suo lavoro autonomo massacrato dalle tasse e sempre sull’orlo della vacanza saltata collabora con diverse riviste, oltre a redigere un seguitissimo blog; fa consulenze, corsi, incontri; si prepara il pane e lo yogurt e non ho idea di quanto altro da sola; coltiva orti e scrive di orti, di autoproduzione, di downshifting, e ora ha anche trovato il tempo di autoprodursi un ennesimo libro (come il selfpublishing ma senza amazon a tener la baracca sul groppone). E questa sarebbe per caso una persona pigra?

Ma io manco mi ci metto, a competere. Troppo sbattimento, non scherziamo.

(Una persona davvero pigra la riconosci perché parte che vorrebbe fare un post pensoso, corposo, filosofico sulla pigrizia, e finisce per scrivere una roba tipo quella qui sopra.)

Ex Libris 325 (è inutile)

23 settembre 2018

Mussolini purtroppo disse bene: «Governare gli italiani non è difficile, è inutile». Sono certo che prima o poi ci sarà un risveglio delle coscienze, perché, dopo averci incautamente ridotto con le pezze al culo, ci sarà un crollo abominevole di questo governo. Ma non ho molta fiducia che dalla società civile possa rinascere qualcosa. Ma quale società civile! Io vedo una mutazione genetica nel paese, al punto che mi chiedo se l’Italia non sia stata conquistata dai marziani. In alcuni film di fantascienza ci sono degli alieni dalle sembianze umane. Ecco, sembrano umani ma non lo sono. Tutto quello che sento dire dal signor ministro dell’Interno è assolutamente vomitevole. L’idea di chiudere i porti è un’infamia, l’idea di dire alla Guardia costiera: «Se ricevete un Sos rispondete: “rivolgetevi a Tripoli”» è un’altra infamia. E infatti il comandante della Guardia costiera ha dichiarato con grande civiltà: «Noi risponderemo a qualsiasi Sos».

E il fatto che siano proprio queste infamie a far aumentare il consenso del governo mostra quello che il nostro paese è. L’Italia sta rivelando il suo vero volto: è sempre stato un paese razzista, sempre, l’ho scritto diverse volte. Negli anni Sessanta ho visto coi miei occhi a Torino i cartelli «Non si affitta a meridionali». Che cos’è un Italiano? Prima di tutto un razzista, e poi un fascista con una visione limitata del mondo.

Cronachette dal colpo della strega

21 settembre 2018

Qualche conseguenza dello stare bloccati a letto 6 giorni di fila dopo che la suddetta ti ha castigato con la sua witchcraftica potenza lombare:

1) Strani sogni: in testa quello in cui su una rivista di arredamento leggevo un servizio sulla casa di Mal dei Primitives, posizionata scenograficamente su un sito archeologico da qualche parte al nord; dal servizio venivamo catapultati dentro l’appartamento, dove stava per svolgersi una festa di capodanno che iniziava proprio con una canzone del suddetto, salvo poi spostarsi in territorio Ambrogio Sparagna.

2) Reminiscenze cinefile: ogni volta che dovevo sternutire, con conseguente fitta al fondoschiena, pensavo a quella splendida scena de I duellanti in cui Keith Carradine, convalescente e fasciato dopo uno degli scontri con Harvey Keitel, si ritrova alle prese con lo stesso doloroso problema.

3) Possibilità impreviste: tipo essere alfine in grado di esaudire un vecchio desiderio, ovvero rileggere di fila tutto Corto Maltese. A tal proposito, la mia “triplette” di preferiti della serie: Sogno di un mattino di mezzo inverno (ep.16, 1972); Corte Sconta detta Arcana (ep. 23, 1974-’77); Le elvetiche: Rosa Alchemica (ep.28, 1987).

4) Pericoli felini: soprattutto da Nando, che gode a saltarmi sopra quando sto a letto, con grande affetto, ma nell’occasione con effetti collaterali da urlo.

5) Visioni decentrate: spizzare uno spicchio di cielo nella porta-finestra in fondo alla camera, struggendomi per quello che mi stavo perdendo: fuori la tarda estate garantiva alcune delle sue giornate più belle di nuvole sole e dolci brezze.

6) Riflessioni ponderate: l’ho sempre pensato e lo ribadisco: tra le tante fregature di noi umani, una delle peggiori è la posizione eretta, altro che conquista: maledetta evoluzione.

Ex Libris 324 (gattonando)

9 settembre 2018

A quattro zampe

Tutto è legato a una questione
di postura: nulla saprà degli animali
l’uomo eretto, dominus sprezzante
e onnipotente, mentre l’infante
che gattona a quattro zampe
vedrà la stessa scena, annuserà
gli stessi odori, spartirà
con loro inediti sapori.

L’unica chance offerta all’uomo
eretto è di sdraiarsi a terra:
osservando le stelle assieme agli animali,
magari scorderà di essere
una macchina di sopraffazione e guerra.

Animale totem

7 settembre 2018

Credo di aver finalmente scoperto il mio animale totem.

Quella cosa che uno vorrebbe pensare a robe fighe tipo i felini, il lupo, perché non un cervo (o una cerva, i potteriani mi capiranno), un maestoso volatile di qualche tipo, the Crow, l’aquila che veglia dalle cime, il condor? O una fulva, guizzante e furbissima volpe? Un selvaggio cavallo mai domo? Ntz, il mio animale totem è il calabrone.

Sono incazzose ma solo se hanno fame, sarebbero tendenzialmente pigre se non fosse per il pungolo ormonale (infatti una volta che cessa il pungolo, addio nido*) e sono sorde. Sordissime.

Che culo, eh?

* Funziona che, una volta che la povera regina inizia a deporre meno uova e a emettere meno ormoni, le operaie prendono e l’ammazzano. Così. E quindi senza ormoni che le condizionano a prendersi cura del nido e delle larve, va tutto a catafascio. Smettono di nutrire le larve, che muoiono di fame, e si decompongono direttamente nelle loro celle, appestando tutto perché nemmeno si preoccupano di pulire, né di riparare i danni. Mi mettono tristezza queste operaie sopravvissute, che sentono la fine avvicinarsi, che non hanno più una guida, uno scopo, il nido nella totale anarchia e la ricerca affannosa di cibo, per resistere un giorno in più, ancora ventiquattro ore, ancora i raggi del sole a scaldare le ali. Ancora una volta prima del grande buio. Per questo mi dispiace sempre, vederle qui intorno sperdute, mi dispiace farle fuori, anche se è proprio ora che si incattiviscono di più. È perché sanno che stanno morendo. Ciao calabroni, ciao.

Ex Libris 323 (come un primate di nostra conoscenza…)

26 agosto 2018

Quand’ero piccola e vivevo nel Maryland, il passero domestico era considerato un uccello “cattivo”. Non solo molesto, bellicoso e invadente, ma anche aggressivo, famigerato perché infastidiva e scacciava gli uccelli “buoni”: le rondini, per esempio, o i pettirossi, o gli scriccioli, e specialmente gli azzurrini.

[…]

Il passero domestico può essere a ragione etichettato come un teppista, un topastro con le piume, un esserino decisamente pernicioso e un assassino. Ma qualunque cosa se ne dica, quest’uccello resta un superbo invasore, abilissimo nell’insediarsi ovunque vada o quasi. Delle trentanove introduzioni di passero domestico conosciute, trentatré sono state un successo.