La battaglia campale della Vale contro il Correttore Automatico pareva in stallo.
Lei continuava a fare il suo lavoro: scriveva i pezzi in word, corregeva i refusi, specificava di non modificare niente; il Perfido Correttore, da parte sua, faceva il proprio, di sporco lavoro: inseriva altri refusi, modificava le parole perché quelle usate dalla Vale non le conosceva, scambiava le minuscole e le maisucole.
La Vale continuava con pervicacia degna di miglior causa a chiedere al caporedattore di non toccare gli articoli, il capo continuava beatamente a fare quello che faceva.
Ma una domenica di pioggia l’ennesima violenza refusistica fece traboccare il vaso. La Vale aveva scritto, tanto per cambiare, la cronaca in diretta di una partita assai importante: la capolista del torneo parrocchiale aveva perso contro l’ultima in classifica, e di conseguenza i secondi erano passati in testa.
Quando ebbe tra le mani il giornale constatò con orrore che tutti i verbi erano al passato remoto.
La Vale furiosa andò dritta dal caporedattore:
«Ti avevo detto di non usare il correttore… hai rovinato l’articolo.»
«Quale correttore? I verbi li ho corretti io.»
La Vale tacque qualche istante.
«Così è meglio, no?», fiero.

Così finì l’avventura di Vale cronista  sportiva.