Un memorabile incontro di Ale, propiziato dalla benemerita Trenitalia (sempre sia lordata).

Scena: treno Roma-Colleferro, qualche sera fa.
Una ventina di minuti prima della partenza. Carrozza vuota, eccezion fatta per il sottoscritto. Cuffie dell’i-pod alle orecchie. Sul sedile accanto, questo libro.
Entra un ragazzo, debitamente piercingato, sbircia il volume.

Boy
Oh, Jeff Buckley. Mitico! Ahò, uno che te fa na versione de Hallelujah come lui, deve stà nell’Olimpo. Pure er padre era bravo, eh?, però faceva roba un po’ più tipo folk, no?, alla lunga du palle. Jeff invece, je l’ammollava de brutto.
Ahò, stamattina me sò svejiato co Space Oddity. “Graund control tu megior Tom…” Cazzo, nun riesco a levammela dalla testa. Spazziale.
Però, Jeff, mannaggia, quanno vai a fatte er bagno, portate li braccioli. Seconno me s’era fatto quarcosa dai, nun se po’. Che dici, biondo? Ma poi chi lo sa com’è andata, se scoprirà che non era vero niente, tipo Brian Jones. Bon Scott invece se sa. Te lo ricordi Bon Scott?
Però pure adesso gli AC/DC: cazzarola, Angus Young c’ha 50 anni sonati e n’energia che me la sogno…
Senti bello, stò fori casa co la mi regazza, non è che c’avresti un euro?
Grazie, ciao. Grande!

Ehi: rock’n’roll!