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GB in “Guarda me cosa dicio” 10

18 febbraio 2021
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“Vintage! Vintage vuol dire che ho vinto.”

“Papà, non sei così felice che stiamo tutto il giorno insieme?” (quanto tempo ho per rispondere?)

Ha ideato una “scavasabbia a due vele elettrica”. Dice che è una nave da viaggio, come quella di Bud Spencer in Chi trova un amico trova un tesoro.

“Sapete come si chiama la mia lingua inventata? Oro Beige Galassia.”

“Lo vedi che gambe dritte ha questo personaggio? Non posso disegnarlo tutto perché è troppo lungo.”

“Questa cosa mi fa tanto ridere che sembra che non mi fa ridere.”

“Ho inventato altre due lingue: Liscio, in cui tutte le parole iniziano con “liscio” a parte quelle che iniziano con “schicco”; e Gnam Gnam, la cui sola parola è “gnam.”

“Sirac. Lo sai che significa? Sì ma non lo voglio, grazie.” (non s’è capito in quale tra le varie lingue)

“Ho fame.”
“Che vuoi Giò?”
“Ho tutte le cose da mangiare in testa, non so cosa scegliere.”

“Mamma, tu ci piaci da diciotto a trentamila tredici.” (non è plurale maiestatis, parla anche a nome del Papusko).

Canta “Non me ne pento mai”. Leggermente inquietante. (un’altra è “Non mi stanco mai” – ce ne siamo accorti)

“Giordano, si dice mangiare, non magnà. Magnà è un termine dialettale. Ogni tanto puoi pure dirlo, ma è meglio dire mangiare, no?”
“Ma nelle mie lingue, l’ Oro Beige galassia, il Liscio e lo Gnam, mangiare si dice magnà.”
Ok.

È in atto una lotta all’ultimo sangue (o capriccio) tra “cervello buono” e “cervello cattivo”. Chi vincerà?

“Quello lì è un cane da caccia, quell’altro è un cane d’amore.”

“Imparare a fare le cose fa bene.”

“Ginghio bè, ginghio bè, ginghio bò” (ad libitum)

Ex libris 377 (l’occasione fa l’uomo secco)

2 febbraio 2021

«La chiave di tutto è l’interconnessione» mi disse Epstein in una amabile chiacchierata il giorno dopo. «Si tratta di capire in che modo uomini e animali sono interconnessi». […] Non possiamo, continuò Epstein, indagare un nuovo patogeno o un ospite serbatoio come cose a sé stanti, isolati dal contesto. Il problema riguarda il contatto con gli esseri umani, le interazioni, le occasioni. «È lì che si nasconde il rischio di uno spillover».

La parola «occasioni» sarebbe risuonata più volte nella mezz’ora successiva. «Molti di questi virus, di questi patogeni che saltano dagli animali selvatici a quelli domestici o all’uomo, esistono in natura da tanto tempo». Non necessariamente causano malattie, e la loro evoluzione è avvenuta in parallelo a quella dei loro ospiti naturali nel corso di milioni di anni. Hanno raggiunto una sorta di compromesso, si replicano lentamente ma continuamente, si diffondono nella popolazione ospite senza dare segni della loro presenza: in altre parole godono di una certa prosperità a lungo termine rinunciando al successo immediato, cioè alla massima replicazione all’interno del singolo individuo. È una strategia che funziona. Ma quando noi turbiamo questo equilibrio agendo sulla specie ospite, che magari cacciamo o scacciamo dall’ecosistema, che viene compromesso o distrutto, ecco che le nostre azioni fanno aumentare il livello di rischio. «Ci sono più occasioni per il patogeno di fare il salto dall’ospite naturale a uno nuovo» mi disse Epstein. Il nuovo ospite può essere un animale qualunque (dai cavalli australiani agli zibetti cinesi), ma più spesso è l’uomo, perché siamo dappertutto e ci facciamo notare. Offriamo un mare di nuove possibilità.

GB in “Guarda me cosa dicio” 9

25 gennaio 2021
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“Sono così forte che se potessi volare nello spazio trasporterei la Terra.”

“Giochiamo a sasso-carta-vento-bocca-fagiolo-pasta?”

Lavando le mani: “Adesso l’acqua è un po’ più liscia.”

“Giordano, metti a posto la tua roba che fra un po’ arriva l’uomo delle finestre per prendere le misure.”
“No, non viene nessuno. Non esiste l’uomo delle finestre.”

Alla mamuska: “E meno male che ti dovevi dimagrire, ti sei finita una ciotolona di lenticchie, dai…”

È un classico, ma sempre bello, perché tocca a tutte le persone nuove che incontra: “Lo sai che ho la forza di Hulk? E sono veloce come FLASHHH!” (e parte)

“Voglio il mio scudo da testa.” (E niente, ha dovuto mangiare col casco indossato.)

Facendo la pista delle biglie: “Vabbengono due uscite.” (Il vabbengono ancora resiste alla normalizzazione linguistica, ci mancherà.)

“Tu sei un pianeta risucchia-rocce, io un comodino mordi-tutto.”

Ogni tanto spalanca gli occhi, fa una faccia buffa e proclama: “Ti sto ipnotizzando.”

GB che imita Poirot: “Sono stato così cieco…”

“Mi porti un’altra cosa attraente nel bicchiere?” (Mah.)

“Questo buco dell’oliva è l’occhio, e quest’altro più piccolo è il culo.”

“Giò, quando il salotto diventerà la tua camera, vogliamo dipingere le pareti?”
“Sì, color rosa carne.”

“Papà, mamma mi ha fatto rincoglionire la testa.” (Ecco fatto.)

“Mamma, posso dormire nel tuo letto?”
“Chiedi a tuo padre.”
“Papà, posso dormire nel letto con mamma? È per Cipcip, lui non ha mai dormito con lei, e vorrebbe tanto!”
(ecco il pettigiallo Cipcip, grande amico del pesciolino ermafrodito Salmastor)

Ex Libris 376 (fanculo alla società)

15 gennaio 2021

Sarei sceso in guerra contro la società, o forse mi sarei soltanto limitato a riprendere le ostilità. Mi dichiarai libero da ogni regola, eccetto quelle che io stesso avessi voluto accettare. E anche quelle le avrei mutate a mio piacere. Avrei afferrato tutto ciò che avessi desiderato. Avrei ripreso a essere quello che ero, ma con più determinazione. Un criminale. La mia scelta, il mio totale abbandono delle restrizioni sociali (a patto che la società non me le avesse imposte con la forza) era anche a mia verità. Altri avrebbero scelto di accrescere il più possibile il loro potere. Ma il crimine era il mio mondo, il luogo in cui mi sentivo a mio agio e non lacerato nel profondo. E sebbene si trattasse di una libera scelta, era anche destino. La società mi aveva reso quello che ero, e mi aveva creato; ma io andavo fiero della mia condizione. Se si rifiutavano di lasciarmi vivere in pace, non sarei stato certo io a volerlo. Nel corso di quell’ultima settimana di lotta ero stato da cani: un male psicologico. Fanculo alla società. Fanculo al suo gioco. E se anche le difficoltà erano molte, fanculo anche a quelle. Almeno avevo riconquistato l’integrità della mia anima, ero tornato a essere il solo responsabile della mia piccola zolla d’inferno per minuta che fosse, per confinata che fosse alla mia mente.

Red Haired Greetings

31 dicembre 2020

Siccome la Vale accusa l’Ale di stare sempre a sentire le sue cantantine rosce (trattasi di categoria ontologica, la roscità reale è accessoria), allora ne approfittiamo per dare i migliori auguri rosci per una buona uscita da questo calamitoso 2020:

Bic ci esorta a desiderare qualcosa di buono

Florence ci dice che i dog days sono finiti

Imogen prescrive menti senza paura

KT invita a passare attraverso il buio

Leslie a ricercare il piacere

Lykke a ballare ballare ballare

Natasha ha visto una luce

Neko (via gli Sparks) prega di non voltare mai le spalle a Madre Terra

Rachael ci incita a guardare l’orizzonte

Shara a essere coraggios*

Ex Libris 375 (vincere facile)

27 dicembre 2020

Un altro “sogno” era quello di fare, come Perry Mason, un film sulla carrozzella. Questo avrebbe esaltato la mia pigrizia. Sulla carrozzella, e anche sordomuto. Così non c’è da fare nessuna fatica. E il pubblico è anche ingenuo, pronto a dire: “Ma pensa! Sta sulla carrozzella, non parla, non ci sente – e abbiamo capito tutto!” E magari anche col rischio di prendere un Oscar. Anzi, due o tre: uno per la carrozzella, uno perché sordo, l’altro perché muto.
Non ce l’ho con questi che hanno vinto facendo personaggi del genere, per carità. Ma, insomma, la critica è molto sensibile a questo tipo di cose, d’infelicità.
E anche la carrozzella m’è mancata.

GB in “Guarda me cosa dicio” 8

20 dicembre 2020
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Guardando i pini sulla strada per Colleferro: “Da grande voglio studiare i pini e contare quanti sono in tutto il mondo.”

Canticchia “Quant’è dura la vita”. (Eh, sapessi…)

Giordano e il rock 1: Ascoltando i System of a Down.
GB: Mamma, ti piace questa musica?
Mamuska: Abbastanza, anche se preferisco l’hard rock.
GB: A me piace un mondo.

“Quanto è bella mamma? Tantissimo: è più bella dell’America, di tutte le città e di tutto il mondo. Soprattutto più bella dell’America, che ci stanno tanti cattivi.” Poi: “Sei bella, più bella dei pianeti, soprattutto il pianeta Terra, di tutto l’universo, e anche degli alieni.”

“GB, guarda che cielo.” “Sì, la bocca della terra sta sputando il cielo.”

Osservando le macchine piazzate a cavolo in piazza della Vittoria: “Guarda com’è parcheggiato bene quello… Ma dai, sono ironico!”

Giocando a battaglia navale: “Una volta sono io a fregare te, una volta sei tu a fregare me. Ma è più bello quando sono io a fregare te”.

GB: “La mia parte di tavolo è sporca.”
Mamuska: “E tu puliscila. Hai lo spruzzino, prendi una salvietta e vai.”
GB: “Non posso. Io sono il figlio e voi i genitori. Non voi i figli e io il vostro genitore!”

Giordano e il rock 2: Ascoltando i Teardrop Explodes: “La musica rock mi fa diventare forte. Supermuscoli di Hulk rock!”

“Facciamo che ci trasformiamo nella famiglia Gatti, però ci cambiano nome. Papà si chiama Hulkech, tu Nessuno e io Hulkech Flash Pirata.”

“Com’è bello andare a fare la spesa, soprattutto gli aranci. Com’è brutta la vita senza gli aranci, che fanno la spremuta.” (canzone del nuovo album “Cambiamo una cosa”)

“Tanto non mi sposo, resto a casa con voi.” (aiuto)

“Uffa. Sono il gatto più buono del mondo, ma nessun gatto mi adora.”

Giordano e il rock 3: Ascoltando gli Obituary: “Questa canzone mi fa ridere.”

GB: “Voglio andare a giocare in piazza.”
Papusko: “Pure…”
GB: “Abitanti della città, avete sentito? Ha detto pure…”

“Ho il cervello scombussolato.”

Ex Libris 374 (fantasticherie)

4 dicembre 2020

Foto del 29-01-20 alle 11.00

La fantasticheria affascinata – la più esclusiva e ossessionante di tutte – pare condurre lungo un cammino discendente, seguendo una sua specifica pesantezza, verso quelle regioni di frontiera in cui lo spirito si lascia inghiottire dal mondo, facendosi quasi integrare completamente in uno dei suoi regni. Ma esiste anche un altro tipo di fantasticheria, più rara, alla quale sono correlati altri privilegi, quasi sempre indice di una sensazione di libertà e spesso di fulminante ubiquità presente in tutti i più bei sogni di volo: una fantasticheria ascensionale che non tende a una finale indeterminatezza o a una certezza dell’elemento, bensì verso quella totale libertà associativa che è in grado di rimettere in discussione, senza sosta, significati e immagini: essa vive esclusivamente nella velocità, il suo tragitto d’elezione è il cortocircuito. Non appena se ne fa esperienza, lo spirito è abitato da una leggerezza irreale in cui risiede anche un sentimento di felicità che non assomiglia a nient’altro che a se stesso: come se un’infinita prospettiva di trapezi volanti dalle oscillazioni miracolosamente sincronizzate gli facesse danzare davanti tutti i possibili percorsi dell’aria. Una tale fantasticheria si risveglia più che altro in certi momenti d’eccezione, sospinta, propulsa, dal flusso di energia liberato dal riattivarsi, per tramite della memoria, di oggetti e paesaggi che in precedenza si erano colorati per noi di una violenta tonalità affettiva, come se la memoria stessa, nell’atto di resuscitarli, disponesse d’un tratto su di loro di un magico potere di fissione.

GB in “Guarda me cosa dicio” 7

18 novembre 2020
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Dubbi gibileschi: “Il cinghiale è parente del riccio?”

“Avete messo le cose velocissime nel carrello. Siete degli stracci fatici.” (sic, magari ha studiato Malinowski)

La discriminante temporale fondamentale: “Quando non c’era il coronavirus…”

“Attento a come cammini. I sampietrini neri sono bombe. Da quelli bianchi esce succo di mela.”

“Mica Van Gogh. Mica Van Gogh. Mica Van Gogh.” (ossessivamente, dopo aver ascoltato Caparezza)

“Voglio la musica rock. È musica rock questa? Allora alza.”

“Vero che i calabroni sono più grandi degli zombie?”

Guardando i Looney Tunes: “Papà, guarda il coyote, beep beep lo frega sempre.” “Già, povero coyote.” “No, povero beep beep, lui lo vuole mangiare.” Eh, effettivamente…

Si ripropone come testimonial: “Ikea, quanto sono contento di vederti.”

“Sono uno da notte perché ho gli occhi da gatto.”

Visto che ha gli occhi da gatto, bizzarre visioni gattesche serali: “Nando sembra un coccodrillo di acqua salata che sta migrando nell’Oceano Pacifico”.

Altre lezioni di anatomia: “Lo sai come va il cibo al cervello? Ci sono dei tubicini nei capelli che ce lo portano.”

“Mi ha colpito un cactus con la sua unica spina, si chiama cactus Solaspina.”

“Papà, mi è piaciuto tantissimo l’inizio del film di ieri, con quell’attrezzo.” L’attrezzo sarebbe il trapano magnetico, e il film Thief. Piccoli mannniani crescono.

“Papà, quanto sono bello? Te lo dico io: più della luce, anzi più delle stelle.”

Ex Libris 373 (10 opere)

9 novembre 2020

Foto del 22-01-20 alle 16.16

Conoscevo uno che sbagliava sempre le parole. Una volta voleva dire polipo, ha detto flauto.

Io e Squarcialupi siamo morti già da tre o quattro anni, ma è meglio che non si sappia in giro.

Tranne me e te, tutto il mondo è pieno di gente strana. E poi anche te sei un po’ strano.

Le donne s’innamoravano sempre di quello seduto vicino a lui.

Facevo una bella guzzata e poi dicevo: Qua bisogna brindare. Brindare a cosa? diceva l’Ester.

Bottazzi, gli ho scritto che volevo ammazzarmi, e m’ha risposto solo dopo due mesi.

È già un po’ di anni che non vedo più un uomo assorto nei suoi pensieri.

Si va all’inferno, però uno non lo sa. Continua a chiedersi: Sarò all’inferno?

C’era Pascoli che andava sempre ad abitare nei posti dove vicino c’era una vigna di Sangiovese.

Io non ci ho quasi mai ragione. E poi dico sempre delle balle.

 

 

Qualcosa che proprio fa schifo

23 ottobre 2020

Insomma, a voi non capita?

Se solo ti occupi, anche marginalmente, anche solo come passatempo (magari dopo una malattia del piffero di cui forse vi scrivo, forse no), insomma, se ti interessi di ambiente è matematico: prima o poi arrivano. Loro, i mangiavermi.

In effetti Giordano continua a chiedermi vermi da mangiare. Temo che non sia ciò che intendono gli esperti dell’alimentazione sostenibile, però.

Oh, per carità, le tradizioni, e non si deve giudicare e tutto il resto, sono d’accordo (cioè no, non lo sono, altrimenti non avrei scritto questo post) ma a uno viene naturale chiedersi… ma le proteine vegetali fanno davvero proprio così tanto schifo? L’ultima che ho visto: può il consumo di cicale risolvere il problema della sostenibilità dei cibi proteici? Non mi sono fermata a leggere, insomma, non è che mi interessi molto.

Cicale americane, attente! Ve se vonno magna’!

Se uno è tanto in malafede da proporre di mangiare vermi e insetti piuttosto che pensare a un bel succulento e saporito beyond burger, non ci perdo nemmeno tempo. Che poi lo dico da vegana per etica. Non ho certo smesso di mangiar carne perché non mi piaceva!

E niente. Invece di sovvenzionare la ricerca sulla produzione in laboratorio (tipo che in questo modo – per esempio – azzardo – non smetteremmo di mangiare carne, ma eviteremmo tutte le cose brutte che ci sono intorno? No, eh?) questi continuano a parlare di insetti. Tanto io sono vegana, sticazzi, avrò sempre il beyond burger. Del resto si sa che noi veg mangiamo solo roba che fa schifo, no?

Io che leggo gli articoli sulla sostenibilità alimentare.

Ex Libris 372 (etica è estetica)

19 ottobre 2020

Foto del 22-01-20 alle 12.13

Oggi, nel ricco e mai sazio Occidente, la massa ha accesso a una sovrabbondanza di beni di consumo quotidiano, a una quantità senza precedenti di beni strumentali (commodities: automobili, elettrodomestici ecc.) a una quantità praticamente inesauribile di svaghi (entertainments: televisione, Internet e..). Ma non ha quasi più accesso alla bellezza. Se hanno un senso le nostre considerazioni sul bisogno umano di sinergia tra etica ed estetica, diventa necessario domandarsi: la moderna inaccessibilità della bellezza non può essere fra i responsabili della diffusa indifferenza verso la giustizia?
Da ogni parte si lamenta la mancanza di valori e di ideali della massa. Lamentarsi, però, sottintende che valori e ideali ancora esistano e siano proponibili. Ma si possono diffondere valori etici senza i loro fratelli estetici e ideali di giustizia senza rispetto per la bellezza, o questo stesso fatto sarebbe già di per sé un’ingiustizia? I problemi più squisitamente moderni, più urgenti, più drammaticamente globali come la degenerazione dell’ambiente, la scomparsa rapida e definitiva di infinite specie animali e vegetali, l’etnocidio di culture non occidentali povere di produttività economica ma ricchissime di tradizioni, fanno pensare che i veri drammi siano tornati a essere unitari, etici ed estetici insieme: chi non vede la bellezza che va sempre perduta non raggiunge il cuore dell’ingiustizia e, quindi, manca della consapevolezza necessaria per affrontarla.

GB in “Guarda me cosa dicio” 7

7 ottobre 2020

“Lo sai qual’è lo strumento che mi piace di più? I piatti!”

Lezioni di anatomia: Tubicini: “Lo sai che per fare entrare il cibo nei capelli ci sono dei tubicini della misura dei capelli? Nella barba uguale.” Successive ricerche hanno appurato che: “Lo sai come va il cibo al cervello? Ci sono dei tubicini nei capelli che ce lo portano.”

Lezioni di anatomia 2: “Sento dal tubo che va dalla pancia al cervello che è piena.”Variante: “Il ginocchio ha detto che la pancia è piena.” Quanto allo stomaco: “Le cose che non mi piacciono nello stomaco diventano rosse, quelle che mi piacciono diventano verdi.”

Lezioni di anatomia 3 (attenzione, linguaggio esplicito): “Le chiappe contengono la cacca che non va nel culo, e le palle contengono la pipì che non va nel pisello. Sono chiuse – le chiappe e le palle – e c’è un meccanismo che fa scendere la cacca e la pipì al culo e al pisello. C’è un martello che spinge e un pulsante rosso che fa aprire le chiappe…” (erano anche implicati un filo e una pinza, ma lì ci siamo persi)

“Chi arriva prima al letto è un porcospino.”

D’altronde: “No, non mi piace dormire, sono ancora pieno di energia. Io sono quello che sta più sveglio.”

Quando fa facepalm esclamando “Non ci posso credere!”, non sai se vuoi baciarlo o strozzarlo.

Andando al campo estivo canta una canzone: “Alla fine del confine non c’è niente/ solo delle rocce appuntite/appuntite, appuntite…”

Muro (interpretato da GB): “Che fai con la mano?” GB: “Mi sto pulendo su di te.” Muro: “Non è per niente bello quello che fai.” GB: “E invece sì.”

Una chiamata dal bagno: “Papààà! Ti è cascato il pulisciculo.”

“Mi piace giocare con tutte le cose uccidesche.”

La frase più spesso rivolta a GB: “Ciao bella.” La risposta canonica: “Sono maschio.”

Visto che gli piacciono così tanto i mischioni, durante un’aperitivo sul lago gli abbiamo detto che da grande potrebbe fare il barman, applicando così la sua fantasia combinatoria ai cocktail. Di risposta ha detto che vuole creare il bar Al lancio, con 50, 100, 200 bersagli per le freccette, uno per ogni cliente. Darts paradise, insomma.

“Giochiamo a ‘Valentino Rossi è bruttissimo’: chi lo dice si prende un’ascia in testa”. (fisse misteriose nate da una maglietta)

“Voglio guardarmi allo specchio… Che bello che sono. Papà, quanto sono bello? Te lo dico io: più della luce, anzi più delle stelle.”” (Narciso, chi era costui?)

Ex Libris 371 (spazio in me)

24 settembre 2020

Neppure i miei sogni sono popolati come dovrebbero.
C’è più solitudine che folle e schiamazzo.
Vi capita a volte qualcuno morto da tempo.
Una singola mano scuote la maniglia.
La casa vuota si amplia di annessi dell’eco.
Dalla soglia corro giù nella valle
silenziosa, come di nessuno, già anacronistica.

Da dove venga ancora questo spazio in me – non so.

30 anni di paradiso e sogno

17 settembre 2020

30 anni fa, 17 settembre 1990, usciva Heaven or Las Vegas.

Era registrato al September Sound, la vecchia tana sul Tamigi di Pete Townshend così ribattezzata dai Cocteau Twins in onore della nascita di Lucy Belle, figlia di Robin e Liz, l’anno prima, 17 settembre 1989 (auguri anche a lei).

Un senso vibrante di gioia, la malinconica gioia settembrina, circola incessante nel suono di HoLV, che si è lasciato ormai dietro ogni oscurità gothic e lancia nell’aria infinite spirali opalescenti.

Da Cherry-Coloured Funk a Frou-Frou Foxes in Midsummer Fires è come se ci si squadernasse alle orecchie una bibbia del dream pop, con quell’incredibile epicentro della title track e di I Wear Your Ring, una discesa e riascesa a dimensioni eteriche di cui solo i CT conoscevano il segreto.

Don’t feel damned between the sunrise and sunset…

Just dream.