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Ex Libris 152 (propaganda)

14 settembre 2014

Alla corte

La Camera della cultura del Reich era un’organizzazione ombrello che comprendeva sette Camere distinte: belle arti, musica, teatro, letteratura, stampa, radio e cinema. Tutti coloro che lavoravano in uno qualsiasi di questi campi, non solo gli artisti, ma anche gli editori, i produttori, i fabbricanti di apparecchi radio e così via, erano tenuti a far parte della rispettiva Camera, che aveva il diritto di espellere i membri o rifiutare l0ro l’ammissione per “inaffidabilità politica”. Questa espressione deliberatamente imprecisa implicava che perfino coloro che erano solo tiepidamente entusiasti nei confronti del nazionalsocialismo, o che offendevano gli uomini dell’apparato alla direzione delle Camere, foss’anche con una battuta sconsiderata, potevano essere privati del diritto di esercitare la professione che si erano scelti.
L’emigrazione di scrittori, artisti, musicisti e pensatori, iniziata in precedenza, quell’anno si trasformò in una marea montante, guidata dal vincitore del premio Nobel Thomas Mann. Alcuni dei nomi più illustri della Germania partirono per Parigi, Londra, New York, Hollywood, ciascuno di essi un monito vivente contro il regime nazista. Goebbels fece del suo meglio per arginare quel flusso, affermando che non era sua intenzione “indagare per scoprire ideologie”, e che il governo voleva soltanto “essere il buon patrono dell’arte e della cultura tedesca” mettendo fine al “dilettantismo privo di sentimento e di sensibilità di un esercito di incompetenti” e sradicando “filisteismo” e “arretratezza reazionaria”. “Solo mani consacrate” dichiarò “hanno il diritto di servire all’altare dell’arte. Qualche nome prestigioso fu persuaso dalle sue parole reboanti e rimase: tra gli altri, il direttore d’orchestra Wilhelm Furtwängler, i compositori Richard Strauss e Paul Hindemith, il pianista Walter Gieseking, il poeta Gottfried Benn e il drammaturgo Gehrart Hauptmann, un altro premio Nobel. La maggioranza, tuttavia, si rese conto che il ministero del Controllo del pensiero di Goebbels era diventato realtà e che i suoi tentacoli si allungavano in ogni angolo della vita tedesca. William Shirer osservò, e in seguito annotò, quanto fosse diventato efficace:

Nessuno, se non è vissuto per anni in un paese totalitario, può rendersi conto di quanto sia difficile sfuggire alle paurose conseguenza della propaganda ben studiata e incessante di un regime. Spesso, in una casa o in un ufficio tedesco, e talvolta durante una conversazione occasionale con uno sconosciuto al ristorante, in una birreria o in un caffè, mi è capitato di trovarmi di fronte alle asserzioni più strane da parte di persone apparentemente istruite e intelligenti. Era chiaro che esse stavano ripetendo automaticamente qualche assurdità sentita alla radio o letta nei giornali. Qualche volta si cedeva alla tentazione di farlo notare, ma si era accolti in questo caso da un tale sguardo di incredulità, da una tale reazione di silenzio (come se si fosse bestemmiato contro l’Onnipotente) che si capiva quanto fosse inutile perfino tentare di prendere contatto con una mente ormai deformata, per la quale la realtà delle cose era divenuta quella che Hitler e Goebbels, cinicamente incuranti della verità, indicavano come tale.

I don’t want to say goodbye (Daniza)

11 settembre 2014

Una grande canzone di Grace Slick, che più volte abbiamo citato, oggi ci viene da dedicarla a chi si può immaginare. E ci viene da dire che lo sappiamo, la proviamo sulla nostra pelle la rabbia, che in questi momenti tende a traboccare, e a ragione. Ma la questione è ampia, è filosofica e politica, è ecologia ed etica. E crogiolarsi nell’invettiva è solo fare un favore a chi ritiene che ecologisti, antispecisti e Co. siano una bizzarra compagnia di matti, di catastrofisti, di “anime belle” che dovrebbero imparare a stare al mondo. Laddove sono le persone che invece più ragionano, quotidianamente, dolorosamente, su temi che dovrebbero essere patrimonio di tutti. E allora che la ragione si allei al sentimento, contro la narcosi collettiva, per cambiare davvero la mentalità antropocentrica dominante, per imparare un nuovo modo di stare in questo mondo, con rispetto e cura, umiltà e intelligenza.

He lives all alone but the bamboo forest knows him
Now his land is taken by man he’s got nowhere left to go
When he used to roam through all of China’s mountains
It was his home the only place he knows

He was born on the mountain’s Eastern side
Where the sun brings the morning to the sky
In the snow the human hunters hide
A shot is heard but no one hears him cry

Oh, panda bear, my gentle friend
I don’t want to say goodbye
Oh, panda bear, when will the killing end?
When will we see the light?

He can feel the night, the last sunset is in his eyes
They will carry him away, take his beauty for their prize
Ah, but hunger would have come when the bamboo forest died

Oh, panda bear, you can’t seem to win
No matter how hard you try
Oh, panda bear, my gentle friend
I don’t want to say goodbye

Now his body lies on the mountain’s Western side
He was sold to a man whose money has no pride
Shining fur traded for gold but the price is too high
His kind is almost gone he wants to survive

He was born on the mountain’s Eastern side
Where the sun brings the morning to the sky
If we will try to share that morning light
We will find that we all have the right to life

Oh, panda bear, my gentle friend
I don’t want to say goodbye
Oh, panda bear, when will the killing end?
When will we get it right? Panda

Ps. I cavalieri del benaltrismo sono ovviamente partiti alla carica, coi classici giochi al “ti indigni per questo ma non per quello”, o “vale più una vita che un’altra” (trappola logica micidiale, frame concettuale agghiacciante). Un buon esempio è questo, che per fortuna ha avuto già una buona risposta. E deo gratias, visto che sono stati tirati in ballo femminismi e femminicidi (perché, questo cos’è stato, alla fine?), c’è chi non ragiona per compartimenti stagni e contrapposizioni sterili che valgono solo ad ammazzare pensiero ed azione tesi al cambiamento (il ragionare per gerarchie di supremazia morale, di catalogazioni per importanza impedisce di percepire ciò che unisce le ingiustizie), c’è chi si accorge che tutto è collegato, in questo mondo di sopraffazione e dominio, e o si lotta a 360 gradi, avendo il coraggio di abbandonare il vecchio concetto di umanesimo e articolando un’idea radicale e nuova di umanità, che riscopre organicamente la sua componente animale, o si parte sconfitti. Segnaliamo due articoli, al riguardo, uno su Womenoclock, l’altro della sempre efficace Feminoska su Intersezioni.

Le traduzioni estemporanee 2

10 settembre 2014

Personaggi: Vale, Ale e Moka
Ambiente: ingresso

Moka: mmmmmaaaaaaaadre! Madre mia, quanto tempo! Madre, mi siete mancata, madre, perché mi abbandonate così spesso, perché mi lasciate solo tutto questo tempo?
Vale: ma siamo stati fuori nemmeno due giorni, suvvia…
Moka: o mmmmadre, quanto vi amo, mi siete mancata! Sono stato tanto solo!
Vale: solo, ora! Ci sono i tuoi fratelli.
Moka: e così tanto tempo, madre! Tutto questo tempo senza dar vostre notizie! E voi, padre? Quanto vi ho pensato, padre mio!
Ale: ciao Mokuzzo. Ora mangi.
Moka: ma cosa importa? L’importante è che i miei cari genitori siano finalmente di nuovo con me, insieme, come una famiglia!

Ex Libris 151 (far parlare il proprio uomo di musica, che gli piace tanto)

7 settembre 2014

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«Che cos’è questa musica? Mi fa venire in mente la sindrome premestruale.»

«Schönberg. La musica dodecafonica è stata molto criticata proprio per questa ragione: la gente sosteneva che esprimesse rabbia, ma poco altro.»

«E quello che cos’era? Mozart? Haydn?» domandava Alice, e Peter rispondeva che no, era Beethoven, il primo Beethoven, però, profondamente influenzato da Haydn. Quando lei scambiò Mahler per Wagner, lui le spiegò che Wagner era il dio di Mahler.

Alice divenne più intrepida e chiese perché La donna senz’ombra non contenesse neanche un valzer. Lui le parlò dei diversi Strauss. Una volta, quando Peter le chiese se avesse voglia di ascoltare I troiani di Berlioz, lei rispose «Oh, sì», perché le piaceva molto quella cosa sui pescatori di ostriche cantata da tre uomini in quell’altra opera di Berlioz. E Peter si limitò a scuotere il capo e a rispondere che, no, quello era il duetto dai Pescatori di perle, ed era di Bizet, non di Berlioz.

«Oops!» esclamò Alice. Ma Peter era felice che lei ricordasse il duetto di Bizet e l’aveva già messo sul giradischi.

EB is Here to Stay

3 settembre 2014

Cogliamo l’occasione del ritorno alla base per segnalarvi lo sbarco sul web del sitarello a lungo atteso della nostra cara amica Emma Berenyi. Sì, ok, al momento poco c’è, a parte qualche bella illustrazione di Isabella (ops), ma per chi volesse si trova almeno un raccontino di meta-presentazione della scrittrice in questione. Altro, poco a poco, verrà.

Pausa estiva

22 agosto 2014

E non state a lamentarvi che non abbiamo avuto l’estate!

Comunque noi andiamo in quel di Badi.

I gatti staranno bene.

Tipico gatto badese

Tipico gatto badese

Le traduzioni estemporanee – la saga

20 agosto 2014

Volume uno – la compagnia del balcone

Personaggi: Hermione, Vale, Ale
Ambiente: ballatoio di Ale e Vale, balcone della Stronza, la via di fronte ai due balconi (ad altezza di quello della stronza). Vale e sul ballatoio, Ale sulla via, Hermione sul balcone.

(Vale agita la latta delle crocchette)
Ale: Tesora, dai, su, salta
Hermione: aiuto! Papà!
Ale: Salta, dai!
Hermione: ho tanta paura!
Ale: dai, salta, non fare storie, su… sali sulla ringhiera, brava…
Hermione: è troppo alto.
Ale: per arrivare là però hai saltato.
Hermione: passo dalla porta. Apriiiiite!
Ale: e no, non ti apre nessuno! Devi saltare.
Hermione: oh, come sono disperata! Papà, non mi abbandonare!
Ale: Sono qui! Dai salta!
Hermione: no, è troppo lontano!
Ale: come, a casa fai dei salti da record…
Hermione: aiutooooooo!
Ale: vabbeh, senti, se vuoi salta, io vado. (torna giù verso casa)
Hermione: ehi! Aiuto! C’è nessuno? Aiuto! Sono bloccata! Ehiiii! E ho pure fame!
Vale: Hermione, scema, devi saltare!

Volume due – il canto della gatta solitaria

Personaggi: Hermione, Vale
Ambiente: ballatoio di Vale, via, balcone

Hermione: ehiiii! Papà mi ha abbandonato, non è possibile. Se n’è andato davvero… E ora?
Vale: salta, gatta scemissima!
(Hermione salta, senza tante storie, e senza melodrammi, dal balcone alla via. Si guarda intorno, e scende)
Vale: oh, brava, ora vieni a casa.
(Ale arriva, ma di Hermi non ci sono tracce. Vale si riaffaccia. Hermione è su un pianerottolo della via, tutta sconsolata)
Hermione: oh, povera gatta, oh, per sempre sola, oh, come farò? E poi ho fame. Ma soprattutto vorrei rivedere mio padre. Anche solo per un giorno, per un momento. Oh, quanto mi manchi, padre! Perché mi hai abbandonata? La tua figlia prediletta! Cosa farò? Come vivrò ora?
Vale: ma fai poche storie e torna a casa!

Volume tre – il felino viaggio verso casa

Personaggi: Vale, Hermione, altri gatti.
Ambiente: via

(Vale è uscita, e va a prendere Hermione, con la latta delle crocchette. La agita per chiamarla)
Hermione: madre!
Vale: coraggio, vieni da me!
Hermione: madre! Ho fame!
Vale: e vieni qui!
Hermione: uhm, non so se mi fido.
Vale: o qui, o niente crocchette.
Hermione: forse un assaggiaaaaaaAAAAAAAH! (Vale la prende per la collottola)
Vale: e ora a casa.
Hermione: e lasciami! Lasciamiiiii! Aaaaaah, sono una gatta adulta e vaccinata!
Vale: zitta, stiamo tornando a casa.
Hermione: che ci fanno loro con te?
Vale: lo sai bene che come mi muovo ho un codazzo di gatti dietro.
Hermione: grrrr, cacciali via! Viaaaaa!
Vale: piantala. E voi, venite via! Quella è la pappa di quei gattini lì, voi ciccioni avete già mangiato. VIA!
(gli altri gatti, riluttanti, seguono Vale fino a casa. Hermione finalmente cena. Vale impreca fra i denti.)

Epilogo:

Personaggi: Ale e Vale
Ambiente: soggiorno

Ale: la famosa furbizia dei gatti.
Vale: già.

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