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Risvegli (prematuri)

27 gennaio 2012

Dovrebbe esserci una parola per descrivere la sensazione: svegliarsi quando ancora non è tempo di scrostare il corpo dalle lenzuola (perché ci si è dimenticati la sveglia accesa, perché un gatto decide di farsi una passeggiatina notturna, o qualche rumore esterno supera i doppi vetri), guardare l’ora, girarsi dall’altra parte e ronf.

Io la ricordo al suo massimo ai tempi della scuola, quando magari la mattinata presentava qualche linea di febbre, non tanta da ottundere completamente i sensi, ma abbastanza da consigliare uno-due giorni di riposo. Una delle forme terrene della felicità, invero.

Quanto ai risvegli cinematografici, ne ho una serie chiara in mente, per me insuperabile nella messa in scena del sinuoso languore del momento: quella di À la verticale de l’été di Tran Anh Hung, accompagnata da Arab Strap o Lou Reed. Li trovate qui, qui, qui, qui,

Febbre Verde

26 gennaio 2012
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La casa era una delle più basse, una di quelle col panorama migliore.
Se ti piace questo genere di vista.
Le montagne si chinavano ad arco sul paese.
Avanti.
Le foreste inverdivano la luce obliqua del sole.
Avanti.
Piccole farfalle bianche volteggiavano scendendo fra gli alberi, come solitari fiocchi di neve che avessero perso la strada per l’inverno.
Quell’inverno che poteva anche non arrivare, mai più.

These are the songs of my life: Murphy’s Edition

25 gennaio 2012

Se un tempo mi avvesero chiesto che voce avrei voluto rubare, e impiantarmi nell’ugola, avrei detto la sua.

Avrei voluto sprofondare in feste lunatiche, specchiarmi in specchi oscuri, svegliarmi da sogni di signali distanti.

The Voice. Lui sì, altro che storie.

 

Gnocchetti alle melanzane

24 gennaio 2012

Continuo a riportare qualche vecchia ricetta, in attesa che mi torni la voglia di cucinare, ma soprattutto di (tentare di) fotografare i piatti preparati.

Questa l’ho fatta un giorno in cui avevo delle melanzane e non sapevo che fare di me né di loro.

Ingredienti:

  • Una melanzana lessata e frullata
  • 200 gr di farina tipo 1 (o 2 o integrale)
  • due cucchiai di fecola di patate
  • un cucchiaino di sale
  • un bicchiere di acqua

Procedimento:

Amalgamare bene il tutto e formare gli gnocchetti. Lessarli in acqua bollente una decina di minuti e scolare. Nel Vorarlberg li condiscono con burro fuso e cipolla, io ho usato mezzo porro tagliato a rondelle.

Percy (ricordando)

23 gennaio 2012
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Se n’è voluto andare.
Via, lontano da me.
Ha scelto un’altra strada, un’altra casa, un altro letto su cui acciambellarsi, altre gambe da strusciare.
Ma se così va bene per lui, anche per me va bene.
Nonostante l’abbia curato, nonostante l’abbia accolto quando ne aveva bisogno…
Gatti… Matti.

Ex Libris 14 (disegni)

21 gennaio 2012

«La storia», dice, «sembra finire così: la donna disegna la morte del suo amato e lo uccide. Perché disegnando poteva far accadere davvero le cose in quel  mondo che non è il nostro».

«E che però esiste».

«Sì, esiste. Così dice il libro. E ogni tanto il mondo degli uomini e quello dei demoni possono incontrarsi, grazie a creature speciali come la donna innamorata.»

?

20 gennaio 2012

Monferrato

o Montefeltro?


Lago di Vico


o di Corbara?

Prima spara, poi chiedi

19 gennaio 2012

A Radio 3 ieri, in occasione dell’uscita di un libro inchiesta, hanno parlato di Re Cecconi.

Luciano Re Cecconi, centrocampista della Lazio, dal 1972 al 1977. Il 18 gennaio del ’77 accompagna un compagno di squadra e un altro amico a Collina Fleming, in una gioielleria. Gli viene in mente di fare uno scherzo, si alza il bavero del cappotto, infila una mano in tasca a mimare una pistola e dice le fatidiche parole: “Questa è una rapina”. Il gioielliere ha estratto una pistola vera e ha sparato. Lui è morto dicendo “era solo uno scherzo”.

Così mi raccontava l’episodio mio padre, tifoso laziale.

Il gioielliere fu processato e assolto per “legittima difesa putativa“.

Se questi (fino a prova contraria) sono i fatti, Luciano è stato stupido, niente da dire. Non occorre essere fan del poliziottesco per sapere il clima di quegli anni. Ma del resto non c’è niente, assolutamente niente che giustifichi il negoziante. È una cosa ovvia da scrivere, lo so. Lo sapevo perfino prima di ieri, mentre ascoltavo l’intervista all’autore del libro, che ha dato una versione dei fatti diversa da quella ufficiale.

Quel negoziante portava una pistola carica, con proiettili incamiciati, nella cinta dei pantaloni. E lui, Re Cecconi, non ha nemmeno avuto il tempo di dirla, la famosa frase, “questa è una rapina”, perché quello lì, il negoziante, appena lo ha visto ha spostato la signora che stava servendo, ha estratto la pistola e ha sparato.

Riflessi alla Django, mira alla Ringo.

Anche di questo vorrei parlare in Sacrofumo.

These are the songs of my life: First Times Edition

18 gennaio 2012

Ho iniziato come tutti, penso, quelli della mia generazione, a fine Anni 70, coi 45 giri di cartoni animati e serie tv che infilavo nel mio mangiadischi arancione d’ordinanza. Dove siano finiti dischi e mangiadischi è un bel mistero. Ma per sintetizzare il periodo un qualche classico degli Oliver Onions ci sta a puntino.

Poi, con doppio salto mortale, sono passato alla musica classica, o scritta, o come la volete chiamare. Solo qualche anno dopo mi sovvenne alla coscienza un principio di interesse per il pop “adulto”. Mi rivedo il sabato pomeriggio a sentire l’hit parade (dischi caldi e top ten) su Radio 2. Ai piani alti poteva esserci lei.

Ma è con il 1984 che decido alfine di applicarmi seriamente ai contemporanei. E’ il momento d’oro del new cool, e la prima musicassetta pop da me acquistata è Diamond Life. Portavo pure nel portafogli una fotina di Sade ritagliata da qualche “Tv Sorrisi e Canzoni”. La mia preferita dell’album era(è) questa.

Dopo un po’ decisi che era il momento di passare dal mangianastri a un vero stereo con giradischi. Ero in fase di scoperta della storia del rock, e non a caso il primo 33 giri su cui misi le mani fu un’antologia degli Who, che iniziava con My Generation e finiva con You Better, You Bet.

Di musica in radio, a parte le classifiche, sentivo poco, fino a quando, un qualche giorno dell’agosto 1990 mi imbattei in Radio Rock (oggi è solo e unicamente questa), che tanto mi avrebbe insegnato e fatto scoprire. Quel giorno, uscì dalle casse una cosa del genere, e mi si schiusero mondi.

Al cd passai decisamente in ritardo, ben dentro gli Anni 90, e qui già non rimembro più il mio Numero 1, segno che i tempi stavano cambiando, fuori e dentro. Di sicuro però, tra i primi dischetti incamerati c’era questo, e all’impeto controllato di Something’s Always Wrong son rimasto sempre legato.

Entrando nel regno della musica liquida e digitale, tutto si frantuma e confonde, e ciò che è più vicino pare più lontano. Nel 2004 ho preso il mio primo iPod, ma non ho idea di quale sia il primo mp3 che abbia ospitato. Per salutare il domani, linko una delle mie canzoni preferite di questi tempi, e buonasera.

 

 

 

Jeanseria

17 gennaio 2012
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Madre: “Stai bene con quei jeans.”
Vale: “Grazie, me lo avevi detto, infatti.”
Madre: o.o “Quando? Mai visti, quei jeans lì.”
Vale: “Ma se me li hai dati tu!”
Madre: “Io? Non mi ricordo.”
Vale: “Erano di quell’amica tua che compra la roba per tenerla nell’armadio.”
Madre: “Quella non la vedo da un anno!”
Vale: -.-’ “Infatti i jeans me li hai dati l’anno scorso…”

Che altro c’è da dire?

16 gennaio 2012

Ciao maestro.

Salutaci Franco.

Ex Libris 13 (Le Grand Hotel Abyme Magique)

15 gennaio 2012

Il XX secolo è stato indubbiamente un periodo terrificante della storia dell’umanità – Leonard Bernstein lo definì “il secolo della morte” – ma la prossimità all’orrore non obbliga l’artista a farne il proprio tema fondamentale. Theodor Adorno, che aiutò Mann a scrivere i brani sulla musica del Doctor Faustus, considerava antitetici il modernismo e il kitsch, ma persino lui ammise che il modernismo può produrre una propria varietà di kitsch – un melodramma della difficoltà che degenera facilmente in una specia di obsoleta angoscia adolescenziale. Gyorgy Lukacs, nella sua critica ad Adorno, fece notare che il filosofo alloggiava in un “Grand Hotel Abisso”, dalla cui sicurezza estetizzante contemplava l’agonia dell’uomo come se fosse una veduta alpina.

Ex Libris 12 (vedere)

14 gennaio 2012

Nel documentario resta qualcosa di vergine, di sorgivo e di non migratorio, qualcosa che il codice linguistico di cui ci serviamo non riesce a tradurre pienamente: un irrimediabile atto del vedere, senza reti di protezione.

Valli

13 gennaio 2012


Itria?
Orcia?
Nerina?
Limentra?

(l’ultima viene da qui)

Vitagatta – teletrasporto

12 gennaio 2012
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Inizio a pensare che Nando sappia teletrasportarsi in giro.

Me lo ritrovo in braccio senza sapere come ci è finito.

Lo copro col plaid, se dorme sulle gambe di Ale, e dopo cinque secondi lo vedo nell’identica posizione, sopra il plaid stesso.

Vado casualmente in cucina ad aprire lo sportello della credenza, ed eccolo a due centimetri dal naso… ma non stava in camera?


Et voilà: Nando the magician in una delle sue pose icastiche.

These are the songs of my life: Pan Edition

11 gennaio 2012

Come with me on a journey
Beneath the skin
Come with me on a journey
Under the skin
We will look together
For the Pan within

From the olden days
And up through all the years
From Arcadia to the stone fields of Inisheer
Some say the gods are just a myth
But guess who I’ve been dancing with
The great god Pan is alive

Quiche agli ortaggi

10 gennaio 2012

Questa tortina salata l’ho fatta per il capodanno di uno o due anni fa.

Viene da un librone dedicato solo agli antipasti (quello che uscì con Repubblica qualche anno fa).

Ingredienti:

  • 250 gr di pasta sfoglia
  • 500 gr di verdure (fagiolini, carote, zucchine e porro)
  • 250 ml di panna
  • un cucchiaio di fecola di patate
  • una noce di burro per gli stampini
  • sale e pepe

Procedimento:

Pulite le verdure, tagliatele a listarelle e sbollentatele separatamente in acqua salata per un paio di minuti. Scolate e tenete da parte.

Stendete la pasta sfoglia e ricavatene 12 disci di 8 cm di diametro circa, spalmate gli stampini col burro e foderateli con le sfoglie. Bucherellate con i rebbi di una forchetta e distribuiteci gli ortaggi.

Sbattete brevemente la panna con la fecola, il tempo di scioglierla tutta, e versatela sulle quiche. Aggiustate di sale e pepe.

Fate cuocere in forno già caldo a 180° per una ventina di minuti. Servite subito, che fredde non rendono.

Ps: sì, lo so, la foto è brutta.

A Week End with Edgar, Clint & Michael

9 gennaio 2012

Ci siam concessi un fine settimana di schietto stampo hooveriano.

Con la visione di J. Edgar, ultimo fascicolo della Storia fantasmatica d’America a puntate secondo Clint.

Con la (doppia) revisione di Public Enemies, che già teneva in nuce l’altro, con gli sguardi furtivi tra pubblico e privato di Hoover e Tolson.

Mondi che si scontrano: se da un verso è sempre rinfrancante confrontarsi col periodare terso e ambiguo al tempo di Eastwood, dall’altro, non c’è niente da fare – la sublimazione dell’immagine allo stato gassoso operata da Mann ha un effetto di meravigliosa tossicità, e  – dopo, intorno – sembra che non possa regnare altro, nell’impero dei sensi.

I flashback di J. Edgar celebrano le esequie di un secolo, le fiammate dei Tommy Gun di Public Enemies illuminano il futuro del cinema.

Ex Libris 11 (New World)

8 gennaio 2012

“Ai tempi di Colombo, il progetto di Dio d’Eclissarsi fu chiaro a tutti… con la tremenda consapevolezza di esser sempre più abbandonati alle nostre scelte. Di conseguenza per secoli l’America è stata occultata, come lo son certi Oggetti di Conoscenza. Solo di quando in quando a eletti individui eran permesse Occhiate al Nuovo Mondo… Mai Narratori a cui altri avessero probabilità di credere… figuri che mangiavan carne umana e fornicavano con gli Spettri dei loro Morti, assassini e Pirati latitanti, monaci su Barche di pergamena fatte di Pagine ricopiate del Libro di Giona cucite insieme, pescatori troppe Notti fuori porto, e Fuggiaschi fuor di senno da navigare a Ovest. Tutte quistioni su quanto diventa Visibile, e quando. La Rivelazione esiste di Fatto… e prosegue, con l’andar del Tempo. [...] E tuttavia… il Segreto restò tale finché non fu scelto di svelarlo. E’ stato negato a tutti quelli ch’eran giunti in America per trovarvi Ricchezza, Asilo e Avventura. Questo ‘Nuovo Mondo’ fu sempre un segreto Oggetto di Conoscenza… destinato a venire studiato con la medesima dedizione che richiederebbe la Cabala Ebraica. Le Forme della terra, lo scorrer delle acque, l’accadere di quanti usavano chiamare Miracoli, son tutti un Testo… da spiegare, manipolare, leggere, tenere a mente.”

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