Chi legge i romanzi di Lilian Jackson Braun sa che Koko, il simpatico co-protagonista (insieme alla tenera Yum Yum) dei suoi gialli, ama la lettura.

Koko ogni sera, invariabilmente, tira giù un libro dalle librerie di Qwill, il suo corpulento umano, che provvede a leggere ad alta voce, per la gioia dei due siamesi.

Ora è successo che uno dei quattro puzzoni (ma escluderei Emily) abbia tirato giù un libro, in mia assenza purtroppo, sicché non posso ringraziarlo.

Sì, perché – sebbene avessi vaghe e remote intenzioni di leggere l’autore di quel libro, non avevo idea del momento in qui sarebbe avvenuto. Trovando il libro in terra invece ho pensato, “Toh, uno dei puzzoni vuole suggerirmi qualcosa”.

Questa ovviamente è una mia fantasticheria, al massimo i puzzoni possono suggerirmi che “la ciotola è vuota, e vedi di provvedere, vecchia mia”…

Però io ho letto ugualmente il libro.

Si tratta di tre racconti di Gustav Meyrink raccolti da Jorge Luis Borges.

Ora, inutile trascrivere qui quello che si può leggere anche su wiki. Meyrink è uno scrittore gotico. Uno scrittore dell’orrore soprannaturale, dunque.

E anche se poi ho letto anche altri suoi racconti, e mi è venuta voglia di recuperare Il Golem, questi tre mantengono un fascino particolare. Sono diversi dai soliti racconti gotici. I protagonisti non sono giovani studiosi, giornalisti o avventurieri, ma vecchi ormai stanchi. Gli orrori che vedono non li meravigliano più di tanto, e si sente piuttosto un senso di nostalgia.

Grazie a Borges, allora. E grazie a Koko, cioè, volevo dire al mio misterioso puzzone.

L’egoismo non consiste nel vivere come ci pare, ma nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi.

Devo dirlo a certi miei amici cattolici…

…ecco, era grossomodo come questo:

A me è dispiaciuto un sacco che fosse morto, insomma. Finito per annegare nel secchio sotto la caldaia.

Però mi chiedo, ma che ci faceva un ragno così grosso sul balcone di casa? E se poi ha una vedova, da qualche parte?

Sono cose che lasciano il segno (infatti del suo cadavere se ne è occupato Ale).

(ah… il film da cui ho preso il ragnone esemplificativo è Krull)

 

Stupisce, aggirandosi in rete, l’insospettabile numero dei cruscanti della pellicola. Quelli che, per esempio, sul board IMDB dedicato a Public Enemies, buttano lì che la fotografia in HD sembra quella di una ripresa matrimoniale, e che farebbero meglio loro con gli amichetti della scuola di cinema. Ma, a parte questi geni di cui siamo non poco curiosi di verificare le somme opere, il dibattito ferve appassionato (pur se non sempre appassionante), tra i cinefili, come tra gli addetti ai lavori.

C’è chi s’è affidato con entusiasmo alle nuove possibilità del mezzo, come i cercatori di verità ai tempi delle apparecchiature leggere in coincidenza della nascita della Nouvelle Vague. Pur se il primo fautore del paradigma digitale è stato George Lucas con la sua seconda (o prima) trilogia spaziale, la pregnanza formale delle riprese in hd va al di là di un’immaginario che si identifica con le CGI e il concetto di immagine totalmente plasmabile in postproduzione e non più dipendente dal profilmico. L’altro suo atout fondamentale, infatti, è proprio nella rivoluzione che introduce in fase di riprese, con la possibilità di girare una quantità di materiale prima impensabile, di alleggerire il parco luci, di avere subito a disposizione ciò che si è girato, perché – come dice FF Coppola – non è che sul set il regista debba per forza scontrarsi con gli stessi problemi di 50 anni fa. D’altronde c’è chi pensa, come Luca Bigazzi, che le difficoltà pratiche e il concetto di spreco legati alla pellicola, stimolano la concentrazione di chi è sul set, laddove una eccessiva facilitazione indurrebbe a una rilassatezza creativa. Opinione eticamente rispettabile (quanto quella dei montatori sospettosi sulle troppe alternative a buon mercato di tempo e fatica offerte dall’Avid). Ma andate a dirlo a Michael Mann che deve tirar fuori due ore e mezzo di film in tre mesi, e ha bisogno di tonnellate di ciak per raggiungere quello che vuole da ciascun take.

Le altre resistenze al paradigma digitale toccano invece in pieno il tasto stilistico. In un’arco che può andare da un Bong Joon-ho rispettoso degli esperimenti manniani ma troppo innamorato della pellicola per rinunciarvi, al rifiuto drastico di un Tarantino che spara a zero sulla nuova estetica, gettando dubbi sulle capacità artistiche di Dion Beebe (e ora penserà che pure Spinotti s’è rincoglionito, si suppone).

A noi pare che Mann sia l’unico cinesta ad aver capito fino in fondo le possibilità dell’HD di rivelare (disvelare) il reale. Public Enemies è come le candele di Barry Lindon che si fanno esperienza percettiva totale. Essere dentro un’altra epoca, dentro le sue frequenze atmosferiche, le sue onde di energia, con l’immagine a vibrare in perfetta risonanza. Dice tutto la prova di ripresa fatta in fase di preparazione: in pellicola, dice Mann, sembrava di vedere un film sugli anni 30, in digitale sembrava di essere negli anni 30. L’impatto visuale di PE è così clamoroso (e clamorosamente fraintendibile) perché si ha l’esatta impressione di aver squadernata di fronte una serie di frammenti di vita dell’epoca, immersi nel movimento sentimentale incessante che è il marchio di fabbrica manniano. Non è l’atmosfera ricostruita dei film in costume come li abbiamo conosciuti fino adesso. È (con la maggiore approssimazione possibile per un mezzo come il cinema) una tranche de vie in cui la Storia americana, lo schema di rise and fall del gangster movie, le brucianti accelerazioni action, si sciolgono nella cronaca “urgente” di qualcosa che avviene nel presente, testimone il pubblico. Noi, qui, adesso. Pare di percepire materialmente quel cielo azzurro sopra il penitenziario durante la fuga, quei chiaroscuri notturni nei boschi intorno a Little Bohemia, le nuvole di polvere lasciate dai pneumatici, le plumbee serate solitarie della Depressione, le chiazze di buio separate dai radi lampioni di Chicago, la dolce epifania di morte del sole che bacia Dillinger nella visita al commissariato, come nessun altro film mai è riuscito a restituire.

Il procedimento è sì quello già di Collateral, e ancor più Miami Vice: usare le fenomenali profondità di campo, la tattilità sensoriale, la presa totale sul reale dell’hd per immergere personaggi, ambienti, cose (spettatori) in un pulviscolo atomico di microsensazioni; infondere il massimo di vita e condurre al massimo di astrazione ogni inquadratura; spingere l’epica fenomenologica di Insider e Ali dentro un orizzonte vergine di conoscenza. Ma il tutto, applicato a un periodo storico passato e consacrato dalla mitologia filmica, è ancora più esplosivo, rivelatorio, nel perenne senso baziniano del cinema come macchina per rivelare la realtà.

Perciò lo showdown decisivo non è quello che coinvolge Winstead, Purvis e Dillinger fuori dal cinema, ma quello godardiano/bertolucciano che si svolge dentro il Biograph, quando Johnny Depp, fantasma digitale prossimo alla disincarnazione, si trova di fronte ai fantasmi in pellicola di Manhattan Melodrama (MM), rispecchiandosi nei baffi in b/n di Clark Gable, perdendosi nella rapsodia di pp di Mirna Loy dentro i cui occhi annega la pardita di Marion Cotillard: un faccia a faccia cinefilo decisivo ai confini e oltre la morte.

Mann è sempre stato un grande regista, ma il Mann digitale, per sintetizzare, è qualcosa in più. È qualcuno che sta osando indicare nuove strade alla sua arte, portandosi però appresso tutta la memoria di ciò che fu, un fardello inobliabile dove convivono Hawks e Antonioni, Rossellini ed Herzog, Peckinpah e Malick. È come quei tizi coi traccianti che fanno luce sulla pista all’arrivo dell’aereo che porta Dillinger in manette. Illumina il (nostro) futuro, riscoprendo (ancora una volta) la meraviglia di guardare al mondo.

(Pubblicato qui)

Facciamo così, pubblico questo post come succede per i bloggher famosi, il post delle domande dei lettori!

Fico, eh?

Allora, se arrivate qui cercando “carattere felini”, “vespa mandarina”, “gatto lecca che significa”, “Jelena e radio rock”.

Se avete pressanti interrogativi riguardo il comportamento dei vostri animali, l’ultimo film visto al cinema, il modo migliore per evitare sprechi antiecologici, la lezione di fisica di ieri o perché quando attaccate l’aspirapolvere vi salta sempre la corrente.

Se volete sapere cosa ne penso dell’ultimo romanzo del tal bestsellerista, basta che domandate nei commenti e io rispondo!

Solo a una cosa non posso rispondere: dove è andata Jelena Milic. Questo non lo so.

Ricordate il vecchio manualetto di ecologia pratica di fine anni ‘80 da cui ho preso i consigli su pneumatici e co?

Bene, oggi ne leggiamo un’altra paginetta.

Riguarda la dieta.

In particolare, il consumo di carne. Lo scrivo perché molti – chiamiamoli così – carnivori si sentono punti sul vivo quando dico di essere vegetariana per motivi etici e di ambiente. Prima che protestiate, ce l’ho solo con alcuni. SO bene che ci sono tante persone intelligenti, io parlo solo di quelli che storcono il naso o mi prendono in giro o dicono che i veg*ani non scopano e altre amenità simili… non si parla di te, lettore, che ti fai una fettina a settimana (escludendo il dolce di San Daniele).

E ricordate che questi consigli sono del 1989 (e grassetti e corsivi sono miei).

  • Secondo Diet for a New America, se gli americani riducessero solo del 10% il consumo di carne, i cereali e la soya risparmiati per produrre quella carne potrebbero nutrire in modo adeguato 60 milioni di persone (le stesse che ogni anno muoiono di fame).
  • Per produrre mezzo chilo di carne occorrono 7 chili di cereali, 9500 litri di acqua ed energia equivalente a 3,7 litri di benzina.
  • Solo per l’allevamento negli USA viene consumata la metà di tutta l’acqua consumata (per tutti gli scopi).
  • Le mucche contribuiscono all’effetto serra. 1 miliardo e 300 milioni di mucche nel mondo producono ogni anno circa 100 milioni di tonnellate di metano, che intrappola 25 volte più calore solare dell’anidride carbonica.
  • Solo negli Usa, alla fine degli anni ‘80 erano stati disboscati 880 mila chilometri quadrati di terreno per l’allevamento. Metà delle foreste dell’america centrale hanno subito la stessa sorte.
  • Un terzo delle terre del nordamerica è adibito a pascolo, metà delle terre coltivate produce foraggio, per lo più per bovini.
  • Le risorse utilizzate per nutrire una persona che mangia carne sfamerebbero 20 vegetariani.
  • Per ogni persona che segue una dieta vegetariana potrebbero salvarsi 400 metri quadrati di alberi all’anno.
  • Il prezzo pagato per nutrire il bestiame è superiore al prezzo di tutto il petrolio consumato negli USA.
  • La coltivazione di cereali e di frutta utilizza meno del 5% di tutte le materie prime impiegate nella produzione di carne.

Ora, io capisco che voi volete essere liberi di mangiare quello che vi pare, ma perché il mondo deve pagare in questo modo la vostra golosità?

E tanto perché non si dica che sono (solo) una menagrama rompicoglioni, ecco cosa ci consigliava Chris Calwell nel 1989:

  • Semplicemente, ridurre la quantità di carne (come mio cognato, che la mangiava due volte al giorno tutti i giorni… Bah!)
  • Cucinate vegetariano! Si può imbastire un intera cena, noi lo facciamo ogni volta che invitiamo qualcuno, e nessuno si è mai lamentato.
  • Anche se avete solo un balcone, provate a piantare degli ortaggi. Vi daranno, oltre che buoni frutti, anche delle grosse soddisfazioni.

(foto del mio orto su facebook… quando ne avrò uno vero, lo metterò. Intanto godetevi questo: il grano cresce bene, i lamponi sono quasi da raccogliere e Carlo Emilio, il micio che ho adottato, fa buona guardia ai topi…)

Raccolta (differenziata?)

Campo

Controcampo

Come richiestoci da Spider, mettiamo a disposizione per chiunque voglia leggerla, la sceneggiatura originale di grondaie.

Non sapendo come regolarci con i diritti, abbiamo deciso di metterla a disposizione con una licenza, come tutto il resto del blog, la Creative Commons. Sulla colonnina trovate il simbolino. Significa che l’opera può essere diffusa e modificata (per esempio, fare un fumetto) ma non può essere usata per fini commerciali e ovviamente deve riportare i nostri nomi. E le eventuali opere derivate dovranno essere condivise con la stessa licenza.

Clicca su GRONDAIE per scaricarlo.

PS: Qui trovate un’intervista al collettivo Wu Ming sul diritto di autore.

Qui, invece, c’è un bel post di Gamberetta.

Leggeteli.

Daje.
Daje tutti.

Buttafuori

Sergej ha annuito.

Sinceramente noi ce l’eravamo quasi scordato, visto che non avemmo più notizie, niente, nada de nada.

Anyway, un paio di annetti fa scrivemmo per gioco la sceneggiatura per un corto, da un’idea di Vale, e partecipammo a un concorso per una serie di corti a tema fobie. Fu scelta, partecipammo a qualche riunione per limare i vari script e trarne un filo rosso per il dvd che se ne doveva trarre.

Alla fine, per problemi economici, la cosa è venuta fuori molto diversa da come era pensata. Niente dvd, meno corti, e soprattutto niente riprese in esterni: tutto in teatro di posa, con una scenografia mooolto stilizzata a sostituire le vere location.

No, non è proprio come la pensavamo, ma tant’è. Dirige Federica Martino (figlia del grande Sergio).

Il risultato, per la cronaca, è qui.

Quando ci sono dei fraintendimenti, soprattutto se offendono le sensibilità familiari, è giusto chiedere scusa.

Carlo Giovanardi

Eh, Carletto che l’ha fatta fuori dal vasetto, effettivamente forse un pochettino si poteva fraintendere, non trovi?

Giovanardi

L’ennesimo buco ricoperto di scatola cranica in eccesso.

As they say in Italy these days: “Take off the white gloves.”

J. Edgar Hoover, Public Enemies

Hoover

Sailing Ship

Copio e incollo il post dell’amica Stefania. Non mi piace dare notizie strazianti e far stare male chi ci legge, ma questa è troppo grossa, troppo crudele per tacere. bisogna sapere ciò di cui sono capaci i cacciatori quelle gentaglie indegne di chiamarsi uomini. Perché la stragrande maggioranza degli italiani si dichiara contro la caccia, e poi dobbiamo subire le prepotenze di pochi assassini legalizzati? Non è ora che ci sia una effettiva, reale democrazia?

Addio, Smiley. La tua vita era molto più preziosa delle vite di tutti i cacciatori messe insieme.

Smiley. 3 anni.

Un gatto affettuoso

un gatto fiducioso

un gatto che ti baciava

un gatto che si avvicinava agli estranei per farsi accarezzare

un gatto che parlava

un gatto che purtroppo non ha avuto paura

un gatto che è rimasto invece di scappare perchè pensava di ricevere una carezza

di questa meravigliosa creatura

questo è quello che è rimasto

centinaia di pallini sparati da un massimo di 3 metri

sul ciglio di una stradina a 50 metri da casa

una fucilata intenzionale

volutamente letale

cattiva

esplosa da un cacciatore bergamasco a bordo di una Focus grigio metallizzata

senza motivo

solo per uccidere

una creatura che lo guardava fiducioso aspettando una carezza.

Ha ricevuto la morte.

la denuncia è stata fatta ed è la prima di innumerevoli che io e mio marito faremo per ogni più lieve infrazione commessa dai cacciatori.

Non ho ulteriori commenti da fare.

vi prego di diffondere a tutti. TUTTI devono sapere. Autorizzo la massima diffusione anche ai media.

scusate, non mi dilungo. Credo possiate immaginare lo stato d’animo.

stefania re

I cattolici proprio mai li capirò in vita (come d’altronde i musulmani, gli ebrei ortodossi e compagnia bella): son tardo, è notorio.

Pur di presidiare il territorio, costoro si rendono (cor)responsabili della immane banalizzazione di un simbolo che chiunque (credente e non) dovrebbe considerare con terrore e tremore.

E quando arriva quella che in un mondo normale dovrebb’essere la più ragionevole delle sentenze (anzi, una sentenza che prende sul serio il suddetto simbolo, e vuole restituirlo alla sua essenza, sottraendolo a una svendita dove pare sia la quantità, il bombardamento a tappeto a contare), niente, signora mia: tutti in trincea come un sol uomo, come fossimo a Barcellona nel ‘36, e fuori ci fossero gli anarchici con la benzina.

Ragazzi, rilassatevi: nessuno viene a casa vostra a togliere le croci, nessuno parla di svellerle dalle scuole private, nessuno va in giro a bruciar chiese, nessuno attenta ai diritti di nessun altro, lo capite, vero? non è così difficile.

Ma la scuola è pubblica, di tutti, oppure no? Questo stato è laico, di tutti, oppure no? Ah, no, certo, scusate, stupido io.

Povero Cristo, davvero. Black day, stormy night…

Ps Cazzarola, proprio non gliela faccio. Ogni volta parto coi più bei propositi di metterla giù conciliante e diplomatica. Poi leggo due o tre dichiarazioni e mi parte la brocca. Mi innervosiscono troppo, che devo da fà? Ci riprovo la prossima, ok? Speriam bene.

Quindi, da qualche notte, dopo essersi sistemati ognuno nell’angolo più congeniale, dopo che ho spento la luce e mi sono girata per dormire, loro vengono e si piazzano tutti e quattro fra le mie gambe.

Tutta la notte.

emily1

(certo che è una foto vecchia… chi pensate che potrebbe farla, una foto ai quattro puzzoni che dormono fra le mie gambe, se Ale a quell’ora è già caduto in catalessi da un pezzo?)

(La foto è di Emily, ndr)

 

S5002752
Archeologia industriale, Colle Mattia

Edit: in questo post non si discute di OGM giusti o no, ma dell’atteggiamento di certa gente nei confronti dell’ambientalista.

Ho meditato a lungo se scrivere o no questo post – precisazione: come i nostri habitué sanno, noi siamo ambientalisti – e sono giunta alla conclusione che sì. Anche se mi scoccia, anche se ho altro da fare, anche se non ne vale la pena, che i promotori dell’inciso del titolo non li si convince – questo è un post che devo scriverlo.

Lo devo prima di tutto a me stessa, quindi se magari venite solo per commentare che sono una zitella acida, prego: in alto a destra del vostro schermo c’è una crocetta rossa.

La classica goccia che mi ha convinto a fare questo passo la trovate qui.

Ora, serve una premessa autobiografica. Se non vi interessa passate oltre.

Io sono cresciuta in una famiglia con una forte tendenza all’approccio scientifico. Mio padre non mi raccontava le favole, ma il fantastico mondo dei relé e dell’impedenza. Mentre i miei compagni, alle medie, scrivevano “le mie vacanze”, io presentavo tesine sul funzionamento dei treni e temi sul comportamento sessuale della Betta Splendens.

Purtroppo capita a volte nella vita di incontrare dei perfetti imbecilli. Imbecilli come i miei professori delle medie, che reagivano con noia ai miei scritti e invece di incoraggiarmi (“sei noiosa, Graziani”) mi dicevano di smettere di rompergli le scatole con la scienza e pensare a cose “un po’ più alla tua portata, eh…”

Così al colloquio di orientamento per la scuola superiore mi è stato consigliato di provare una qualche scuola professionale. Per farvi un esempio della portata di tale consiglio, a quei tempi (fine anni ‘80, primi ‘90) c’era la moda di consigliare alle alunne che avevano l’insegnante di sostegno di fare la scuola magistrale, per andare a fare la maestra di asilo. Queste alunne avevano delle difficoltà di apprendimento, quando non erano proprio diversamente abili. Ecco, la scuola professionale stava molto sotto, quanto ad aspettative.

Io invece sono andata al liceo scientifico, in cui ho avuto un rovescio di fortuna: in particolare una insegnante (di destrissima, tanto perché non si dica che sono faziosa) che mi ha fatto amare alla follia la letteratura. Ovvio che poi mi sia rivolta da quelle parti.

Ma quella cosa della scienza mi è rimasta qui. Perché prima di voler fare la scrittrice, io volevo studiare fisica. E non si può studiare fisica se non si riesce ad andare più in là di un’equazione di secondo grado. Sono sicura che la mia incapacità con la matematica abbia profonde radici in quel “Graziani, quanto sei noiosa!”.

Però una cosa mi è rimasta, eh. Da profana, intendiamoci. Da profana mi è comunque rimasto l’approccio scientifico: significa che un’affermazione è esatta se me la dimostri. Significa anche che niente è irrefutabile, e se non volete credere a me, credete alla storia.

Ipse dixit, appunto.

Torniamo al discorso di partenza. Il commento che ho linkato sopra riguarda un mio intervento. Sul blog di Dario Bressanini si parla di OGM. Il professor Bressanini ha scritto un libro (usando una terminologia terra terra) pro-OGM.

Il mio commnento era:

Di solito mi schiero dalla parte anti-ogm, ma dato che ne so molto poco non voglio iniziare una discussione (mi fareste a pezzi :-P ) però da ambientalista una cosa posso dirla. Che il problema che (almeno a me) sta più a cuore è proprio l’impatto sull’ambiente.
Devo informarmi, magari compro il libro (oltre a prenderne uno dichiaratamente anti)

Analizziamo dal punto di vista linguistico e contenutistico quello che – di getto, senza stare a pensarci, visto che frequento il blog di Dario anche se commento sporadicamente – ho scritto.

“Di solito mi schiero dalla parte anti-ogm”: la frase inizia con un avverbio. Brutta cosa parlando di romanzi, ma nel linguaggio colloquiale è imprescindibile. Il “di solito” ha una duplice funzione: una, qualificativa, indica un mio modo di pormi riguardo una determinata questione; due: implica l’esistenza di eccezioni.

“ma dato che ne so molto poco non voglio iniziare una discussione (mi fareste a pezzi :-P )”: questa è semplice, dichiaro i miei limiti (e scherzosamente immagino la reazione degli altri commentatori ad una mia eventuale affermazione su un argomento di cui conosco poco)

“però da ambientalista una cosa posso dirla.”: il però è una congiunzione avversativa. In fondo qualcosa da dire ce l’ho (altrimenti perché commentare?)

“Che il problema che (almeno a me) sta più a cuore è proprio l’impatto sull’ambiente.” Altra dichiarazione. A me sta a cuore l’impatto ambientale. Se volete potete leggervi tutti i commenti del post, ma posso dirvi brevemente quello che ricordo. Ricordo che si parlava di impatto ambientale in uno e nell’altro senso. L’impatto ambientale provocato dall’uso e dal non uso di tecnologie OGM. Io non ho precisato se mi interessa l’impatto sull’ambiente degli OGM, ma l’impatto ambientale genericamente inteso. Sottinteso – forse sbagliato non precisarlo – l’impatto di qualsiasi attività umana.

“Devo informarmi, magari compro il libro (oltre a prenderne uno dichiaratamente anti)” Ancora: dichiarazione di voler conoscere (seppure da profana) tutto sull’argomento. sia i pro che i contro. Allo stesso modo per cui pur non credendo in Dio conosco la Bibbia. Si può andare avanti sono informandosi.

Ora provate a rileggervi il commento del tal rico.

E, dopo tutto questo, gli ambientalisti parlano di impatto sull’ ambiente degli OGM e dell’ “inquinamento paesaggistico” dell’ alta velocità ferroviaria. Bravi. Continuate così: ognuno ha diritto alle proprie stupide idee…

Il “tutto questo” sarebbe, nell’ordine: “i contadini bruciano quello che resta dopo la raccolta dei risi ( la pula, penso). Poi guardo i novaresi, che prendono l’auto anche per andare a pisciare.”

Il commento di questo tizio si commenta – c’è da dire – da solo, io l’ho usato soltanto per puntare l’attenzione sulll’atteggiamento di certa gente.

Certa gente che ce l’ha con chi la pensa diversamente.

Gli ambientalisti, magari. Quelli che secondo loro sono contro il progresso e la crescita economica.

Quando in tutto il resto del mondo si stanno muovendo capitali enormi sulle energie pulite, e su tutto quello che gira intorno all’ecologia.

Gli ambientalisti sono quelli che si preoccupano che i loro figli, e i figli di quelli come rico, possano respirare aria pure, e provare i diversi profumi delle erbe selvatiche.

Gli ambientalisti sono anche quelli che dicono no al nucleare in un paese coome l’Italia, che ha un mucchio di vulcani, un terremoto dopo l’altro e inondazioni stagionali.

Gli ambientalisti non sono quelli che dicono no all’eolico perché uccide gli uccelli, sono quelli a cui piacerebbe vedere un serio programma di incentivazione alla produzione di energie pulite, quindi sì solare, sì eolico e sì geotermico.

Gli ambientalisti, infine, sono quelli che comprano o prendono in biblioteca i libri che quelli come Dario scrivono. Per informarsi e combattere meglio la loro guerra, perché ormai è chiaro che di guerra si tratta.

Già: gli Ambientalisti contro tutto il resto del mondo.

Se un miliardo di mosche dice che la merda profuma, non è che abbiano ragione perché sono tante.

Se la maggioranza governante dice che gli allarmi degli ambientalisti sono infondati, non è che ha ragione perché sono la maggioranza.

Conclusioni (provvisorie)

Oggi abbiamo scoperto che

  1. la Vale andava in una scuola media di merda
  2. quando dice di essere ambientalista c’è sempre il solito cretino che si sente punto sul vivo
  3. gli ambientalisti sono tutti degli sciroccati menagrami che vogliono che tutti vivano male come loro, sono solo invidiosi e vorrebbero che gli esseri umani tornassero nelle caverne, anzi, in effetti vorrebbero che tutti gli esseri umani morissero.

Alla prossima, che non ho finito.

Cara Jelena,

siccome ormai metà della gente che passa da queste parti cerca notizie su di te, e visto che anche su FB ti richiedono a gran voce, per favore, batti un colpo.

Anzi, di più, facciamo le nostre 10 domande a Jelena Milic.

1) Come va?

2) Che combini?

3) Perché te ne sei andata da Radio Rock?

4) Trasmetti da qualche altra parte?

5) Se no, hai intenzione di trasmettere da qualche altra parte?

6) Mazzullo ci è o ci fa?

7) Prince Faster, idem?

8) Com’è nata la tua risata?

9) Chi ti scrive i tuoi fantastici doppi sensi?

10) Quante volte ha incontrato Noemi… no, questa era per quell’altro…

Vogliamo chiarezza.

merini_bio

Avrei voluto scriverti, ma c’era sempre qualcosa che mi fermava. Ed ora è troppo tardi.

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