Skip to content

30 ans sans Truffaut

21 ottobre 2014
by

Perché ci manca François:

“I film devono essere personali come impronte digitali”, Une certaine tendance du cinéma français, il Truffaut-Hitch, gli iris, i fondu, il fermo immagine de I 400 colpi, i baci, le locandine, Balzac, il carrello sull’acqua de Le due inglesi, quello aereo de La signora della porta accanto, i mestieri assurdi dei protagonisti, Doinel, Adele, il fucile di La calda amante, le biciclette di Jules e Jim, Trenet, Souchon, il gatto di Effetto notte, il b/n de Il ragazzo selvaggio, Incontri ravvicinati, Deneuve e Dorleac, Nathalie Baye e Bernadette Lafont, le camminate, le corse, i letti, le spiagge, il noir, il mélo, la grazia, la crudeltà, “I film avanzano come i treni nella notte”.

Chiunque può integrare, proseguire, fare la sua, di lista…

Ex Libris 157 (attraverso lo specchio)

19 ottobre 2014

WIN_20141019_114148

È come se uno degli emisferi del suo cervello stesse percependo il mondo come riflesso in uno specchio. Attraverso uno specchio. Capisce? Così ciò che è sinistro diventa destro, con tutte le conseguenze del caso. E noi non siamo ancora in grado di sapere quali siano tutte le conseguenze del vedere il mondo rovesciato. Da un punto di vista topologico, un guanto sinistro è un guanto destro scaraventato nell’infinito.

Le traduzioni estemporanee – GattoPiccolo edition

15 ottobre 2014

Ambiente: camera da letto di Ale  Vale nursery
Personaggi: Koi, Vale, Moka

Koi: aaargh, stronzo di un biberon! Maledetto!
Vale: non fare così.
Koi: picchiamo questo malefico.
Vale: pover’omo, lui fa quello che può…
Koi: cosa? Chi, che uomo?
Vale: il biberon, che ti ha fatto di male?
Koi: aaaaaAAAaAAAAAAAAaaaaarg! È stronzo! Aaaaaaaaaaaaaaah!
Moka: lo date a me, se a voi fa tanto schifo?
Vale e Koi: NO.
Moka: e però che cazz… (si allontana sbuffando)

***

Appunto, Gatto Piccolo: Koi, neoabitante di casa Erbaviola, che mi ha stravolto la vita in meno di un mese e mi ha insegnato più di un anno di corsi.

Live long e prosper, piccolino.

 

Ex Libris 156 (ri-creazioni)

12 ottobre 2014

Vie

Gli Antenati, che avevano creato il mondo cantandolo, disse, erano stati poeti nel significato originario di poesis, e cioè “creazione”. Nessun aborigeno poteva concepire che il mondo creato fosse in qualche modo imperfetto. La vita religiosa di ognuno di essi aveva un unico scopo: conservare la terra com’era e come deoveva essere. L’uomo che andava in walkabout compiva un viaggio rituale: calcava le orme del suo Antenato. Cantava le strofe dell’Antenato senza cambiare una parola né una nota – e così ricreava il Creato.
“Certe volte,” – disse Arkady – “mentre porto i ‘miei vecchi’ in giro per il deserto, capita che si arrivi a una catena di dune e che d’improvviso tutti si mettano a cantare. ‘Che cosa state cantando?’ domando, e loro rispondono: ‘Un canto che fa venir fuori il paese capo. Lo fa venir fuori più in fretta.'”Gli aborigeni non credevano all’esistenza del paese finché non lo vedevano e lo cantavano: allo stesso modo, nel Tempo del Sogno, il paese non era esistito finché gli Antenati non lo avevano cantato.
“Quindi, se ho capito bene, la terra deve prima esistere come concetto mentale. Poi la si deve cantare. Solo allora si può dire che esiste.”
“Esatto.”
“In altre parole ‘esistere’ è ‘essere percepito’?”
“Sì.”
“Somiglia pericolosamente alla confutazione della Materia del vescovo Berkeley.”
“O al buddhismo della Mente Pura,” disse Arkady “che vede a sua volta il mondo come illusione.”

Quel che ho imparato al Milionario

8 ottobre 2014

10 anni or sono in questi giorni avevo il mio quarto d’ora di notorietà partecipando a Chi vuol essere milionario. Le cose che ho imparato da quell’esperienza.

1) Cologno Monzese esiste davvero. Ed è, in effetti, come in quella puntata di Avere vent’anni di Massimo Coppola, un misto di metafisica industriale antonioniana e grottesco televisivo felliniano.

2) Inutile scegliersi la giacca migliore, tanto vai lì e le sarte ti danno quella di Marco Columbro.

3) Non c’è niente da fare, a meno di non avere nervi di ferro ogni tua certezza grammaticale va a farsi fottere, e ti trovi a chiedere l’aiuto del pubblico su una stronzata (spero abbiano distrutto il nastro magnetico, o potrei essere ricattato a vita per quella domanda).

4) Porto fortuna: il ragazzo che s’è seduto sullo sgabello dopo di me, Davide Pavesi, ha vinto il famoso milione.

5) Per qualche giorno ti riconoscono, in giro, prima di riscivolare con piacere nell’anonimato.

6) Ti mandano proprio i gettoni d’oro. Nel mio caso un po’ troppo pochi per farci il bagno, ma una certa ebbrezza capitalistica la provocano. Peccato che poi ti tocca rivenderli agli stessi che te li portano.

7) Se vuoi fare il figo con gli intellettuali, butta lì con nonchalance: Beh, in realtà è stata un mossa situazionista, mi sono ispirato a John Cage quando andò a Lascia o raddoppia.

 

Ex Libris 155 (partecipazione)

5 ottobre 2014

WIN_20141005_110302

“E quale sarà il nome di questa malattia?” domandai un po’ timidamente, un po’ incredula. “È la partecipazione, davvero profonda, al dolore del mondo” rispose Cerio. “È più che la compassione, questa dura un momento. La partecipazione, invece, una volta iniziata, non finisce più.” [...] L’universo intero è unicamente pensiero. Tutto diventa vero, appena la pensiamo.”

70 anni fa

3 ottobre 2014

A Montesole ci siamo saliti lo scorso agosto, in un pomeriggio variabile come quelli di quest’estate fresca e odorante di pioggia. Era pieno di moschini, di pietre e silenzio.

Montesole1Montesole2

Canto la libertà
Difficile, mai data
Che va sempre difesa
Sempre riconquistata

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 47 follower