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Ex Libris 361 (i soliti stronzi)

5 aprile 2020

Molti, in cuor loro, magari pensano: abbiamo distrutto intere civiltà umane, perché preoccuparsi della scomparsa di un numero, seppur elevato, di specie animali e vegetali? Sopravviveremo tranquillamente.
Credo che sia questo il pericolo maggiore: pensare che quanto stiamo facendo non riguardi direttamente la conservazione della nostra civiltà, non si parli nemmeno della sopravvivenza della nostra specie. Come potrebbe l’estinzione di piante, insetti, alghe, uccelli, mammiferi vari, influire sulla nostra sopravvivenza? Ok, è triste che i rinoceronti, i gorilla, le balene, gli elefanti, le banane, le foche monache, le lucciole, le violette si estinguano ma, alla fine, chi li ha mai visti? Viviamo in città. Per noi urbani, la natura è roba da documentari, niente a che vedere con noi. A noi interessa lo spread, il pil, l’euribor, il Nasdaq, sono queste le cose che possono far crollare la civiltà come la conosciamo. Sbagliato! Lo ripeto, è l’idea – talmente diffusa da essere diventata un luogo comune – che noi umani siamo fuori dalla natura che è veramente pericolosa. L’estinzione di un numero così elevato di specie, in un tempo così breve, è qualcosa le cui conseguenze non possiamo valutare. Scrive Rodolfo Dirzo, professore a Stanford ed esperto di interazione tra le specie: “I nostri dati indicano che la Terra sta vivendo un episodio enorme di declino ed estinzione, che avrà conseguenze negative a cascata sul funzionamento degli ecosistemi e sui servizi vitali necessari a sostenere la civilizzazione. Questo “annientamento biologico” sottolinea la serietà per l’umanità del sesto evento di estinzione di massa della Terra”. Ora, è vero che le cassandre non sono mai state simpatiche a nessuno, tuttavia si tende a dimenticare che Cassandra – l’originale -, la profetessa inascoltata, aveva ragione! Essere consapevoli del disastro che i nostri consumi stanno creando dovrebbe renderci tutti più attenti ai nostri comportamenti individuali, ma anche arrabbiati verso un modello di sviluppo che, per premiare pochissimi, distrugge la nostra casa comune.

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