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Rock Movie Craziness Part 2: The Italian Addenda

17 febbraio 2019

Io sono Mia, come direbbero quelli che scrivono bene, ha catturato l’attenzione di quasi 8 milioni di italiani. Considerati pure i 6 milioni e passa del Fabrizio De Andrè – Principe libero l’anno scorso, è il momento giusto per lanciarsi sulla pista calda.

Opzione Rai 1: Io sono Riccardo, le canzoni, le donne, le audaci imprese di uno dei cavalieri del pop melodico made in Italy, dalle magie di Piccola Katy e Pensiero alle lotte intestine con Roby Valerio Dodi, dall’amore contrastato per Patty Pravo alla riconciliazione con Viola Valentino, dal primo difficile periodo solista al successo ritrovato, dagli obbligatori contrasti con la casa discografica fino all’altrettanto obbligatoria apoteosi sanremese con Storie di tutti i giorni.

Opzione festival: Ivano e Mia, tutto quello che avreste voluto sapere sulla travagliata liaison tra uno tra i più grandi cantautori e una delle voci supreme della musica italica, e che in tv non vi è stato possibile vedere. Le canzoni, la gelosia, la collaborazione, i litigi, la creazione, la distruzione. Controindicazione: le querele di Fossati e la parte di budget da deviare sugli avvocati.

Opzione film maledetto: quello che da 50 anni nessuno si azzarda a mettere in cantiere, Ciao amore ciao ovvero Gli ultimi giorni di Luigi Tenco nella città dei fiori. A metà tra mélo scatenato e thriller complottista. I tormenti kobainiani del protagonista, l’incoscienza di Dalida, l’ottusità di Mike Bongiorno, grappe di pere, tavoli da biliardo, biglietti d’addio, lo spettacolo che deve andare avanti.

Opzione documentario: I mistici dell’Occidente, o le derive spirituali della scena italiana d’avanguardia dagli anni ’70 in poi: il Nepal di Rocchi, il convento di Camisasca, il sufismo di Battiato, le deviazioni spaziali di Mino Di Martino e i voli etnici degli Aktuala, le impennate trascendenti di Alice e Giuni Russo.

Opzione serie Sky: Casa Cramps, un’immersione stordente nel mondo dell’etichetta del mefistofelico Gianni Sassi, tutta un’abbuffata di Area, Finardi, Camerini, Skiantos, in mezzo all’incessante fragore delle molotov, delle P38, degli attentati, della polizia in tenuta antisommossa, delle manifestazioni, degli operai, degli studenti, degli autonomi, degli anarchici, dei terroristi neri, dei terroristi rossi, della controcultura, delle radio libere, di Parco Lambro, fino alla morte di Demetrio Stratos, al concerto in suo onore, al cupio dissolvi del Movimento.

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