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Rock Movies Craziness

31 gennaio 2019

Bohemian Rhapsody ha fatto il botto in Italia, e a rimorchio sta per arrivare Rocketman (proponiamo di lanciarlo col claim: Dal regista che ha finito quel certo film sui Queen perché a Bryan Singer non gli andava di andare sul set o comunque c’aveva un po’ di accuse di molestie sul groppone e che non stava sui titoli di coda per colpa del sindacato dei registi, ecco la biografia di quel tizio con gli occhiali buffi che non è vero porti sfiga agli amici anche se Versace e Lady Diana ci sono rimasti). Ergo è il momento dei biopic musicali, e noi – sempre sul pezzo – abbiamo diverse idee sul tema da proporre al miglior offerente.

Opzione blockbuster: Stairway to Heaven (Do What You Wilt), la storia dei Led Zeppelin tra il 1970 e il 1971. Visto che Bohemian finisce con un’apoteosi live, noi invece inizieremmo con una Whole Lotte Love dal tour americano della primavera ’70. Poi, titoli di testa su distruzione di albergo, con magari Good Times Bad TimesCommunication Breawkdown sopra, e stacco totale: campagna inglese, canti di uccelli, cavalli al pascolo, insomma, Bron-Yr-Aur e l’immersione folk della seconda facciata di Led Zeppelin III. Quindi, l’accidentata strada verso i four symbols, con in mezzo tutte le fascinazioni esoteriche di Page (Lucifer Rising, Crowley e compagnia bella), la crescita del legame con Plant, i controcanti sardonici di Jones, la furia di Bonzo, fino al tripudio paradisiaco/diabolico di Stairway.

Opzione indie: Bell/Sill, le tristi vite parallele di Chris Bell e Judee Sill, due tra le più malinconiche stelle dissolte della musica statunitense anni ’70. Lui, il leader dei primi favolosi Big Star insieme ad Alex Chilton, prima di tornare a lavorare nel ristorante del padre, combattere con la depressione, morire in un incidente senza poter vedere l’uscita del suo celebrato debutto solista; lei, la cantautrice spirituale, bisessuale, teosofa e drogata, prima scelta di David Geffen per la Asylum, prodotta da Graham Nash, possibile concorrente di Joni Mitchell e Laura Nyro, morta di overdose dopo due album tanto belli quanto misconosciuti. Pianoforti in minore, chitarre tintinnanti, malinconie, rimpianti, il sole spietato della California, la faccia oscura di Memphis, gli aneliti all’assoluto, il cupio dissolvi.

Opzione italiana: Sorrenti, Alan e Jenny, un tourbillon che parte dagli esplosivi anni dell’avanguardia rock italiana di inizio ’70, gli open festival, le arie di rivoluzione, le sperimentazioni, le contestazioni, i viaggi, i miraggi. Atto 1: Alan è il Tim Buckley italiano, Jenny l’eccentrica cantatrice prog dei Saint Just. Atto 2: Anni dopo, Alan è lanciato nel firmamento dance, mentre Jenny collabora con Pino Daniele e De Gregori. Atto 3: Anni dopo ancora, Alan ha scoperto il buddismo, e si divide tra le rimpatriate progressive e le melanconiche comparsate a I migliori anni, Jenny ha scoperto la musica medievale e celtica e coltiva il suo piccolo culto. Si ritrovano in un locale a cantare Vorrei incontrarti e Suspiro, come ai vecchi tempi.

Opzione serie tv: Fleetwood Mac Saga, 30 anni (ormai sono 50, ma a farseli tutti non si finirebbe più) di delirio soap rock. Ingredienti: english blues al suo acme, chitarristi genii che escono di capoccia per l’lsd, altri chitarristi che escono per comprare il giornale e finiscono in una setta religiosa, band fake che girano con lo stesso nome, rilocazioni in California, doppie coppie che si formano e si sfasciano, psicodrammi in forma di album da decine di milioni di copie, ipersuccesso, ipereccessi, litigi feroci, riconciliazioni più o meno opportuniste. Almeno tre stagioni.

Opzione musical: Dopo Un’avventura, La sposa occidentale. Un maestro solitario che fischietta ariette d’oblio a Tubinga si innamora di una ragazza timida molto audace studiosa di Hegel, le impianta sul terrazzo un’impastatrice industriale, vorrebbe ricoprirla di cioccolata, ma lei si sta allontanando, la loro relazione era tutta apparenza, era campata in aria. Lui diventa un Don Giovanni, chissà che succederà alla ragazza, ad ogni modo continua a dirsi: “Si sopravvive a tutto per innamorarsi.”

2 commenti leave one →
  1. 31 gennaio 2019 17:14

    Quanti spunti che trovo sempre nei vostri post! ^_^ Però, non svenite, io adoro il tipo con gli occhiali buffi e aspetto trepidante il film, piangerò come una fontanella alla scena (che spero ci sia!) della mamma e la nonna che gli regalano il primo piano verticale per Natale.

    • Ale, Vale & Moka permalink*
      1 febbraio 2019 10:49

      Ma anche noi, cioè, soprattutto Ale, che adora tutto ciò che puzza di film rock, musical e affini.

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