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Ex Libris 320 (Killing zoé)

22 luglio 2018

Crimini

La domesticazione animale, con la sua costruzione di nuovi saperi e di nuovi poteri sui corpi – ma lo stesso vale per altre forme di allevamento, i laboratori, gli zoo, ecc -, e il complesso “allevamento intensivo/mattatoio”, dove ha luogo la più colossale trasformazione di corpi viventi in cadaveri, seppur solitamente ignorati, sono essenziali per l’elaborazione di discorsi e di prassi che realmente intendano prender congedo dall’ideologia del dominio e dalle catene materiali dell’assoggettamento.
Le architetture disegnate dall’oppressione animale sono a tutti gli effetti parte dello scenario biopolitico: in esse si uccide per poter far vivere, materialmente e simbolicamente, il corpo-specie de “l’Umano”. Se accettiamo la distinzione tra bìos (la vita specializzata che viene fatta coincidere con quella umana) e zoé (la vita indifferenziata, il substrato comune all’intero vivente animale), il termine biopolitica – segno del permanere della supremazia de “l’Umano” – dovrebbe allora essere sostituito da quello di zoopolitica. Che sia eliminata nei lager o nei mattatoi, disciplinata nei corpi-macchina o regolata nei corpi-specie, è zoé il punto dove maggiore è la presa della forza normativa dei nuovi regimi di governo della vita. La vicinanza estrema tra biopolitica e tanatopolitica è, pertanto, un’inevitabile e prevedibile conseguenza del rapporto tra potere e vita che si è andato formando a partire dal XVIII secolo: in tale paradigma la presunta politica della vita (bìos) è sempre una politica sulla vita (zoé).
Il campo, pur segnando una soglia di discontinuità radicale nella storia delle politiche di gestione e controllo della vita umana, è anche il risultato di un processo di lungo periodo. Esso è per l’umano l’approdo estremo della parabola riassunta da Adorno nella Dialettica negativa nella figura di Adamo che, pensando di potersi liberare dai vincoli naturali immunizzandosi contro la sua stessa animalità, diventa preda di una devastante patologia autoimmune:

“Un proprietario d’albergo, di nome Adamo, uccideva a bastonate i topi che sbucavano dal cortile davanti agli occhi del bimbo che gli voleva bene; a sua immagine il bimbo si è fatta quella del primo uomo.”

 

 

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