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Lavori di primavera (in attesa di un giardino vero…)

26 aprile 2018

La stagione migliore ad Artena è anche la più molesta. Tarda primavera/estate. Tanto bella, fresca, luminosa, e continue processioni, sagre, palii e tutto il novero della monnezza tradizional-becera di un paese incapace di valorizzare veramente le sue ricchezze, e sì che ne avrebbe. Ma la genuflessione e l’arrosticino evidentemente valgono più di un intero borgo.

Basta lagnanze, comunque. Dicevo che questa è la stagione più bella, perché… beh, perché ricominciano i lavori in giardino! *

Già, questi giorni ho ripreso a fare giardinaggio, per quel che posso in questo cortiletto lastricato, ovvio. Ce n’è comunque abbastanza, direi, a iniziare dalla consueta pulizia di ortiche e parietaria. Ho tolto la vite canadese, mi è dispiaciuto molto ma non potevo continuare a triturarmi le ossa della schiena perché la vecchia del piano di sopra se vede un rametto fuori posto sbrocca (e la vite canadese non manda un misero tralcio, in esplorazione. La vite canadese *è* il Trifido).

Togliendo ortiche e parietaria si scopre che la pianticina di edera spuntata spontaneamente sulla parete nel frattempo è cresciuta. GiordiMao è più interessato ai millepiedi che girano lì intorno.

E abbiamo ricominciato un mini orto sul balcone (cercate su Erbaviola) con zucchine, fragole, rosmarino strisciante, una pianta di pachino e dobbiamo prendere ancora qualche aromatica. Oltre ai fiori. Quest’anno voglio tanti fiori, tanti. 

Per partecipare alla terza edizione dei balconi fioriti?, ha scherzato Ale. Beh, no… ma non perché non mi piaccia l’idea o voglia fare la snob… è che la mia idea di giardino riuscito si discosta un po’ (un po’ tanto, direi) dall’idea di un qualsiasi giudice che esamina petunie, gerani e margherite ben disposte in aiuole e fioriere. Quanto più la mia parete è coperta di Umbilicus rupestrisCymbalaria e Geranium robertianum, a formare un micro ecosistema non meno perfetto di un bosco, tanto più io sono contenta.

L’amica chiocciola. Dell’orto in vaso non mi preoccupo, userò uno dei tanti metodi naturali per tenerle lontane senza ucciderle.

E ho finalmente scoperto – su campo – che fare giardinaggio mi piace. Anche raccogliere le ortiche, anche spazzare il lastricato. Ho una panchina vecchia da risistemare, di quelle con i braccioli in ghisa, e ho comprato smalto blu e vernice per legno bianca. Ho trapiantato in terra il rincospermuccio stentato, che ha già iniziato a cacciare i germogli. Pensavo che lo avrei perso, invece è bastato spostarlo in un posto a lui più consono. La cycas che ho spostato lo scorso inverno purtroppo non ce l’ha fatta, ma del resto era comunque condannata lì dove l’avevano piantata. C’è già una rosa bellissima che attende di prendere il suo posto.

Bella, eh? Peccato che ho appena scoperto che le rose rampicanti sono una iattura per quanto riguarda la gestione… della “rampicata”. Uff.

L’anno scorso, presa dalla disperazione che “qui non cresce nulla”, ho preso un rametto di Tradescantia, quella chiamata erba miseria, pensando che forse una peste come questa avrebbe un po’ inverdito finalmente questo cortiletto grigio. Ebbene, quest’anno stanno spuntando da sole, ovunque. Le piante figlie di quel singolo rametto pure mezzo appassito. La lezione è: mai sfidare le invasive alloctone (Gilles Clément e Richard Mabey sarebbero d’accordo).

Quando dico che spuntano ovunque, intendo proprio ovunque. Anche alla base del vascone in cui le avevo messe l’anno scorso.

Mi sono anche decisa finalmente a prendere qualche Hosta, qualche germoglio a radice nuda: Parrebbe che abbiano preso bene, no?

Lo so: dovevo decidermi prima con queste bellissime piante da ombra.

Abbiamo un sacco di germogli anche sconosciuti frutto delle mie insensate semine invernali, e anche questo va benissimo, il tempo ci dirà chi sono, e se avranno un posto nel mondo. Dovevo pensarci prima, che il giardinaggio era la mia scrittura. Beh, non è mai troppo tardi, diceva quello.

Non è mai troppo tardi.

* Anche in casa, stavolta: abbiamo detto ciao al vecchio letto, che ricollocheremo in città, per far posto al nostro bellissimo (quanto un po’ ostico da montare) Felce; e grazie all’inestimabile aiuto del cognato Mihai in camera adesso troneggia un doppio Pax dove possiamo finalmente collocare tutto il guardaroba sì da evitare i noiosi cambi stagione.

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