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Rivoluzione “bestiale”

3 novembre 2017

Ravanando come il solito tra le riviste di almeno un mese prima, si trovano a volte cose interessanti. Così, su un “Venerdì” settembrino, dopo una bella intervista ad Agata Boetti che ricorda suo padre Alighiero, capitiamo su un articolo di Daria Galateria a proposito di un saggio sulla abortita rivoluzione nella concezione degli animali durante la Rivoluzione francese (Comme des bêtes di Pierre Serna).

Si parla dei primi dubbi sulla cattività negli zoo; delle prime opposizioni all’uso ludico o violento di scimmie o cani in fiere e combattimenti; delle prime proposte di legge per tutelare i non umani dai maltrattamenti.

A quanto pare nel clima post-’89 si potevano davvero porre le basi per un cambiamento radicale nel rapporto tra le specie, senonché alla fine arriva Napoleone e tutto torna nei ranghi, la repubblica non è più una priorità, e insieme a lei i dubbi proto-antispecisti, con la pietra tombale posta dal Codice Civile che proclama gli animali poter essere “acquistabili e rivendibili come ogni altra proprietà”. E in effetti oggi, come dice l’amico Dario Martinelli, la Francia è la nazione meno veg friendly d’Europa.

Eppure, tutto poteva andare in modo diverso, e in un concorso dell’epoca per conoscere le opinioni dei cittadini sul tema si trovano tesi contro la caccia o il mangiare animali che parrebbero uscite dal computer di un qualche attivista contemporaneo. Per esempio il cittadino Boissel

propone di abolire il matrimonio, mettere sotto sorveglianza stretta i rappresentanti della nazione, ripensare l’urbanistica. […] “la politica è l’associazione di tutti gli esseri che compongono la natura… la Repubblica sarà vegetariana o non sarà”

La valenza politica del discorso animale e l’intersezionalismo delle lotte di liberazione concentrati in parole profetiche che arrivano da più di 200 anni fa (e che ancora oggi suonano scandalose, rivoluzionarie, avanzatissime, se aprendo un’altra rivista a caso trovi un dotto articolista buttare lì più volte a sproposito l'”istinto animale”, un concetto ormai ridimensionato da decenni negli studi sulla cognizione oltre gli umani).

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