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Ex Libris 277 (siamo tutti l’uomo da spiaggia di qualcun altro)

11 giugno 2017

Gente strana, che al passaggio lascia solo una scia di nebbia che prontamente svanisce. Con Hutte chiacchieravo spesso di questi esseri di cui le orme si perdono. Nascono un bel giorno dal nulla e al nulla ritornano dopo un fugace brillio. Reginette di bellezza, gigolos, farfalle. La maggior parte, anche da vivi, non avevano più consistenza di un vapore destinato a non condensarsi mai. Hutte mi citava l’esempio di un tale che chiamava «l’uomo da spiaggia». Costui aveva passato quarant’anni della sua vita sulle spiagge o ai bordi delle piscine a conversare amabilmente con villeggianti e ricchi sfaccendati. Negli angoli e sugli sfondi di migliaia di fotografie di vacanze, lo si vede in costume da bagno fra gente allegra, ma nessuno potrebbe dirne il nome o il motivo per cui è lì. E nessuno si accorse quando smise di comparire nelle fotografie. Non osavo dirlo a Hutte, ma credevo di essere io, «l’uomo della spiaggia». Hutte d’altronde non si sarebbe meravigliato: secondo lui, lo siamo tutti, e la sabbia – cito le sue parole – «serba solo per qualche secondo le impronte dei nostri piedi».

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