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Come eravamo: Stranger on a Train

24 gennaio 2017

Ale e un piccolo esercizio stilistico a partire da un incontro tra i tanti nelle sue routine ferroviarie.

L’uomo guardava ossessivamente l’orologio, come se dentro il quadrante fosse scritto tutto ciò che gli serviva di sapere su quello che sta accadendo e sarebbe accaduto in seguito. Deviava un attimo gli occhi sul finestrino opaco, ma poi, come calamitati, tornavano sul cerchio cromato, sulle lancette fisse disposte in ghirlanda, su quella mobile che scorreva in armonia col movimento della carrozza.
L’espressione era svuotata di tutto, imperscrutabile come può essere un’espressione. Dalla fronte il sudore stillava in silenziosa discesa verso il ciglio. Il sole calava, inevitabile, tra sparse risate, cigolii aritmici, bottigliette di plastica sulla via dell’incandescenza.
Quando per una volta controllo anch’io il display del cellulare, sono le 18.38 di un giorno di fuoco, e l’uomo sta scrutando ancora una volta il quadrante, prima di scendere a Ciampino, di consegnarsi a un altro tempo.

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