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Come eravamo: Lottare per la bellezza, sempre

24 ottobre 2016

Ale lo riscriverebbe più o meno uguale anche adesso.

“L’Italia ha le più belle città museo e il peggiore sprawl urbano d’Europa.”

Lo dice Winy Maas, e più modestamente lo dico io ogniqualvolta butto l’occhio dai miei treni quotidiani sullo spazio che separa la città dalla campagna semiurbanizzata che la circonda.
E mi convinco sempre più che – accanto alla sacrosanta lotta all’inquinamento atmosferico che ci soffoca i polmoni – dobbiamo qui da noi svolgere una lotta altrettanto senza quartiere all’inquinamento visivo che ci soffoca gli occhi.
E mi chiedo: ma la gente, quelli intorno a me, che vedono (dovrebbero, almeno) ciò che vedo io, è per caso diventata cieca? Non si accorge dell’attentato percettivo non solo di case brutte, sparpagliate a caso su un territorio non considerato nella sua specificità estetica, ma anche nella confusione di vecchie insegne abbandonate e mai rimosse, di cabine telefoniche sfondate eppure persistenti sul suolo, di capannoni industriali inutilizzati e ridotti a rovina postindustriale, di incompiute rovine cementifere a divorare ettari ed ettari.
E mi chiedo come possa essere lo stesso Paese ad aver prodotto, negli stessi anni, alcuni dei più fulgidi esempi di design, di eleganza diffusa, di sistemazione paesaggistica, e questi obbrobri: un paradosso prettamente italico.
E concludo che, così come non si può, non si deve convivere con la mafia (ve lo ricordate quello, no?), allo stesso modo dobbiamo disimparare a convivere con la bruttezza, il degrado ambientale, l’incuria, la sciattezza, il piano demolitore che tanti in alto e in basso hanno messo in atto contro la nostra terra, per egoismo, per disattenzione, per soldi, per mire criminose.
Considerato tutto ciò, a  volte la rabbia e l’impotenza possono prendere il sopravvento, ma dobbiamo ricordare che non siamo soli a pensarla così: c’è il Fai, c’è Coppula Tisa, c’è chi dice no al consumo di territorio, ci sono gli agguerriti comitati toscani, e tanti altri.
Insieme, questa battaglia sacrosanta, la si può vincere.

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