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Come eravamo: Mandarine e ferrofaghe

31 agosto 2016

Niente di meglio per esorcizzare le fobie che scriverne. Qui Vale parlava delle sue “amate” vespe, che sono al centro anche di uno dei progetti cui stiamo lavorando in questo periodo. Si cita anche un paio di absent friends, sempre nel nostro cuore, motivo in più per rivangare questo vecchio post.

Noto con piacere, girellando sul mio account di Shinystat, che continuate ad arrivare tramite la nostra vecchia amica, la mandarina giapponese (ricordate, la summa di tutti i miei incubi in un iridescente corpo di cinque – 5 – centimetri, ali e pungiglione ben proporzionati…).

Pare che la mia pluridecennale fobia sia un valido supporto al blog, dopotutto.
Ebbene, le vespe hanno colpito ancora. Una settimana fa ho avvistato il primo vespone della stagione, tre centimetri a mezzo, che mi puntava da dietro la finestra digrignando i denti («Sto arrivando per te, Vale, tieniti pronta!» e giù di risata satanica).

Questa notte, non sorprendentemente, ho fatto una serie di sogni vespa-style.
Nel primo, volevo salire a casa di mio padre, che abita in un condominio, ma non ci riuscivo perché davanti al portone, e nell’androne della scala, c’era un raduno di vespe di ogni specie. Una sorta di riunione generale per mettere in comune i risultati ottenuti nell’instillare paure nella Vale, e su chi sia riuscita a farla correre via più in fretta. Insieme a me, nel sogno, c’era “quel-gran-genio-del-mio-amico” che se la rideva beato, e il mio gatto seduttore Aristillo, che sprezzante del pericolo attraversava i gruppetti di vespe e saliva a casa.

Nel secondo la mia mente surriscaldata e terrorizzata ha creato una nuova specie di vespe, le ferrofaghe, un orrore di quattordici centimetri e mezzo che si attacca alle impalcature e a qualsiasi cosa contenga ferro, oltre ad avere come hobby l’inseguimento degli esseri umani. La vespa ferrofaga ha una sottospecie, vespa ferrofaga aeroplanensis, un mostro di oltre sedici centimetri che predilige le carlinghe degli aerei.

Forse dovrei parlarvi davvero delle vespe, come sono, e non come le vedo io, ma per il momento ne ho abbastanza. Accontentatevi del sogno, che la lezione di entomologia ve la faccio un’altra volta.

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