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Non ce li facevo così, i Jethro Tull

24 agosto 2016

Il sogno di qualche notte fa è stato interessante.

Si era nel 1998, ed ero all’Auditorium di Roma (quello per Parco della Musica, il Conciliazione), per un concerto che non si poteva definire altro che storico. In programma l’8a sinfonia di Mahler, quella dei Mille, diretta da un mahleriano doc come Claudio Abbado.

Tra il pubblico che stipava la sala, accorsi per l’evento, c’erano anche Herbert Marcuse (incurante di essere morto da quasi vent’anni) e Mick Jagger, immortalati in una mitica foto col maestro milanese. Per la prima volta venivano usati raggi laser in un concerto classico, mentre c’era molta curiosità in platea per il debutto di una giovanissima soprano scoperta da Abbado mentre cantava in una chiesa canadese e da lui fortemente voluta a Roma (l’adolescente non aveva mancato di far impazzire tutti durante le prove con le sue bizze da star).

Grande successo, come prevedibile, nonostante nell’aria ci fosse ancora un certo nervosismo in seguito alla strage avvenuta pochi giorni prima, quando i Jethro Tull durante un loro concerto avevano d’improvviso aperto il fuoco sulla folla uccidendo 12 persone prima di essere eliminati dalla sicurezza, loro e una incolpevole violinista dell’orchestra che li accompagnava, finita sulla linea di tiro tra i cecchini e Ian Anderson.

 

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