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Ex Libris 240 (psicogeografie londinesi)

7 agosto 2016

London Calling

All’epoca era considerato straordinario che Warhol potesse sistemare da qualche parte una cinepresa e andarsene, lasciando che la macchina svolgesse il proprio lavoro girando il film: nessuno partecipò alla realizzazione di Empire (1964), della durata di otto ore e sei minuti,  e ben pochi si presero la briga di guardarselo tutto, compreso lo stesso Warhol. Oggi, nel moderno stato di polizia britannico, centinaia di migliaia di telecamere di sorveglianza, grappoli di frutti metallici appesi ai lampioni e ad appositi pali portano avanti l’opera di Warhol, registrando e immagazzinando milioni di film che non saranno mai visti da nessuno. Ma spezzano, come ipotizza Burroughs, il continuum spazio-temporale? Gli scrittori Iain Sinclair e Peter Ackroyd sottolineano ripetutamente i pericoli che porta con sé l’interruzione della sacra geometria della città: il Tempio di Mitra ricostruito su un allineamento errato, i fiumi di Londra deviati, la Temple Bar che non conduce a niente, il cimitero della Pancras Old Church – il centro di Jerusalem di Blake – coperto da binari, le antiche strade romane che conducevano prima in città poi ostruite o deviate, i filmati di sorveglianza che appiattiscono la realtà, risucchiando energia dal territorio costruito, trasformando i londinesi in zombie consumatori.

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