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Come eravamo: Gigi

8 giugno 2016

Così Vale ricordava il vecchio Gigi, verso la fine del 2008. Da poco abbiamo vissuto un’esperienza simile con Aristillo. Non bisogna aver paura di raccontare il dolore.

Mio padre ha assistito il suo, di padre, negli ultimi attimi della sua vita.
Mio nonno era in ospedale, era malato di diabete. Da giovane non si era mai piegato davanti ai fascisti. Ho l’onore di aver conosciuto un uomo che non ha mai alzato la mano nel saluto, mai. Ci prendeva le botte, per questo, ma ne dava anche. Nonno era un carpentiere e ha lavorato alla costruzione del circo per la scena delle corse delle bighe in Ben Hur. Fumava come un turco. Ha smesso solo quando gli hanno tagliato la gamba.
Quando ho chiesto a mio padre se nonno avesse sofferto, lui ha risposto di no. Dormiva. Ad un certo punto ha emesso un lungo respiro, poi basta.

Anni dopo.
Gigi, il gatto di famiglia, si è ammalato verso giugno. È parso riprendersi, grazie alle cure e alle flebo che gli faceva mio padre. Poi è arrivato agosto, e papà con mia madre, mia sorella Anna e la bimba sono andati in Austria. Io ero rimasta a casa, con Gigi.
Gigi è peggiorato in modo brusco. Il dieci stava male. L’undici l’ho portato dal veterinario. Gli davo una medicina a base di cortisone, che non serviva ad altro che a placare il dolore. il dottore mi disse di passare il tredici, per vedere come andavano le cose.
Il dodici sera Gigi non si reggeva in piedi. Respirava con affanno. Ogni tanto chiamava. Io ho avuto anche il coraggio di lasciarlo solo una decina di minuti, stronza che non sono altro, per mangiare un pezzo di pizza. Lui si era rifugiato nel bagno usato da mio padre, dove c’era un bel fresco. Avevo provato a portarlo in mezzo alla roba di mia madre, forse sentendo l’odore si sarebbe tranquillizzato, ma lui voleva stare nel bagno.
L’ho assecondato, poi ho telefonato ad Ale, pregandolo di venire da me. Ha attraversato di corsa la città.
Gigi miagolava. Forse aveva paura. Allora mi sono sdraiata accano a lui, parlandogli e carezzandolo. Non ha più chiamato, allora si vede che se n’è accorto. Se quando Ale fosse arrivato Gigi sarebbe stato ancora con noi, avrei chiamato il dottore sul cellulare, anche se era tardi.
Ma ad un certo punto Gigi ha inspirato più forte. Un lungo tremito lo ha percorso, mentre espirava.
Il suo pelo, vanto di seta negli anni in cui stava bene, era diventato moscio ed opaco, ma dopo il passaggio di quel fremito ha ritrovato tutto il suo splendore.
Gigi era di nuovo il magnifico gatto che era stato in vità.

Ho pulito il posteriore e la coda dalla pipì densa che gli era sfuggita. L’ho avvolto in una bella pezza di lino, presa dall’armadio di mia madre, e l’ho adagiato sul mio letto.
Per fortuna Ale è arrivato e mi ha fatto compagnia. Per fortuna c’era Cat insieme a me.

Sono passati due anni e mezzo.
Lo sento. Gigi è nell’acqua che mi disseta, nel profumo dei boschi, nel succo dolce della frutta. I cattolici dicono che gli animali non hanno anima. Sbagliano.
Gli animali hanno anime grandi, inconcepibili per certi meschini esseri umani.

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