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Insomnie

4 maggio 2016

Ogni tanto mi capita di soffrire di insonnia. Non riesco ad addormentarmi e mi fisso su particolari insignificanti o eventi tristi, o cose che mi hanno fatto arrabbiare e spesso questo mi porta ad arrovellarmici ancora di più, e a incazzarmici ancora di più, cosa che alimenta la mia insonnia e mi costringe a continuare a pensare alle cose che mi fanno incazzare in un circolo vizioso impossibile da spezzare. Un bel problema, invero. Capita anche, più produttivamente, che qualche idea notturna venga a visitarmi, per un bel libro nuovo (come se non ne avessimo già abbastanza); lì il busillis è semmai quello di tenerla a mente, e al limite raggiungere al buio il taccuino su cui immortalarla.

Ma altre volte può anche succedere che passi il tempo nel letto con gli occhi sbarrati a chiedermi come diamine si chiamino quei tizi… quelli lì, insomma, dai, loro, che ce l’hai sulla punta della lingua, e invece… Tipo, quel famoso gruppo prog rock, oh, proprio non viene, e Ale non lo si può svegliare che domani lavora. Per quanti sforzi faccia, non riesco a ricordarmelo. E allora, quando arriva il sonno benedetto, sogno di conseguenza.

Dovevamo andare a un concerto di questi qui, manco a Slumberland sapevo come si chiamassero. Dai, loro, quelli di Elephant Talk e Matte kudasai, no? Il concerto era in Australia, dietro l’angolo insomma, comunque atterriamo down under, scendiamo dall’aereo e prendiamo la corriera per arrivare in città, manco quella mi ricordo. Fosse Melbourne o Sydney, comunque somigliava sospettosamente a Centocelle.

Quando siamo scesi dalla corriera, peraltro, è caduto un enorme ragnone giallo sulla spalla di Ale. Io ho fatto un salto all’indietro, e lui mi fa: che è, che succede? Gli dico: avevi un ragno gigantesco sulla spalla, ora è caduto. Ho provato a toglierlo dalla strada ma mi sono accorta che era morto, povero. Tanta fatica e tanto spavento per niente.

Con GB in braccio a turno, ci siamo diretti verso il posto dove si sarebbe tenuto il concerto, ci siamo anche fermati a mangiare qualcosa in un fast food, meno male che adesso esistono anche i fast food vegan, e nel sogno almeno quello me lo ricordavo! Dopo l’odissea raggiungiamo il luogo del concerto, solo che non è più un concerto: sono le riprese del video di Matte kudasai, in una di quelle case fighette tutte vetro e cemento in mezzo al bosco che si vedono su “AD”. C’era il complesso che suonava (fisicamente erano una sorta di Simply Red brutti – non che gli originali… – e hipster) e un graffito sul muro con il nome del gruppo.

Ah, finalmente risolto il mistero: erano gli “Spandau Ballet Sucks”, come diamine ho fatto a scordarmene.

 

Ps Sì, lo so che quelli veri sarebbero i King Crimson, non vi preoccupate, stordita sì ma non esageriamo.

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