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Ex Libris 223 (più case meno persone)

13 marzo 2016

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La scuola la trovai in periferia, me l’aveva raccomandata un conoscente. È un bene che sia distante, pensavo, perché attraversare la città in treno mi tranquillizza sempre, mi calma. Qui dal treno non si vede la città, bensì i singoli palazzi l’uno staccato dall’altro, sempre in via di ristrutturazione, in mezzo al trambusto dei lavori, ai montacarichi, alle palazzine variopinte che li separano dalla strada. A volte si vedono strade appena rimesse a nuovo, da poco ripulite dalle tracce di malta e calcestruzzo eppure ancora disabitate, come se nessuno avesse un coraggio tale da installarsi in spazi del tutto nuovi e moderni. Magari in questo modo la città del futuro si spopolerà: più aumenteranno le case nuove e meno saranno le persone che vorranno abitarci, più case e meno persone, un principio semplice e insieme misterioso che gli edili non dovrebbero ignorare. Oppure, di fronte alla paura del nuovo, la gente cocciuta e disperata si anniderà tra le macerie, negli squat, nelle baracche sparse seminascoste nei parchi, mentre ai grattacieli vuoti e argentei non resterà che riflettere malinconicamente il cielo e le danze vellutate delle nubi: un movimento fuggevole e non umano.

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