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La fiaba del Bullo dal cuore d’Oro

10 febbraio 2016

Se c’è una cosa che mi fa incazzare più di una vespa cui si innaffi il nido, è quando sento descrivere i bulli come vittime loro stessi. Tipo ieri a Fahrenheit, in occasione del Safer Internet Day, da una tipa* che si è messa a dire come i bulli, poveracci, sono solo ragazzini soli e incompresi.

NO. Signora, e voi tutti che sparate questa cazzata, ripetete con me: NO.

Ripetete: I BULLI NON SONO VITTIME. Non vi sento, su, più forte: I BULLI NON SONO VITTIME, SONO FIGLI DI BULLI CHE HANNO INSEGNATO LORO A FARE I BULLI E SPESSO VENGONO DAI CETI ALTI E NON GLI MANCA NULLA.

Più forte che non vi sento.

I bulli, signori, sono spesso gente di famiglie bene, piene di soldi e amorevoli con i propri ragazzi, tanto tanto amorevoli al punto che non mettono un freno a quei gigli candidi, anzi, se osi mettere in dubbio la loro bontà diventi tu il perfido intrigante stronzetto che vuole rovinare loro la vita. Poverini, sì.

Il bullo che mi disturbava alle medie, che mi prendeva in giro (ma figurati le prese in giro che mi facevano, niente, no, erano solo parole) e mi prendeva a calci (ma figurati, mica avevo i lividi, mica mi ha mai fatto sanguinare) era di buona famiglia, zio medico e dentista con soldi a palate, vestiva da capo a piedi firmato ed era pieno di amici. L’ho anche trovato per caso su facebook, da amici in comune: da ragazzino più bello della scuola è diventato brutto come una ciabatta masticata dal cane.

I bulli che mi hanno dato fastidio sono sempre stati gente piena di amici, con gli abiti giusti, con famiglie amorevoli, con i professori dalla loro parte.

PIANTIAMOLA CON QUESTA STRONZATA.

Ok, mi direte, la colpa è in primis di tutta la filiera che non ha insegnato a queste persone che non ci si comporta in un certo modo, e lo concedo, ma sono le vittime, la parte lesa, a dover essere comprese, in primis. E sono i bulli a dover essere corretti, e semmai puniti, non le vittime. Piantatela di dire alle vittime come non farsi perseguitare. Subire bullismo non è poi così diverso da essere stuprate. Non si dice alla vittima di uno stupro che non doveva farsi stuprare… Del resto siamo nel paese più bello e libero e meno sessista del mondo, che noi teniamo alle nostre donne e lapidiamo lo stupratore solo se è un negro schifoso che viene a rubarci le nostre donne. Se è italiano no, gli italiani non stuprano, e poi magari quella troia lo aveva provocato, sì, gliela doveva aver sbattuta in faccia e l’italiano poverino non ha il cervello collegato al pisello che a un certo punto dice: no, se non voglio dartelo, non te lo do. Bisogna capirlo, eh.

No, non funziona così. In questo paese, per i reati contro la persona il colpevole paga solo se la vittima è un maschio bianco. Le donne stuprate? Colpa loro. Le vittime di bullismo? Colpa loro.

Beh, questa vittima di bullismo si è sommamente rotta le ovaie alla grande.

Piantatela di trattare quegli stronzi figli di stronzi come vittime, e iniziate a prendere a roncolate chi li ha fatti diventare così (i genitori) e chi permette che la passino sempre liscia (insegnanti, catechisti, tutori e chi per loro, sì, anche catechisti, che ve pensavate, che in parrocchia il bullismo non esiste? Ahahahahah).

Grazie.

* Mi si dice essere la ministra dell’Istruzione.

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