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Ex Libris 198 (Eros e Priapo II – kuce)

13 settembre 2015

Eros

Il suggeritore fu lui il Ministro, Primo Ministro delle bravazzate, lui il Primo Maresciallo (Maresciallo del cacchio), lui il primo Racimolatore e Fabulatore ed Ejettatore delle scemenze e delle enfatiche cazziate, quali ne sgrondarono giù di balcone ventitrè anni durante: sulle povere e macre spalle di una gente sudata, convocata birrescamente a’ sagrati maledetti, a’ rostri delle future isconfitte, incitata alle acclamazioni obbligative: compressa al raduno come la gente acciughera in nel barile, spersa, in fatto, tra i segni di demenza: a veder  lontanare il futuro, il nutrimento della carne, dello spirito futuro.

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Vorrei, e sarebbe il mio debito, essere al caso d’aver dottrina di psichiatra e di frenologo di studio consumato in Sorbona: da poter indagare e conoscere con più partita perizia la follia tetra del Marco Aurelio ipocalcico dalle gambe a ìcchese: autoerotòmane affetto da violenza ereditaria. Da discrivere e pingere in aula magna que’ due mascelloni del teratocèfalo e rachitoide babbèo, e l’esoftalmo dello spiritato, le sue finte furie di tiranno che impallidiva a uno sparo. Da giuntarvi, a tanta lezione, un’altra ancora non meno vera circa la ebefrenica avventatezza del contubernio e della coorte pretoria: ed altra ed altre circa la demenza totale d’un poppolo frenetizzato: che prestava le sue giovani carni, muscoli e petti in parata, a tutti i mimi imperiali del mortuario smargiasso, avendolo inargentato salvatore della Patria.

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Mbah, isgrondava, il verbo. Di colassù di balcone i berci, i grugniti, i sussulti priapeschi, le manate in poggiuolo e ‘l farnetico e lo strabuzzar d’occhi e le levate di ceffo d’una tracotanza villana:  ch’era senza sustegno di cervello, né di potere alcuno da tenere addietro l’inimico, o, più, l’alleato. E al mezzo, al centro scenico del mimo, andatone ad onni vento il dolore, atto catalitico e resolutorio in fra tutti la esibizione del dittatorio mento e de la panza in orpelli: lo sporgimento di quel suo prolassato e incinturato ventrone, il dondolamento ad avanti-indietro, da punte a tacchi, irrigiditi i ginocchi, di quel mappamondo suo goffo e inappetibile a qualunque. Indi la reiterata esultazione di tutto ‘l corpo, come lo iscagliasse ad alto una molla, e di tutta la generosa persona: a parer più grande emiro in cima ai zoccoli: indi poi chella fulgurata protuberazione di chella sua proboscide fallica, e grifomorfa in dimensione suina, che dell’abundanzia di carne dell’apparato buccinatorio e  del buccale sfintere e labiale bucco gli era con tutto giolito e deiezione patrio d’ogni disceso de’ Malfrullati assentita. Propugnando a Francia, o a la bieca gente britannica, d’un suo pugno fabrile, e inchiovatosi il tudesco chiovo dov’e’ lo si potèa chiovare di verguenza, ecco ecco ecco eja eja eja il glorioso e ‘l virile concitarsi del non più veduto manustupro: e la consecutiva polluzione (maschia) a la facciaccia de’ molti, degli innumerati e acclamanti. E da basso, e per tutto, tutti i grulli e le grullerelle fanatizzate della Italia a gargarizzarsene, a rasciacquarsene l’anima, di chel bel colluttorio: che il Gran Maestro, tumescente in basedòwico esoftalmo, aveva coriandolato dal podio, o balco, o arengo, della novissima erezione sua.

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