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Orti sinergici e compartimenti stagni

30 luglio 2015

Chi mi conosce sa (purtroppo per lui), che ho una vera e propria mania per l’orto, fino a livelli di compulsività. Compulsività totalmente intellettuale, al momento, dato che qui a Silent Hill stentano a sopravvivere anche le petunie, i gerani gettano la spugna in due casi su tre e l’unica roba che cresce allegra, gioiosa e frondosa sono le ortiche, la parietaria e la vite canadese che quelli prima di noi hanno piantato, dannazione ed eterno tormento a loro.*

Di tanto in tanto così vado a perdere tempo (attività che potrei insegnare all’università) su pinterest e simili, sublimando la frustrazione e cercando foto di orti, coltivazioni, piante, consociazioni, e giardini sinergici. In effetti l’orto sinergico è quello che finora ha più probabilità di nascere, una volta che riusciremo a scappare via da questa prigione. E no, non sarebbe nemmeno tanto per la verdura, o per la rivoluzione, o per Giordano. È che proprio mi piace l’idea (non del famigerato “orto senza fatica”, come lo chiamano alcuni, che non esiste una roba come “senza fatica” in questo mondo) di una crescita inselvatichita e libera da costrizioni, e soprattutto senza compartimenti stagni.

Già, i compartimenti stagni, famigeratissimi salvavita nei film di sottomarini e astronavi, e che avrebbero dovuto restare confinati a quei mezzi, invece di dilagare nel pensiero comune.

Tanto per farla semplice e terra terra. In un orto “tradizionale” le verdure vengono coltivate in filari, annaffiate e concimate, e spruzzate in vario grado di roba contro i parassiti. In un orto sinergico, invece, se pianti insalata e pomodori, basta che ci metti aglio e cipolle accanto, contro i parassiti, un paio di fagiolini per fissare l’azoto e qualche fiore per richiamare api e altri impollinatori. Al massimo si può usare del compost nel terriccio, quando si fa partire il tutto, ma – dicono – non dovrebbe essercene bisogno. E non dovrebbe perché la natura (sì, quella cosa che in tanti tirano per la giacchetta solo quando fa loro comodo) ci pensa da sola, appunto: leguminose per il terreno, liliacee per i parassiti e bellissimi fiori per l’impollinazione. Oh, altrimenti non si spiega come mai, passeggiando per boschi, foreste e luoghi non (o de-) antropizzati si trova sempre e immancabilmente una così ricca e varia combinazione di specie botaniche. La soluzione è che in natura non esistono i compartimenti stagni. I compartimenti stagni, sottomarini e astronavi a parte, esistono solo nel cervello della gente.

 

* Non per la vite in sé, per carità, che è bella e darebbe pure un tono al muro di fuori, tutt’altro che meraviglioso. Ma poi chi se la deve sciroppare, la vecchia del piano di sopra che bercia isterica, e chi è costretta a prendere cesoie e sacchi neri e tentare di darle una regolata? Indovinato, proprio me medesima. Sì, esattamente così.

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