Skip to content

Rotture di coglioni (con rispetto parlando)

26 giugno 2015

Leggiamo su “L’Espresso” la segnalazione di un libro, che, cit., “elenca le fisime salutiste e mangerecce che ci ammorbano a colazione, pranzo e cena: ci sono vegani, crudisti e intolleranti, ma anche ‘il ladro di porzioni’ o ‘chi ha letto Safran Foer'”.
Ora – solo basandoci su questa sintetica descrizione, sia ben chiaro – notiamo qualcosa di familiare, che ritorna con sempre maggior frequenza nei discorsi sul cibo, in tempi sicuramente ossessionati dallo stesso (parlando ça va sans dire del famoso Occidente, o post-Occidente magari: insomma dove di cibo ce n’è in abbondanza, e le mode, lo spreco, i reality culinari trionfano). Notiamo cioè che vi è in atto una terribile confusione – attribuibile in parte a chi produce discorsi sul cibo, e in parte a chi li fruisce -, un gorgo dove le questioni ecologiche, etiche, di salute, di status e così via, tendono ad aggrovigliarsi a formare un tutt’uno inestricabile, dove le “fisime” dietetiche non riescono più a distinguersi con chiarezza dalle istanze di critica alla mega-macchina produttrice di cibo, le idee fisse tentendi alla psicopatologia si confondono con le sacrosante domande su cosa finisca effettivamente nel piatto, e lo spettro del “fondamentalismo” aleggia su tutto a vieppiù inquietare.
Una confusione, questa, che fa di sicuro comodo a chi vuol mantenere lo status quo, dalle multinazionali degli alimentari agli spacciatori di rimedi definitivi per l’obesità, perché in tale visione opaca e mistificante, chi corre dietro all’ultimo grido della dieta e “chi ha letto Safran Foer” sono equiparati e livellati (non sappiamo se nel libro in questione si usa il termine radical chic, ma chissà com’è saremmo disposti a scommetterci). Perché ad esempio se si è davvero letto Safran Foer (limitiamoci a lui, visto che è stato tirato in ballo), forse qualche dubbio dovrebbe essere venuto, sulla liceità del sistema di “creazione” del cibo in cui siamo immersi, sul gigantesco sistema di sfruttamento del vivente che comporta (a meno che non si sia inguaribilmente di coccio tipo questi), e se invece si dribla la questione proclamando un “va tutto bene madama la marchesa”, gli è tutta una grande fissa, ubbia, schiribizzo di gente che deve sopravvivere alla morte dei viceversa grandi ideali (come più o meno dice anche da anni Marino Niola), allora approdiamo su un terreno assai scivoloso.
Non avendo intenzione di leggere il libro (ci scuserà l’autrice, la colpa è de “L’Espresso”, che presentandolo così proprio non ci invoglia ad approfondire oltre) e sinceramente scusandoci se ne abbiamo frainteso le intenzioni basandoci sulle citazioni estrapolatene, ci viene in mente un giochino, così, d’emblée. Lalli scrive:

Gli appartenenti alla specie umana che mangiano tutto e non rompono i coglioni, si sono estinti come il dodo?

(che è un po’ la stessa cosa che si trova a un certo punto di Hanno tutti ragione, quando Tony Pagoda torna in Italia dopo l’esilio sudamericano e trova, parafrasiamo a memoria, un sacco di vegetariani che rompono le scatole).
Allora ci vengono in mente, a partire da qui, altre possibili citazioni da libri del passato (del tutto ipotetici, of course).
Per esempio

I consumatori che comprano tutto quello che gli mettiamo sugli scaffali e non rompono i coglioni con queste storie sui diritti dei lavoratori, la salvaguardia dell’ambiente, se non addirittura il benessere degli animali, si sono estinti come il dodo?

Oppure

I gay che si fanno gli affari loro e non rompono i coglioni con questa moda del coming out e dei diritti civili, si sono estinti come il dodo?

Ma anche

Le appartenenti alla specie umana femminile che stanno a casa e non rompono i coglioni con pretese come il diritto di voto e un ruolo nella società, si sono estinte come il dodo?

Per non parlare de

I negri che lavorano tutto il giorno nei campi di cotone cantando blues tristi e non rompono i coglioni alla razza superiore che gli dà lavoro, si sono estinti come il dodo?

E così via, ad libitum.

Ps. Manco a farlo apposta ascoltiamo Fahreneit e becchiamo un altro che ha proprio capito tutto della questione (ironia mode on), Massimo Donà, che dice qualcosa tipo “una volta ci scannavamo su temi come la questione trinitaria, e adesso sul mangiarci l’ovetto della zia con le galline o quello comprato al supermercato”. Certo se manco gente che si definisce “filosofo” riesce ad afferrare nel suo sistema di pensiero che dovrebb’essere assai evoluto quello di cruciale che c’è in ballo nella questione, e la scredita e minimizza con questi mezzi retorici davvero modesti, stiamo messi proprio male, eh? Se lo capiamo noi che non siamo davvero questa cima in filosofia, anzi il contrario, non dovrebbe essere così difficile.

No comments yet

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: