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Space clearing e (auspicabilmente) mind clearing

25 marzo 2015

Il riordino, come va di moda chiamarlo adesso, o “metti a posto ‘sto casino”, come ho sempre detto io. Avevo iniziato questo post con una frase cretinissima: “Da qualche tempo mi sto interessando di riordino.” Ma è una cazzata. Io ho sempre lottato contro la mia tendenza al disordine e all’entropia. Tendenza oltre che favorita dalla mia pigrizia – e voi non avete idea del livello e dell’autostima della mia pigrizia – anche dalla fascinazione di questo concetto. Entropia: non è una bellissima parola? Non è il “luogo” in cui è destinato a finire l’intero universo? Beh, mi dicevo (mi dico), io non faccio altro che favorire il destino di tutte le cose. Chi è più aderente al piano di Dio (chiunque o qualunque cosa sia Dio) di me?

Però, c’è sempre un però (Vale torna malamente coi piedi per terra). Ale non è dello stesso parere. Ed effettivamente, devo ammettere che tutti i torti non li ha (cioè, di solito non ne ha nessuno, a parte certe cadute di stile tipo i Baustelle,* ma è comunque roba venale).** Vivere in un ambiente visivamente libero e più vuoto possibile aiuta a non sentirsi troppo sopraffatti. Così mi sono messa a leggere qualche manuale. Tipo questo, a proposito di riordino e organizzazione mentale (che passa anche, inevitabilmente, per quella fisica), in modo da pianificare al meglio riuscendo a trovare il tempo non solo per fare tutto quello che si “deve”, ma anche quello che si “vuole”. Questo libro me l’ha consigliato la nostra amica Grazia, e devo dire che ha avuto il suo perché. Ancora non l’ho letto fino in fondo,*** e ancora non riesco a usare bene la mia bellissima agenda dell’ENPA come potrei e dovrei (ci scrivo anche le minime stupidaggini pur di non lasciarla così desolatamente in bianco, ehm), però intanto mi ha aiutato a togliere tutta la monnezza di cui mi ero circondata sulla scrivania. Quasi tutta. Ci sto lavorando, comunque.

Poi ho provato con questo: è un manuale molto divertente, ben scritto, a suo modo una rivelazione, ma non lo consiglierei a nessuno. Nel senso che alcuni concetti, in sé saputi e risaputi, vengono portati a un livello tale di raffinatezza, o specializzazione, da sfociare nella follia. Sorvolo sul discorso animista sul grado di soddisfazione che gli oggetti provano svolgendo il loro compito, e del parlare con gentilezza con gli stessi (beh, anche io parlo a volte con gli oggetti, ma in genere è per insultarli. Pessima donna che sono, direbbe la Kondo). Il problema vero, e su questo la Kondo ha ragione, è che abbiamo – possediamo – troppa roba. Io stessa, che sono una morta di fame, ho eliminato diverse borsone di abiti che non usavo, e li ho girati alla caritas (perché mia madre gestisce il – come chiamarlo – reparto abbigliamento nella sua parrocchia). Invece la soluzione giapponese sarebbe: buttare tutto, letteralmente. Non vendere o regalare o portare alla caritas o chi per loro. Proprio buttare via. Cestino, secchione, e un altro bel cumulo in discarica, alla faccia del discorso sulla negatività (psicologica ed ecologica) dell’accumulo.

Per fortuna, a parte le follie nipponiche, chiunque abbia bisogno di qualche suggerimento sensato riguardo il riordino, sul come passare da una vita di disordine cronico a “perlomeno possiamo invitare gli amici senza che si spaventino”, può trovarli qui. Sì, sempre dalla nostra amica Grazia. Non è un libro di duecentocinquanta pagine, non vi risolverà magicamente i problemi di entropia, ma perlomeno non vi dirà nemmeno cappellate come “buttate tutti i libri che non leggerete più o i dischi che non avete ascoltato nell’ultimo anno”**** o “parlate e coccolate le calze che poverine stanno sempre in tensione ai vostri piedi e hanno bisogno anche loro del meritato riposo tranquille e scialle” (mia libera e un po’ tendenziosa versione).

Ah, sì, abbiamo iniziato, Ale e io, a riordinare dando via la roba che non usiamo. Finora abbiamo operato a livello di armadi e di cucina (incredibile quante stronzate uno riesca a comprarsi quando è un minimo appassionato di cucina). E la differenza c’è, si vede, si sente. Ma i libri, no, mai. I dischi neppure, non esiste. I gatti uguale. I gatti restano con noi, non esiste!

* Ehi… (NdAlessandro)

** Ah, ecco. (NdAlessandro)

*** Io sì, prrr. (NdAlessandro)

**** Anche perché dovrebbero passare sul mio corpo prima di portar via i miei dischi. (NdAlessandro)

One Comment leave one →
  1. 12 aprile 2015 15:33

    Ecco: http://www.erbaviola.com/2015/04/11/minimalismo-concreto-e-minimalismo-apparente.htm
    Nuovo post su una vera (e personalizzata) arte di riordino e space clearing (e semplificazione) sempre dalla nostra carissima Erbetta❤

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