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Antonioniana

8 gennaio 2015

Mestiere

Il mestiere del regista è di imparare a vincere gli ostacoli che incontra nel cercare di far bene il suo mestiere. La cosa tragica è che bisogna sempre dar prova del proprio talento a gente che non ne ha affatto.

Immagine/realtà/astrazione

Noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima. Fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa, che nessuno vedrà mai. O forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà.
Il cinema astratto avrebbe dunque una sua ragione di essere.

Lisca Bianca

Potrei cominciare dalla tromba d’aria, che quando la vidi arrivare impennata sul mare, sfumata in alto come un altissimo fungo con il cappello perso fra le nuvole, gridai all’operatore di portare la macchina da presa, subito, e girare. Ma Monica Vitti aveva paura e allora uno dei pescatori che lavoravano per noi le disse che lui sapeva tagliare la tromba, suo padre gli aveva confidato le parole magiche in chiesa durante una notte di Natale anni prima, difatti le pronunciò e la tromba sparì. E io mi arrabbiai perché quella tromba era esattamente ciò che mi serviva per dare il mistero dell’isola, un materiale plastico formidabile, e il giorno dopo volevo licenziare il pescatore ma non potei farlo, si era messo una benda attorno alla testa per riparare dal vento delle Eolie una guancia gonfia come un pallone, un mal di denti improvviso che era una punizione di dio, perché il pescatore aveva preso il suo posto tagliando la tromba.

Elettronica 1

Per quanto mi riguarda, penso di avere appena incominciato a scalfire la gamma ricchissima di possibilità che l’elettronica offre. Altri potranno fare di più. Una cosa posso dire e cioè che il nastro magnetico ha tutte le carte in regola per sostituire la tradizionale pellicola. Non passerà un decennio e il gioco sarà fatto. Con grande vantaggio di tutti, economico e artistico. In nessun altro campo come in quello dell’elettronica poesia e tecnica camminano tenendosi per mano.

Zen

Questo film forse, è come lo Zen: nel momento in cui lo si spiega lo si tradisce. Voglio dire che un film che si può spiegare a parole non è un vero film.

Elettronica 2

Questo domani potrebbe già essere oggi, se non ci fosse la struttura industriale del cinema a impedirlo. Sarebbe la fine della pellicola, dei laboratori di sviluppo e stampa, delle macchine da presa e di almeno un terzo dell’impianto commerciale del cinema. Credi che sia facile distruggere tutto questo? Tra tutte le arti, il cinema è quella che ha più innesti nella vita; bisognerebbe cominciare a cambiare anche questa. Così com’è, non è che sia organizzata tanto bene.

Formalismo

Molte volte mi hanno dato del formalista. Io ho sempre curato la forma, non posso negarlo, quello che non riesco a capire è perché non si dovrebbe farlo. Se si sposta un oggetto in un’immagine non è soltanto una questione di forma, è una questione molto più sottile, che investe il rapporto delle cose con l’aria, delle cose del mondo. Il mondo è il concetto che è sempre presente in un’immagine: il mondo di quelle cose che si vedono e il mondo di tutto quello che c’è dietro.

Pecora nera

Mentre i miei primi documentari mi hanno preparato ai lungometraggi, questa esperienza cinese mi ha preparato al nuovo modo in cui ho usato la macchina da presa in Professione: reporter. Non sono veramente un buon figlio del neorealismo; piuttosto sono la pecora nera della famiglia e ancora di più in questo film. Ho sostituito la mia oggettività con quella della macchina da presa. Posso dirigerla in tutte le direzioni che voglio. Come regista sono Dio. Posso permettermi ogni tipo di libertà. In effetti, la libertà che ho raggiunto facendo questo film è la libertà che il personaggio del film ha cercato di raggiungere cambiando identità.

Scienza e sentimento

Io credo che sia in atto una grande trasformazione antropologica che finirà per cambiare la nostra natura. Se ne vedono già i segni, alcuni banali, altri inquietanti, angosciosi. Non reagiamo più come avremmo reagito una volta né, si fa per dire, al suono delle campane né a un colpo di rivoltella né a un omicidio. Anche certe atmosfere che un tempo potevano apparire serene distese, convenzioni, luoghi comuni di un certo di tipo di rapporto con la realtà, ora possiamo guardarle tragicamente. Il sole, ad esempio. Lo guardiamo in modo diverso che nel passato. Sappiamo troppo su di lui. Sappiamo che cos’è il sole, che cosa succede nel sole, le nozioni scientifiche che ne abbiamo hanno finito per modificare il nostro rapporto con lui. Io, ad esempio, a volte ho la sensazione che il sole ci odi e il fatto di attribuire un sentimento a qualche cosa che è lì sempre uguale a se stessa, significa che un certo tipo di rapporto tradizionale non è più possibile. Dico sole come potrei dire la luna o le stelle o l’intero universo.

Elettronica 3

Penso che l’avvento nel cinema dell’elettronica possa metterci di fronte a una situazione analoga a quella che venne a crearsi nel mondo della pittura con l’avvento dell’arte astratta, quando migliaia, decine di migliaia di persone, sempre in virtù del solito bisogno di esprimersi, cominciarono a scarabocchiare con i colori, convinti di poter essere artisti purchessia anche e solo disegnando cerchi e linee.
E solo adesso, a distanza di anni, sappiamo che quelli che hanno significato davvero qualcosa per questo tipo di arte, sono solo quei cinque o dieci che conosciamo tutti: si sono salvati solo coloro che del mezzo sono riusciti davvero a fare il loro autentico mezzo di espressione. Accadrà lo stesso con l’elettronica: vedremo film fatti dall’uomo della strada, lo spazzino prenderà i sacchetti dell’immondizia, e ci farà su il suo film. Ma come per l’arte astratta, anche per l’elettronica, che solo apparentemente semplificherà il mestiere di autore di cinema e lo aprirà praticamente a tutti, succederà che quelli che avranno fatto dell’autentico cinema, anche e perché no sui sacchetti dell’immondizia, a conti fatti, saranno pochi o pochissimi.

(da qui)

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