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Ex Libris 165 (oscure signore)

14 dicembre 2014

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La Signora incute paura perché è la parte nascosta del reale, il ponte, la donna serpente, la melusina, il punto d’incrocio di tutti i culti, quelli antichissimi e quelli vicini, perché in tutti i culti c’è una donna che vive in una grotta e vede quel che gli altri non vedono. Anche Mary Poppins, scrive Maria Luciana Buseghin in L’ultima Sibilla, è una di loro, almeno così come l’aveva concepita Pamela Travers, in grado non solo di volare ma di trasformare la stagnola in stelle e di parlare il linguaggio degli uccelli e dei neonati.

La Signora fa paura perché ha avuto tutti i nomi che ha voluto: la prima Sibilla si chiamava Erofile e visse nove generazioni, Lamia era la Sibilla Libica e fu regina prima di trasformarsi in mostro, nella Lamia che conosciamo, perché le morirono i figli, e per sopravvivere al dolore dovette uccidere quelli delle altre donne. Le Sibille sono suono: colei che respinse l’amore di Apollo visse tanti anni quanti i granelli di polvere nella sua mano, e poi si ridusse a pura voce. La voce delle donne, come quella delle sirene, che nell’Oriente antico cantavano per i morti, è segno di sventura per i maschi, e infatti è femminile il coro di Persefone che accompagna il momento del trapasso. Le Sibille abitano il mondo e lo rendono bello e segreto: vivono nei deserti nelle montagne e nelle grotte, ballano nei boschi come le ninfe e sono fatte di luce come le elfe e insegnano a filare ai mortali. Le Sibille sono dèe come Cupra e Bona, il cui nome non deve essere pronunciato pubblicamente e quando le donne la celebravano nei riti segreti bevevano vino dandogli il nome di latte, perché nominare significa creare e dunque cambiare la realtà. Le Sibille sono doppie come la dea Carmenta che protegge le partorienti e difende i bambini dalle streghe e dagli uccelli vampiri, e per farlo si divide in due, come la lingua di una stessa fiamma: Postuorta che conosce il passato e Anteuorta che conosce il futuro, e che è la madre di Evandro, il dio incognito dei sabini, e della ninfa Porrina, che reca nella mano destra il candido e profumato fiore della salute, e stringe nella sinistra un serpente, e forse il fiore è proprio il pollibastro o polliot che secondo alcuni si trova ancora nelle casse della biancheria per profumarla, ma nessuno l’ha mai visto.

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2 commenti leave one →
  1. 21 febbraio 2015 14:09

    Splendida citazione: fa venire voglia di cominciare a leggere. Subito.

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