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Postilla daniziana (i soliti discorsi)

17 settembre 2014

Una che di antispecismo se ne intende, Serena Contardi, dice che peggio degli animalisti ci sono solo gli anti-animalisti. Ed effettivamente ogni volta che un caso – come quello simbolico di Daniza – catalizza l’attenzione pare di trovarsi lì nel mezzo, tra due fuochi: quello di certo animalismo, quello naif, basico, che non vede al di là del proprio naso e si scatena nella solita ridda di insulti conditi variamente in salsa razzista, sessista e chi più ne ha più ne metta, perché di tutte le storture del mondo vede solo quella; quello di certa intellettualità che, in perfetta antitesi, vede tutti i problemi meno quello, e butta lì con nonchalance giudizi tranchant su quegli esagitati di animalari (e prima o poi si dovrà capire chi ha inventato tale epiteto imbecille) che non hanno meglio di che pensare. Gli uni e gli altri accomunati dall’incapacità di cogliere in filigrana i nessi che reggono la società dello sfruttamento, e le analogie (pur nella peculiarità dei vari ambiti) tra le sue estrinsecazioni, speciste e non, in quanto a dinamiche di condizionamento socio-culturale, di incrostazione del luogo comune nella mentalità di massa.

Quanto a noi, non ci stancheremo di ricordare che, quando lanciamo il nostro grido di dolore per Daniza o Marius (e per gli altri miliardi il cui nome gli umani non conoscono), non stiamo astraendoci in escapiste arcadie disneyane (obiezione ad alto tasso di idiozia che trasversalmente piomba su chi si occupa di questioni animali) ma stiamo lottando per un mondo, e un’umanità migliore, esattamente come quando ci siamo espressi, nel nostro piccolo, sul caso Eluana, o sulla piaga del femminicidio, o sull’omofobia dilagante, o sull’ecocidio in corso. Perché rinchiudersi nel proprio orticello di indignazione, settorializzare la risposta (emotiva quanto intellettuale) all’ingiustizia, non fa bene a nessuno. Per citare un’altra che di antispecismo si intende, Federica Garau:

Pochi si rendono conto di quanto certi atteggiamenti schizofrenici su questioni conseguenti, affini, vicinissime, siano voluti e indotti allo scopo di metterci tutti contro perfino quando, in realtà, concettualmente condividiamo certe posizioni di base.
DIVIDE ET IMPERA.
Facciamoci la guerra, stiliamo classifiche e gerarchie di valore sugli accadimenti, mettiamo i paletti, concentriamoci solo sulle differenze e non notiamo le analogie, così sì che sistemeremo le cose!

Gli orsi polari siamo noi, diceva l’ultimo rapporto dell’IPCC sui cambiamenti climatici. Sarebbe ora di percepirlo davvero, a tutti i livelli, prima che sia troppo tardi.

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2 commenti leave one →
  1. 18 settembre 2014 09:28

    Condivido, in senso letterale e in senso materiale.

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