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Cos’è il genio: Errigo Moments

24 luglio 2014

Ogni tanto deve arrivare qualche mancin* a mostrare cose che gli umani non credevano immaginabili. È lo stigma del genio: visione, ispirazione, imprevedibilità.

30 anni fa indentificavo il genio nelle seconde di servizio, nelle discese a rete, nelle volée di John McEnroe. Oggi, lo ritrovo ogni qualvolta vedo salire sulla pedana Arianna Errigo.

Con lei il fioretto, arma supremamente tecnica e strategica, assume a volte l’arrembare spavaldo della sciabola, tanta è la sicurezza nell’azione della lombarda.

Ma prendete i due ultimi assalti dei mondiali di Kazan. In semifinale si ritrova di fronte l’immarcescibile Vezzali, che è un po’ il suo opposto schermistico: iperconcentrata, cinica, micidiale nel castigare qualsiasi errore dell’avversaria, trasfigurata nella cattiveria agonistica della campionessa cannibale, tanto quanto la Errigo è apparentemente leggera, quasi svagata in certe circostanze, irridente nell’avanzare a guardia abbassata, protesa all’attacco con protervia al limite sconsiderata. In finale la Batini, la giovane promessa verrebbe da dire, anche se ha solo un anno meno di lei, sbocciata nel suo pieno fulgore con più lentezza, ma in forma micidiale in questa stagione. Bene, lo schema è lo stesso. Inizia sempre un po’ sfocata, Arianna: imprecisa, disattenta, pare abbonata alla luce bianca e si lascia sorprendere più volte dalle avversarie. Non la si conoscesse, verrebbe da dire che non è giornata, che non ha voglia, succede anche alle grandi, no?, pazienza, sarà per la prossima volta.

Poi accade, ogni volta. E ogni volta è uno di quei momenti per cui si guarda lo sport, in fondo: perché nel qui e ora della competizione, in quell’occhio del ciclone fatto di tensione, fatica, pressione, nella lotta tra i limiti del corpo, la forza della volontà, le profondità inscrutabili del talento, si accende qualcosa. Come se un’invisibile pietra focaia fosse sfregata nell’impugnatura, la lama di Arianna prende fuoco. Una stoccata, due, tre… Con la Vezzali sono cinque di fila, con la Batini addirittura otto, una valanga, la netta impressione che la Errigo possa fare quello che vuole nell’ascesi agonistica che conduce alla quindicesima, all’ennesimo trionfo. D.F. Wallace parlava di Momenti Federer, sarebbe il momento di riflettere anche sui Momenti Errigo.

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