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Cambiare idea

2 luglio 2014

Se dieci, ma anche cinque anni fa mi avessero chiesto “Vale, qual è la cosa che maggiormente desideri dalla vita? Eccettuati salute, amore, famiglia e le solite cose che si dicono per sembrare persone equilibrate, insomma”, avrei risposto: “Pubblicare le cose che scriverò.”

Non scrivere, eh, non era semplicemente “scrivere”. Quello possono farlo tutti. Più che tutti, oggi, grazie all’iconcina word, ma vabbe’, questo è un altro discorso.

Se me lo chiedessero oggi, direi “poter coltivare un orto”. Ma no, nemmeno. Poter coltivare. Punto.

Mi chiedo cos’è cambiato questi anni. Perché forse ci ho perso il gusto. Lavorare, faticare, per cosa, per chi? Scrivere non basta, chi scrive vuole pubblicare: non fidatevi di chi dice “scrivo solo per me”. Non è vero. Si scrive solo per essere letti. Per essere letti da tanta gente, possibilmente. Io quello che potevo fare, l’ho fatto. Mandare le nostre cose a chi ce le ha chieste, per dire. E quando qualche amico mi contatta per dirmi “caspita, avete fatto un bel lavoro” o anche solo “mi è piaciuto”, ecco: in quel momento sento che i miei sforzi sono serviti (certo, c’è anche chi dice che non è stato un buon lavoro, in quel caso mi domando dove ho sbagliato, e cosa posso fare per migliorare, se le obiezioni sono sensate, ma anche questo è un altro discorso). Questo non mi basta più.

Invece guardo i semi di anguria che ho piantato. Li osservo starsene ben nascosti a farsi beffe di me, a spernacchiare i miei sforzi, ma poi li vedo germogliare dopo aver dato loro una bella dose di sole mattutino (l’unico che potevo dar loro, in effetti). E questo, mi dico, questo è gratificante.

Lo è piantare i gerani e vedere che prosperano. Provare a piantare un seme di albicocca e scoprirci dentro un simpatico inquilino, e pazienza se non avrò un albero di albicocche. Lui, l’inquilino, mi guardava con aria, oserei dire, perplessa. Gli ho augurato buona vita e l’ho messo nella terra di un vaso vuoto.

Io dico sempre, quando voglio lamentarmi (e anche fare autoironia) che avrei dovuto studiare da dentista, piuttosto che voler fare la scrittrice. Ma non è giusto, probabilmente avrei dovuto fare la vivaista, sì.

Oggi va così.

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