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These are the songs of my life: Death Songs Edition

16 aprile 2014

La vera canzone popolare è quella che parla della morte, dicevano gli Elii presentando la loro Urna (la morte suole arrivare silenziosa come un’alce) riguardando l’argomento in questione tutti indistintamente: questa è la vera musica pop, no?

Allora, ecco i miei brani  preferiti sul tema.

C’è la straziante elegia sul morire ogni giorno a cura lirica del sempre positivo Roger Waters:

And you run and you run to catch up with the sun but it’s sinking
Racing around to come up behind you again
The sun is the same in a relative way, but you’re older
Shorter of breath and one day closer to death

C’è il memorabile elenco funebre di Leonard Cohen:

And who by fire, who by water,
Who in the sunshine, who in the night time,
Who by high ordeal, who by common trial,
Who in your merry merry month of may,
Who by very slow decay,
And who shall I say is calling?

C’è il blues di Lidsay Buckingham che potrebbe essere una riflessione sulla depressione, ma che io vedo come un sguardo sull’ultimo abisso:

Days when the rain and the sun are gone
(Black as night)
Aagony’s torn at my heart too long
(So afraid)
Slip and fall and i die

C’è la canzone horror per eccellenza, che al contrario invita ad abbandonare ogni paura della falce:

40,000 men and women everyday… Like Romeo and Juliet
40,000 men and women everyday… Redefine happiness
Another 40,000 coming everyday… We can be like they are

C’è l’inquietante filastrocca di Colin Moulding, puro black humour stile Swindon (qui è accoppiata a Dear God):

It frightens me when you come to mind
The day you dropped in the shopping line
And my heart beats faster when I think of all the signs, all the signs

C’è ovviamente la power ballad definitiva, trionfale inno alla natura transporporale dell’anima:

I used to be frightened of dying
I used to think death was the end
But that was before
I’m not scared anymore
I know that my soul will transcend

C’è un altro grande elenco mortifero, esempio della barocca poetica catanese di Cesare Basile:

Quello camminò
e quell’altro cantava
questo ebbe tre mogli
quello solo pazienza
questo morì di questo
quello morì di quello
ed il terzo di un’altra
disgrazia e malora
che talento ha
la morte

E infine la deviante visione esistenzial-orrorifica di David Longstreth:

Look there the goblins dressed up like a wound
Mutants are vagrant and hateful
Look there the mirror a zombie stands staring
Vacant and glaring pronouncing your name
As you’re saying
About to die

 

 

 

 

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