Skip to content

Peppuccio e l’istinto cinefilo

17 dicembre 2013

Ok, ho i miei pregiudizi (che il più del volte sono poi postgiudizi, formatisi sulla base di molteplici visioni, letture, ascolti: ho visto abbastanza film dei Coen per capire che non li sopporto; d’altronde altre volte l’irritazione latente al solo sentire un nome mi impedisce l’approccio: per esempio Haneke, di cui prima o poi dovrò vedere qualcosa). Ma cerco ogni tanto di andare alla verifica, per capire se qualcosa da salvare c’è, o se invece l’istinto cinefilo non tradisce.

Prendiamo Tornatore. Tendo a evitarlo come la peste, ma poi, se una sera fanno in tv un suo titolo di cui più d’uno m’ha parlato bene, mi accomodo, non neutro, comunque disposto al confronto, e inizio a guardare La sconosciuta. Intendiamoci: uno come Tornatore, che prova a fare un cinema cinema, curioso dei generi, spettacolare, ampio, dovrebbe piacermi, no? In un panorama per lo più pavido come quello italiano, ci si dice, ce ne fossero, come lui, come Salvatores.

Ecco, sì, ce ne fossero, se fanno bene quel che fanno. L’occupare un settore amato e per lo più disertato non garantisce un plauso a prescindere, anche e soprattutto da parte dei fautori di un cinema davvero raffinato e popolare, come si riusciva a fare in Italia fino a 20 anni fa. L’unico film di Tornatore che mi aveva interessato, Una pura formalità, era per l’appunto frustrato nelle sue ambizioni dalla immane pesantezza di tocco con cui il racconto veniva condotto.

Insomma, il film prende a dipanarsi, e il desiderio che si materializza, invincibile, è quello di avere Peppuccio lì, a disposizione accanto al divano, in modo da corcarlo, inquadratura dopo inquadratura.

Già, perché io sono sicuro che lui vorrebbe, davvero, vorrebbe tanto, in fondo all’animo, concepire 1 inquadratura 1 che non sia effettistica, in cui non si legga in tralice la volontà smaccata di colpire, a differenti livelli (un po’ lo stomaco, un po’ i sensi, un po’ l’intelletto, un po’ un fritto misto di tutti questi). A tal scopo, più truzzo è l’effetto, meglio è. Schiacciate da questo atletismo esasperato, le povere inquadrature non hanno ovviamente alcuno spazio per respirare, e sono condannate a una nerboruta inerzia.

Poi, Tornatore non è che non sia bravo, in certe cose, solo che si ritrova schiavo del suo cattivo gusto innato (che contagia anche l’onnipresente colonna sonora morriconiana), e se è capace di catturare ai suoi scopi un’atmosfera (quella livida e distante di Trieste) non resiste a porla nel più scontato dei contrasti con la luce cadda cadda dei flashback d’amore; se sa costruire una sequenza di tensione, non resiste a inanellarne una serie, via via più irritanti, caricate a pallettoni, non rinuncianti ad alcun cliché del genere.

La costruzione del plot, d’altra parte, è manipolatoria fino al ridicolo, e prima di una conclusione degna di un film tv Rai di tematica sociale, l’infilata di rivelazioni nell’infinito pre-finale (SPOILER ALERT) fa impennare la Scala Flightplan*: la povera Irena non solo non riesce ad ammazzare due persone piantando più volte un megaforbicione nel petto di uno, con spruzzi di sangue tipo geyser, e precipitando l’altra per molteplici piani di scalone scenografico; ma su indicazione mendace del sor Muffa si accasa in una casa di poveracci un tantino nervosetti che non c’entrano niente e guardacaso hanno adottato una bambina uguale a lei, guardacasissimo nata tre giorni dopo il figlio che lei sta cercando; e riesce per buona misura, la tapina, a farsi pestare da due babbi natale stile Arancia meccanica che forse hanno a che fare con la storia o forse no, chi lo sa, basta che si mena. (Non lo so, magari son io che non ho colto le ambiguità, e ogni elemento ha una sua seconda lettura, ma essendo Tornatore costituzionalmente incapace di trasmettere ambiguità, il problema certo non è mio.)

Non avessimo tutto questo ben di dio da manuale del cattivo regista, basterebbe da solo lo spudorato sadismo (un bravo psicanalista ne avrebbe qualcosa da tirar fuori sulla psiche del Peppuccio nazionale) dello sguardo registico, degno di un Von Trier meno intellettuale, mescolato ad arte a un tono vergognosamente ricattatorio nella messa in scena delle tribolazioni della sua eroina stra-abusata, stra-picchiata, stra-violata, per consegnare al pubblico ludibrio La sconosciuta.

Insomma, la seconda che ho detto: l’istinto cinefilo non tradisce

* Trattasi di un indicatore del livello di inverosimiglianza nei thriller: prende il nome dall’omonimo titolo, campione mondiale dei plot assurdi.

7 commenti leave one →
  1. 20 dicembre 2013 15:41

    Però “Una pura formalità” era bellissimo…a me era piaciuto un sacco!!

    • 21 dicembre 2013 16:47

      Era interessante, infatti. Peccato che anche lì, dove si doveva giocare di fino, Peppuccio picchiava con mdp come fosse un martello.

  2. Paolo permalink
    20 dicembre 2013 16:49

    La migliore offerta a me è piaciuto

    • 21 dicembre 2013 16:49

      Non l’ho visto. Il trailer prometteva, ma tempo che le inquadrature estrapolate tradissero. Perché non è che Peppuccio non sappia comporre un’immagine, è che non sa contenersi, straborda sempre. Comunque, prima o poi recupererò.

  3. Paolo permalink
    21 dicembre 2013 17:56

    comunque se un cineasta decide di mostrare certe cose, che mostrarle è necessario alla storia, alle atmosfere ecc..deve poterlo fare nei modi che ritiene
    Comunque ti preannuncio che ne La migliore offerta non viene menato nessuno/a..è tutto un sottile gioco di inganni.

    • 22 dicembre 2013 17:55

      Ma certo, liberissimo di girare come meglio crede, e liberissimo io di trovare la sua overespressività urtante (e in particolare qui ai limiti dell’abiezione, rivettianamente intesa). In effetti vorrei proprio verificare come il gioco di inganni, che necessita appunto di sottigliezza, possa sposarsi con il turgore strabordante del suo sguardo.

      • Paolo permalink
        22 dicembre 2013 18:59

        ora che ci penso dovrebbe esserci una scena in cui Geoffrey Rush prende le botte

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: