Skip to content

Gaddiana

25 novembre 2013

Io sono, letterariamente parlando, una mezza cialtrona. Cerco di farmi una cultura letteraria (comprendente generi e non, saggistica e narrativa, classici e novità) quanto più varia e approfondita possibile, ma ammetto che qualche fondamentale mi manca (tipo quasi tutti i russi a parte Bulgakov).
Per quanto abbia avuto fortuna fin dai tempi della scuola, dal punto di vista delle lezioni di letteratura, sono conscia di avere paludi di ignoranza.

Una di queste iniziò a prosciugarsi qualcosa come venti anni fa. A quel tempo feci un paio di settimane in campeggio con mia zia, e mio cugino aveva da studiare un curioso romanzo dal titolo lungo ed eloquente: Quer pasticciaccio brutto de via Merulana.

Io a malapena sapevo che esistesse, a Roma, da qualche parte, una via Merulana.

L’autore mi era, ovvio, totalmente ignoto, e si fregiava di un nome anche un po’ pretenzioso, per la sedicenne che ero: Carlo Emilio Gadda.

Ma, dopo aver chiesto il permesso a mio cugino (“E che mi devi chiedere il permesso? Leggi!” rispose lui, grossomodo) e aver scorso le prime righe (Tutti oramai lo chiamavano Don Ciccio. Era il dottor Francesco Ingravallo, comandato alla mobile: uno dei più giovani, e non si sa perché invidiati funzionari della sezione investigativa. Ubiquo ai casi e onnipresente su le questioni tenebrose), niente, fu amore.

Non ho contato il numero di volte che ho riletto quel  libro, da allora. Sono arrivata a correggere (ahimé, disgraziata che sei, Vale!) la docente del corso di laurea in Letteratura italiana moderna e contemporanea, quando sbagliò dicendo che il civico del palazzo era il 124 (duecentodiciannove, professoressa!). All’epoca ero arrivata al punto di sapere interi pezzi a memoria. In un mio romanzetto giovanile osavo l’omaggio in abisso, rifacendo il verso al memorabile attacco del capitolo VIII (Il sole non aveva ancora la minima intenzione di apparire all’orizzonte che già il brigadiere Pestalozzi usciva (in motocicletta) dalla caserma degli erre erre ci ci di marino per catapultarsi alla bottega-laboratorio dove non era minimamente aspettato, almeno in quanto brigadiere fungente.), nel quale Gadda a sua volta prendeva amabilmente in giro il capitolo IV dei Promessi sposi.

Poi, negli anni, sarei passata alla Cognizione del dolore e all’Adalgisa, alla Madonna dei filosofi e al Castello di Udine, avrei letto le memorie gaddiane di Arbasino e sarei passata a via Blumenstihl a guardare l’ultimo domicilio terreno del Maestro, ma il palazzo degli ori e l’indagine interrotta di Don Ciccio sarebbero rimaste per sempre nel mio cuore come il primo sguardo su uno dei miei Eldorado letterari.

Quindi, da quando Ale ha inaugurato questa mania dell’ex libris, che io depreco con tutta me stessa perché non so mai quale diamine di libro proporre, ho sempre pensato che dovrei farne uno sul Pasticciaccio. Il problema è che il Pasticciaccio stesso è tutto un lungo, ininterrotto ex libris, e inoltre la versione che ho ora a disposizione del romanzo (che spero di spatafrullare via a breve) è l’orrida nonché refusata edizioncina di Repubblica. Soffro ogni volta, nel guardarla, e mi ripropongo di accattarmi prima o poi il doppio volume dei romanzi e racconti nelle Opere garzantiane, dove c’è pure, a maggior gloria gaddiana, l’edizione di “Letteratura”. Allora, magari, un ex libris dedicato lo sforno, per far contento Ale.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: