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Avventure nel libero mercato

16 ottobre 2013

Fu 5 anni e passa fa che decidemmo di averne abbastanza del tradizionale fornitore di energia elettrica (quello che ultimamente si è illustrato con la fortunatissima campagna dei #guerrieri). Cerchiamo un fornitore che certifichi l’uso di energia proveniente da fonti rinnovabili, e ci imbattiamo in una società che per comodità chiameremo AC/DC. La AC/DC ha un bel logo, un sito accattivante con tante belle parole sulla necessità di un nuovo tipo di business, un’offerta convincente. Ottimo, in men che non si dica passiamo alla loro gestione.

Tutto bene, sulle prime. La corrente arriva regolarmente, non altrettanto le bollette. Dopo un po’ facciamo uno squillo al numero verde: un gentile signore ci dice che stanno organizzandosi per la spedizione, ché a quanto pare sono stati anche loro sorpresi dal numero di nuovi clienti da gestire. Ok, aspettiamo tranquillamente, e dopo qualche mese la prima bolletta arriva (seguita a raffica da diverse altre). Assai essenziali, le bollette: il conto è previsionale, senza alcun tipo di specifica; e, colpo di scena, non sono intestate alla AC/DC, bensì a un’altra azienda che definiremo qui Ti Fornisco Corrente Verde. Il tutto senza alcun tipo di comunicazione, tipo “Gentile cliente, l’AC/DC, con cui lei ha firmato un contratto, ha nel frattempo cambiato nome e ragione sociale bla bla”. Niente di niente. Richiamiamo per avere informazioni, e sull’eccessiva stima dei consumi e sull’entità Corrente Verde. Ci si rassicura che è tutto a posto, senza entrare nel merito.

Noi non rimaniamo proprio convinti, e spulciando in rete scoviamo diversi articoli che (appropriatamente) gettano luce sulle pratiche quantomeno ambigue dell’ambiguamente nominata società. Indi decidiamo di ricambiare al volo parrocchia, trasbordando prese e interruttori a quella che con l’ingegno multiforme che ci contraddistingue denomineremo Tesla.

Tutto bene, ancora. Senonché dopo qualche tempo siamo bersagliati, senza alcun preavviso, da un sollecito di pagamento assai sbrigativo di Ti Fornisco Corrente Verde, che ingiunge di pagare in 5 giorni un certo numero di bollette, altrimenti la fornitura di energia sarà sospesa. Facciamo di rimando notare che: 1) le bollette in questione mai ci sono giunte; 2) una delle suddette si riferisce a un periodo in cui già eravamo con Tesla: 3) non potrebbero comunque sospenderci un bel niente, visto che il rapporto con loro è concluso. Detto questo, sicuramente abbiamo intenzione di pagare le bollette (quelle vere, non quella truffaldina), una volta che loro ci avessero comunicato l’effettivo consumo maturato nel periodo di loro competenza.

Segue silenzio tombale. Finisce l’anno, inizia quello nuovo, noi ci semi-dimentichiamo della questione, fino a che, verso primavera, con le rondini appare come per magia la lettera di un avvocato che ribattezzeremo simpaticamente De Imbroglionis, con la re-ingiunzione di sganciare i soldi. Gli facciamo rispondere dal legale di un’associazione di difesa dei consumatori. Passa altro tempo e De Imbroglis ci riscrive nicchiando totalmente sulla nostra risposta. Gli si ri-risponde. De Imbroglionis sparisce.

Passano gli anni, come dice il poeta, ormai il ricordo di AC/DC e Co. è morto e sepolto quando, clamoroso al Cibali, il passato rispunta tramite una raccomandata della loro banca, cui hanno affidato il compito di recuperare gli antichi crediti. Once again, scriviamo al mediatore incaricato della pratica e gli spieghiamo per l’ennesima volta la situazione. La settimana dopo, incredibilmente, ci arriva l’agognato prospetto dei consumi, dal quale risulta che, invece dei 130 euro richiesti, ne dovevamo alla Ti Forniamo Corrente Verde la miseria di 30.

Ora, noi vorremmo sapere quanto è costato questo scherzetto alla Corrente Verde: per avere quei 30 euro che avremmo tranquillamente sborsato nel 2008, hanno dovuto mettere in mezzo un avvocato e un mediatore, per metterli in tasca nel 2013. Grandi strategie di marketing.

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