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Animal Looking

4 giugno 2013

Seguendo gli incontri antispecisti all’interno del congresso LAV, si pensava al tema degli sguardi animali nelle loro molteplici accezioni: specchio di noi stessi, altro che ci interroga, assoluto accomunato dal vivente che brucia la dualità. (“Come ogni sguardo senza fondo, come gli occhi dell’altro, questo sguardo cosidetto “animale” mi fa vedere il limite abissale dell’umano; l’inumano o l’anumano, le fini dell’uomo, ciò è il passaggio delle frontiere oltre il quale l’uomo osa annunciarsi sé stesso”, secondo Derrida.)

E ci sono venuti in mente due momenti magici del cinema di Michael Mann, due scambi di sguardo fuggenti e rivelatori: quello tra Cora, l’intrepida fanciulla inglese precipitata nell’alterità del New World, nel fuoco delle guerre coloniali, e il puma che spunta per un attimo dall’arazzo della wilderness; quello tra i coyote che popolano la più intima notte losangelena, apparizioni (ultra)terrene nel mondo degli uomini, e Vincent, il killer venuto dal nulla che tramite i loro occhi entra per poco in contatto con un mistero irresolvibile.

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