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Questioncine tecnico-terminologiche

5 marzo 2013

Sì, ho le mie fisse linguistiche, come si sa depreco i “perchè” dilaganti e in Febbre verde ho ripristinato l’accento sui sé anche in adiacenza di stesso & Co. (anche se la maggior parte degli editori, si facessero vivi, ce lo farebbero togliere).

Altra ossessione è quella sulla terminologia audiovisiva, che poi sarebbe il mio campo d’elezione. Per cui, se leggendo Saragamo (L’uomo duplicato), trovo un “guardò la telecamera” nella descrizione di un film faccio il mio bravo saltino sul seggiolino.

Ovviamente nel caso specifico dovrei andare a verificare sull’originale, per sapere se il blame va attribuito al grande José o al suo traduttore. Ma siccome non è che un esempio tra milioni, anche tra insospettabili, di definizione imprecisa, ribadiamolo l’ennesima volta: i film si girano con un apparecchio che si può chiamare cinepresa, macchina da presa, financo cinecamera, ultimamente anche con macchine da presa digitali. Certo non con telecamere, che sono quegli apparecchi a occhio simili ma in effetti diversi usati per le riprese di trasmissioni televisive.

Oppure, seguendo la coppa del mondi di sci, mi capita più o meno ogni settimana di sentire il telecronista delle donne Davide Novelli che definisce “soggettiva” un qualsiasi replay, invece di applicare il termine dove andrebbe applicato, ovverosia durante la discesa dell’apripista munito di videocamera per mostrare appunto in soggettiva il tracciato. E, passando agli uomini, il corrispettivo Davide Labate non si perita di definire “panoramica” ogni inquadratura paesaggistica di montagne innevate che punteggia le gare, laddove si tratta quasi sempre di “totali” d’ambiente (perché si parli di panoramica, telecamera o cinepresa devono ruotare sul proprio asse, se la ripresa è fissa può essere un panorama, non una panoramica).

Non resistendo alla banalità, cito Palombella rossa, e vi saluto.

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2 commenti leave one →
  1. 11 marzo 2013 18:57

    Io non metto mai l’accento sui se quando sono accompagnati da stesso/a/i. Non è la regola? Per quanto riguarda i perchè… tutta colpa della tastiera che di default ha la è. Troppa fatica tenere premuta la maiuscola.

  2. 12 marzo 2013 11:19

    Ahi! Quando avrò un sacco di soldi partirà una grande campagna: Perché scrivi perchè? Quanto ai sé, sì, è invalsa questa semplificazione, ma siccome io son fissato, mi piace distinguermi, e son d’accordo con Serianni, che pensa sia “senza reale utilità la regola di non accentare sé quando sia seguito da stesso o medesimo, giacché in questo caso non potrebbe confondersi con la congiunzione: è preferibile non introdurre inutili eccezioni e scrivere sé stesso, sé medesimo.”

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