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Misteri ingloriosi della critica “di sinistra”

25 febbraio 2013

Un po’ in ritardo leggo ciò che segue

Maya ha un’ossessione: catturare Osama Bin laden. A questo dedica tutta se stessa, all’interno della Cia e anche all’esterno. Se serve un po’ di tortura, non ne è entusiasta, ma poi lo fa (fare) senza pensarci troppo. Ancor meno ci pensa Bigelow, impegnata com’è a costruire un film anabolizzato, al suo solito. La confezione patriottica trionfa, il ragionamento latita.

Sarebbe la mini-recensione (?!?) di Zero Dark Thirty sull'”Espresso”, a opera di Roberto Escobar.

Ora, già ci occupammo del tema ai tempi della compianta Lietta Tornabuoni, che magari sarà stata una grande giornalista in altri campi, ma di cinema, lasciam perdere.

A quanto pare col cambio di firma non abbiamo progredito in modo significativo, e questo ci fa ancora una volta riflettere sul rapporto tra sinistra e cinema, dal neorealismo a oggi, quando ancora è impresa quantomeno ardua distinguere il “tema” di una pellicola dalla sua essenza formale. Del resto, sullo stesso numero della rivista (o qualcuno adiacente) Carlo Freccero diceva che la sinistra di comunicazione non ha mai capito nulla, e quella audiovisiva non pare fare eccezione. (Sempre a proposito della Bigelow, come dimenticare l’altrove competente Federico Rampini che discettava con sicumera degna di miglior causa sulla presunta natura guerrafondaia di The Hurt Locker?)

Sì, lo so, è inutile scaldarsi, però, tornando a ZDT: come un film impastato in ombre e riflessi; un film che descrive, spietato, un universo incatenato e scisso tra spazi segreti, indicibili, dedicati alla tortura, e spazi pubblici devastati dalle esplosioni; un film cinto tra pianti urla preghiere sul nero dell’11/9 e pianto di donna sola in areo vuoto; come un tale film possa essere tacciato di “confezione patriottica” non riesco proprio a concepirlo. E come lo stile bigelowiano, secco e visionario, chirurgico e vibrante, possa essere bollato come “anabolizzato”, manco stessimo parlando di Michael Bay, rimane per me un inglorioso mistero.

(Per fortuna qualcuno on the left pensa bene di far scrivere di cinema a chi sa cos’è, il cinema: vedi il pezzo di Giona A. Nazzaro su “Micromega”.)

 

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4 commenti leave one →
  1. Roberto Escobar permalink
    26 febbraio 2013 10:23

    Se a lei Zero ecc. è piaciuto, non ho nulla da eccepire. Ma sostenere che io lo valuto non in senso cinematografico significa solo che lei non ha capito quel che ha letto. E che in ogni caso non è abituata a leggermi. Cordialmente, Roberto escobar

  2. 26 febbraio 2013 10:53

    Gentile Escobar, la ringrazio del suo intervento. Devo però contraddirla: la leggo sull'”Espresso” con buona continuità, e quello che posso dire è che abbiamo visioni radicalmente differenti del cinema e della critica. Nel senso che, a parte le mini-recensioni, sulla cui utilità sono scettico (ma quella è suppongo una scelta editoriale non decisa da lei), i suoi interventi spesso mi paiono racconti approfonditi del tema del film (nelle sue declinazioni filosofiche, psicologiche, sociali, ecc.) che non mi dicono alcunché riguardo all’uso del linguaggio cinematografico in quegli stessi film, cosa che mi interessa in particolare in una elaborazione critica. Alla fine ho l’impressione di saperne quanto prima, nessuna lampadina mi si è accesa, e l’impressione è che si sia parlato sempre e soltanto del caro vecchio “contenuto”. Mentre quando appunto si va nel concreto dell’analisi (con tutta la sintesi e la genericità che una rivista non specialistica consente), mi ritrovo un aggettivo come “anabolizzato” applicato al cinema di Kathryn Bigelow, che mi sembra quanto di più inappropriato e superficiale si possa elaborare rispetto allo stile di questa autrice. Giungendo appunto a considerare meramente trionfalistico e patriottico un film di invece prolifica e disturbante ambiguità. Buon lavoro.

    • Roberto Escobar permalink
      26 febbraio 2013 18:36

      Non c’è dubbio, abbiamo idee diverse sul cinema, e forse non solo. Buona lettura.

      • 26 febbraio 2013 20:50

        Continuerò a leggerla sperando di cambiare idea.

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