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Ascolta un’architetta

6 dicembre 2012

Si è dovuto aspettare il 2012 per arrivare alla buona pensata che non è proprio una mossa geniale costruire in zone a rischio idrogeologico (non poche in Italia, nevvero?).

Quanto a noi, abbiamo di recente chiesto alla nostra amica architetta di riferimento cosa ne pensi delle nuove tecniche di costruzione, più o meno ecologiche (nuove, ovverosia ispirate alle tradizioni d’uso di materiali come la paglia, implementandole con la tecnologia odierna).

Questa è la sua risposta, che andrebbe scolpita nella pietra e sbattuta in fronte a tutti i consiglieri comunali, ai sindaci, agli assessori e assessorini, ai candidati presidenti, ai palazzinari, ai giudici che vietano di buttare giù abusi edilizi, scheletri di cemento, monnezze varie giacenti sul suolo italiano (casa nostra, insomma).

LA MIGLIORE ARCHITETTURA È QUELLA NON COSTRUITA: BASTA COSTRUIRE, BISOGNA RIVALUTARE IL PATRIMONIO EDILIZIO ESISTENTE E DOVE NON VALE LA PENA ABBATTERE SENZA PIETÀ.
Ci sono 58 milioni di case in Italia, una per abitante dai neonati ai vecchi di 100 anni, e continuiamo a costruire, per chi? Io metterei una legge che per fare una casa nuova ne abbatti una vecchia, altrimenti aggiusti la vecchia, punto. Prima di diventare un’unica distesa di cemento.

Per usare paglia, canapa, e compagnia, occorre essere colti ed illuminati, come per diventare vegani, altrimenti fai solo dei cumuli di roba marcia per i topi! Ogni balla va verificata con un igrometro in diverse fasi della progettazione, si devono fare tagli nelle murature e prevedere appositi accorgimenti negli attacchi strutturali (va realizzato un telaio in legno opportunamente controventato) con le nastrature necessarie (si usano anche collanti chimici). Se non ci si rivolge ad un esperto del settore meglio lasciar perdere. Ma poi, meglio usare i materiali naturali per recuperare quello che già c’è. La casa in paglia che ho visto io è una villetta in una lottizzazione di villette, quindi che senso ha? Sono comunque metri cubi in più dove prima c’era un prato e tutto intorno lo schifo delle villette singole ognuna con il proprio praticello, simbolo dell’egoismo umano.
Non si potrebbe dir meglio. Il romanzo cui stiamo lavorando tratta anche di questo.
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