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La visita

8 novembre 2012
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Ieri ho terminato la lettura de Le ore di Michael Cunningham, e mi è rimasto un retrogusto malinconico che dovevo esorcizzare in qualche modo. L’unico che conosco, che sia totalmente efficace (a parte abbuffarmi di pizza) è scrivere. Questo è il risultato.

LA VISITA

È arrivato camminando attraverso il sentiero nel bosco. Del resto, non poteva fare altrimenti. Una sacca da palestra, i capelli ormai sbiaditi, la solita barba trascurata. Che su di lui stava bene e nascondeva la rotondità del mento.

Lei sta piantando l’abete, e pazienza se il guardiaparco teme la contaminazione di specie non autoctone. Laura non le permetterebbe di fare altro. Non di buttarlo, naturalmente, né di bruciarlo, men che meno riportarlo all’Ikea, né andare a piantarlo chissà dove. L’albero deve restare qui. Pace.

Già da lontano le sorride. Sorride come venti anni fa, pensa alzandosi. Pulisce via la terra dalle mani passandole sul grembiule, si terge via il velo di sudore dalla fronte con una manica, e sorride a sua volta.

«Ciao.»

«Ciao.»

«Mi hai trovato.»

«Ho chiesto in giro.»

Ha chiesto in giro. E ora al borgo, giù lungo la statale, le vecchie avranno di che spettegolare sulla strega del bosco. Bene, pensa stringendo le labbra. Schiaccia la terra intorno al sottile fusto dell’abete con un piede.

Ha chiesto in giro, semplicemente. Si è fermato al bar della piccola piazza, ha preso un caffè, e conosce la signora Berenyi? Ah, lei cerca Emma? Vive nel bosco. Sì sì, la casa isolata, deve prendere il secondo sentiero… Ma quale secondo?, non dia retta… Il secondo ti dico, dalla statale. Dia retta a me, giri sulla stradina al chilometro 36, proprio lì. Tanto dovrà lasciare l’automobile, perché la strada diventa troppo stretta. Vada sempre avanti. L’unica casa che vede, è dell’Emma.

Laura si è defilata appena lo straniero è entrato in casa, al seguito della madre. Si è infilata un impermeabile e ha preso la via del bosco.

«Attenta al lupo!» ha appena fatto in tempo a gridarle dietro.

«I lupi non mi spaventano!» di rimando lei.

Gli versa un caffè speziato, limpido come tè.

Lui. «Ti trovo bene.»

Emma si stringe nelle spalle.

«Hai sempre avuto l’aria da strega dei boschi, ora hai anche la scenografia.»

«È così che hanno detto?»

Lui scuote la testa.

«E tu?»

È il suo turno, di stringersi nelle spalle.

«Io? Al solito.»

«Non pensavo che ti avrei più rivisto. Non in questa vita.»

Lui guarda la tazza ancora piena.

«Cos’ha che non va, questa vita?»

«Non è come la immaginavo.»

Gli ha chiesto se ha un posto dove stare, o se si farà ospitare. Ha detto proprio così. Se permetterà che lei gli sistemi la piccola stanza per gli ospiti. Sempre vuota. Sempre vuota al punto che ormai è quasi una succursale degli armadi, con i vestiti di Laura appesi in giro, e il letto pieno di scatole profumate per la biancheria.

Ma naturalmente lui non userà quella stanza.

A un certo punto, la sera, quando Laura si sarà ritirata in camera sua fuggendo a facebooklandia, lui prenderà Emma per i fianchi e la bacerà. Si ritireranno in camera da letto, e lì la spoglierà, lasciandosi spogliare a sua volta. Percorrerà con le dita le sue pieghe, le smagliature sulle cosce, la cicatrice sul ventre. Lei dirà «sei dimagrito» e lui penserà di doversi quasi scusare.

E poi faranno l’amore.

E poi riposeranno uno accanto all’altra, lei russando leggermente, lui osservandola e annusando il lieve sentore di lavanda dei suoi capelli.

«Non doveva andare così – gli dice a un certo punto, durante la notte – questa vita, la casa, e Laura.»

Per un momento pensa che Emma intenda dire che non avrebbero dovuto finire a letto. Cos’è in fondo, Emma per lui e lui per Emma? Non c’era stato più di un bacio, quasi casto. Ma poi lei va avanti.

«Non doveva andarsene. Questa casa non era progettata per me e per un’adolescente ombrosa come da cliché.»

Lui può solo stringerla e carezzarle i capelli.

Sono passati troppi anni, e può solo immaginare come sarebbe stato.

Sarebbe arrivato camminando per il sentiero che attraversa il bosco. Emma lo avrebbe visto da lontano, ne avrebbe sentito il profumo nel vento, e si sarebbe girata per dirlo a Marco. E Marco gli sarebbe andato incontro, prendendo la sacca, e guidandolo in casa per offrirgli una grappa.

E la radura in cui sorge la casa si sarebbe illuminata di luce attraverso lo sguardo di Emma. Lei, che quando lui e Marco si trascinavano in giro a far danni, studiava in una cameretta con i poster dei Duran Duran. Lei che ha tutto quello che ha sempre voluto nella vita, una casa nel bosco, un orto da curare e tranquillità per scrivere.

Per un brevissimo momento ha la tentazione di raccontarle tutti i suoi fallimenti, i suoi insuccessi. Di quando ha rifiutato Emma ragazzina che sembrava innamoratissima di lui, di quando ha divorziato perché per sua moglie non c’era mai, di quando non riusciva a tenersi un lavoro per più di una stagione. Di come non riesca a cambiare le cose per Emma, ora.

Inutile pensarci. Le cose non cambiano. Nella casa del bosco vivono solo donne. La radura non è mai luminosa. E lui dorme al posto del suo migliore amico.

2 commenti leave one →
  1. Vampirla permalink
    14 novembre 2012 02:37

    Ho come un deja lit…

  2. 14 novembre 2012 13:40

    Eh già!

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