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Di ambientalisti, luddisti, (falso)progressisti e Co.

29 marzo 2012

Volevo continuare un po’ il discorso che facevo l’altro giorno. E riallacciarmi in qualche modo al post di Ale su bellezza/bruttezza, riesumare un vecchio post ad alto tasso di acidume (ma era solo una battuta ironica, il fatto dell’acidità), con una puntata sulla capacità di percezione della gente. Leggetevi i vecchi post e metteteli da parte, che il discorso sarà un po’ complesso.

Devo anche linkarvi il podcast della trasmissione di ieri di Fahrenheit, in cui Loredana Lipperini intervista Franco Ferrarotti.

Ferrarotti ha scritto un libro sul rapporto tra uomo e natura. Alcune delle cose che dice Ferrarotti le condivido, le sposo pienamente, specie quando si sofferma sulla necessità per l’uomo di riscoprire un rapporto con la natura che non sia di dominio, sul fermare la spirale di sviluppo incontrollato in cui si è infilato negli ultimi 200 anni.

Ciò su cui tendo a dissentire è la condanna tout court della “tecnica”, che tende spesso nel pensiero contemporaneo a essere trasformata in feticcio o positivo (da parte dei fautori dello sviluppo infinito) o negativo (da parte di certi ambientalisti nostalgici). Ed è proprio quest’ultima versione a far sì che i primi vedano i secondi fondamentalmente come matti luddisti che – prendessero il potere – ne approfitterebbero per far tornare la civiltà all’età della pietra.

Mi pareva di averlo già detto: io adoro la tecnologia, e penso che il miglioramento della nostra vita possa passare solo attraverso la ricerca e il progresso tecnologico. Non voglio vivere in una caverna. A me piace avere l’acqua calda in casa. A me piace poter accendere il forno e farmi le verdure arrosto. Mi piace avere un bellissimo stereo di design con un audio perfetto. Vorrei – in prospettiva – vivere in un casale ristrutturato secondo i principi della bioedilizia, o anche un prefabbricato in legno. Una casa cioè che unisce la tradizione (nel rapporto con l’ambiente, nella sostenibilità dei materiali usati) e l’innovazione (nel creare e risparmiare energia). Non sono due termini opposti e inconciliabili: la sana(sorpassata) tradizione e la pericolosa(entusiasmante) innovazione. Sono concetti da intendere laicamente per estrarne il meglio. Per esempio: adoro il design degli elettrodomestici anni 50, ma non per questo vorrei un frigorifero direttamente made in fifties, obsoleto, energivoro, rumoroso. Vorrei un frigorifero con la tecnologia più avanzata, a quante più A possibili, e rivestirlo di un involucro che richiami quelle forme lucide e arrotondate da corsa allo spazio. Più la tecnologia è avanzata, meno è l’impatto ambientale, no?

Facciamo un salto logico. Vi ricordate, nel post in cui scleravo per via del commento imbecille di un lettore del blog scientifico che seguivo, si parlava di ambientalisti favorevoli al nucleare, che sbroccano se qualcuno dice di essere ambientalista e antinuclearista (come noi). Allora, ribadiamolo una volta per tutte: non si può fare gli ambientalisti e sostenere una tecnologia già obsoleta cinquanta anni fa. Io vi darò ragione quando mi mostrerete davvero che la tecnologia nucleare è diventata sicura e soprattutto limita al massimo il suo impatto sull’ambiente. Non stiamo solo parlando di Fukushima e Cernobyl e Tree Mile Island, parliamo delle cave per estrarre l’uranio, o dei siti di stoccaggio delle barre esaurite, che sono “esaurite” manco per niente, e continuano a rilasciare radiazioni. Vogliamo parlare della sicurezza effettiva di tali siti?

Sulla sua bacheca fb, un’amica ha condiviso un articolo in cui si parla di una possibile rivoluzione nella tecnologia del solare. Bene. Meglio. I pannelli solari, a detta di alcuni, non solo diventano obsoleti con preoccupante velocità, ma anche il loro ciclo di produzione è impattante sull’ambiente, tanto che i benefici che otteniamo in Italia col nostro bel pannellino se li ripagano inquinando dove li fabbricano, in Cina. Questo genere di innovazione sarebbe quindi altamente auspicabile.

Cosa c’è allora che non va? C’è che i sostenitori del nucleare bollano come impossibile e fantascientifico qualsiasi discorso sullo sfruttamento dell’energia solare. Per loro, o è nucleare o niente. Hai una fonte di energia pulita e relativamente interminabile (nella nostra limitata scala temporale)? Eh no, perché non è sfruttabile al cento per cento, e comunque ci sono le lobby, e “tu non sai, inquini anche così” quindi non va bene, mettiamo una croce sul sole, va bene? Se vuoi energia pulita c’è solo Fratello Atomo. A me pare un pensiero rimasto congelato alla Guerra Fredda.

Per tornare al discorso degli ambientalisti e delle caverne, ho da dire che io non tornerei indietro nel tempo, nemmeno a prima della rivoluzione industriale. A parte che sarebbe un pessimo tempo in cui vivere per una donna (ma tutto il passato in fondo lo è, e spesso anche il presente). Al contrario. Casale o prefabbricato che sia, vorrei una casa tecnologicamente avanzata e totalmente passiva, in cui

la somma degli apporti passivi di calore dell’irraggiamento solare trasmessi dalle finestre e il calore generato internamente all’edificio da elettrodomestici e dagli occupanti stessi sono quasi sufficienti a compensare le perdite dell’involucro durante la stagione fredda.

E deve essere bella. Perché, parliamoci chiaro (e qui torna il discorso di Ale su brutto versus bello): non c’è vero ambientalismo senza una corretta percezione del bello.

Questo lo vediamo tutti, che è bello.

Questo, lo vedete tutti che fa schifo.

Perché allora quando guidate per le strade di montagna nel nostro Belpaese, non li vedete? Beh, io li vedo bene, anche troppo. Certo, poi uno che fa il sindaco, e di mestiere si sa già che è un palazzinaro, certe cose non è che non le vede. Le apprezza (punto 3). Questo fa paura.

Infine (sì, ho quasi finito, poi vi lascio liberi di andare). Ne ho già parlato una volta, di cosa penso della letteratura, e del suo compito. Dare voce a chi non ce l’ha. Ho aggiunto qualcos’altro. Parlare del rapporto tra uomo e ambiente. Non fare prediche, non indicare la strada, ma cercare di far vedere quello che sta succedendo tramite storie, personaggi, percezioni.

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3 commenti leave one →
  1. 29 marzo 2012 23:16

    sono anche io per il far vedere, come hai spiegato molto bene tu.
    spesso mi chiedo cose del tipo “Perchè non se ne accorgono?”.

  2. 31 marzo 2012 11:32

    Il problema dei nuclearizzatori è che hanno equivocato il concetto di “economia di scala”. Questi signori ritengono che il gigantismo sia il modo migliore per risolvere i problemi; al contrario, costruire un solo impianto gigante porta a far crescere a dismisura i costi sostenuti. L’economia di scala si realizza costruendo tanti esemplari di un oggetto; costruire un paio di centrali enormi non è una buona idea. La forza delle rinnovabili sarà per l’appunto la possibilità della produzione in serie, negata all’atomo…..forse sono fuori tema!

    • 31 marzo 2012 12:29

      No, non sei fuori tema. 🙂 Questo è un post di considerazioni, anche piuttosto vago, e la discussione può svilupparsi in ogni senso ^_^

      E sì, hai ragione sull’accentramento della produzione e il decentramento reso possibile dalle fonti rinnovabili.

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