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The Ugly and the Beautiful

26 marzo 2012

Ieri, per le Giornate di primavera del Fai, gitarella a Piglio, patria del Cesanese. A Casa Massimi Berucci, la ragazza della famiglia di vignaioli che ci accompagnava nella visita buttava lì, en passant, che gli italiani andrebbero esiliati per un anno in qualche luogo desolato per fargli riscoprire la bellezza di cui sono circondati senza che più se ne avvedano.

Aggiungiamo che, con l’occasione, potrebbero contestualmente farsi balenare ai sensi la bruttezza che essi stessi alla prima hanno affiancato con inesauribile alacrità negli ultimi 70 anni, prendendo finalmente atto che il cosidetto Belpaese è stato oggetto di un attentato prolungato con le armi del cemento e dell’illegalità, o di una legalità brutale e devastatrice.

Perché – per citare per una volta il Vate – “la fortuna d’Italia è inseparabile dalle sorti della bellezza”, e visto che parlare di bellezza vuol dire parlare di salvezza, il vero decreto Salva Italia sarebbe quello che decreti la messa al bando dell’urbanistica dell’informe, delle escrescenze tumorali dello sprawl, del suicida consumo di territorio.

Salendo sul torrione del Castello Alto, a Piglio, questo è ciò che vedevamo di fronte a noi.

 

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