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Ex Libris 33 (götterdämmerung)

25 marzo 2012

Essi levavano il loro pazzesco pensiero agli spazi infiniti e sono morti in un sotterraneo. Credevano di preparare l’uomo-dio a cui gli elementi avrebbero ubbidito. Credevano al ciclo del fuoco. Avrebbero vinto il ghiaccio sulla terra come nel cielo, e i loro soldati morivano abbassando i pantaloni, con l’ano congelato.
Alimentavano una visione fantastica dell’evoluzione delle specie, attendevano formidabili mutamenti. E le ultime notizie del mondo esterno le ebbero dal guardiano capo dello zoo di Berlino, che, arrampicato su un albero, telefonava al bunker. Possenti, affamati e fieri, essi profetavano:
La grande età dell’uomo rinasce.
Ritorna l’età dell oro;
La terra come un serpente
Rinnova le vesti invernali consunte.

Ma senza dubbio c’è una più profonda profezia che condanna i profeti stessi e li vota ad una morte più che tragica: grottesca. In fondo al loro covo, sentendo il crescente fracasso dei carri armati, terminavano la loro vita ardente e malvagia nelle rivolte, nei dolori e nelle suppliche con cui termina la visione di Shelley che si intitola Hellas:

Oh! basta! L’odio e la morte devono ritornare?
Basta! Gli uomini devono uccidere e morire?
Basta! Non vuotare fino alla feccia
L’urna di un’amara profezia!
Il mondo è stanco del passato.
Oh! possa infine morire e riposare!

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