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Tanit, la bambina nera

1 marzo 2012

E infine eccomi qui a commentare il romanzo più atteso (da me, ovvio) di tutto il 2012. Questa non sarà una recensione. Qualunque cosa sia, non sarà obiettiva, vi avverto. Se volete obiettività cercatela sui molti siti e blog letterari in rete, che recensiscono meglio di me.

Tanit chiude la trilogia iniziata con Esbat e proseguita con Sopdet. L’ho finito stanotte verso le due, e solo perché la sera prima mi sono trattenuta, avevamo qualche puntata di  Twin Peaks da vedere e a un certo punto la sottoscritta deve pur mangiare, e sistemare casa, e badare a nove gatti (dieci o undici se i raminghi si intrufolano per un sonnellino) che non sono facili da gestire.

Mostrare la realtà per quello che è, dicevo a proposito di Sopdet, citando Sanguineti. Qui la Manni va ben oltre. Qui mostra tutto. Senza sconti. Tanit è una corsa a perdifiato verso la fine, verso la distruzione. Non c’è scampo, non c’è redenzione, non fosse per…

No, non posso dirlo.

Posso dire che la protagonista assoluta del romanzo, Axieros – la Dea, la Creatrice, la Signora del caos e della distruzione – non può non suscitare simpatia. Questa donna… donna? Sì, questa donna uccisa, ferita, torturata, stuprata, zittita, e uccisa. E di nuovo. E ancora. Rinasce. Ritorna. Ogni volta più forte, più furiosa.

Dietro di lei ci sono tutte le donne che abbiamo intorno, le vittime dei maschi, le donne stuprate, abbattute, ferite, legate, uccise del mondo.

Sarà poi così brutto, se Axieros riesce nel suo intento di distruzione del mondo degli uomini?

Andrebbe davvero così male?

Distruggere il mondo degli uomini. Ci ho pensato. E voi, ci avete mai pensato? A un mondo retto dalle donne? Dalle dee?

Dalle streghe?

Io amo profondamente queste donne che scrivono. Donne come Lara Manni o Chiara Palazzolo. Paladine di un femminile non incasellato nei rigidi schemi del maschile.

Chiudendo il libro, lo sguardo perso nel vuoto, nelle orecchie sento quella che immagino possa essere la voce di Lara: “Puoi, Vale?”

Posso?

Posso. In qualunque modo vada, qualsiasi sarà il mio futuro da autrice, se avrò tanti lettori o se saranno solo gli amici. Con maestre simili, non si può fallire.

Grazie, Lara.

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4 commenti leave one →
  1. Estrie permalink
    5 marzo 2012 20:33

    Un mondo retto dalle donne è un concetto quasi inesprimibile in un Paese come il nostro, dove non solo il potere è maschile, ma pure anziano, anzi, vecchio, incarnato da vecchi satiri per cui il femminile è ornamento, oggetto o merce di scambio.
    Fa bene leggere di donne che non hanno zittito la propria forza creatrice.

  2. corilù permalink
    9 marzo 2012 03:04

    Eccola, sono io che sono scema. Trovata. Molto bella la recensione. È la prima e finora l’unica che mi abbia incuriosita circa la saga della Manni. Molto brava. E poi le recensioni per definizione devono essere così: soggettive. È attraverso l’esposizione della soggettività che si sente vibrare la nota più autentica di un romanzo.

  3. 9 marzo 2012 09:53

    Ma no, che scema!
    Grazie per i complimenti, e fammi sapere se i romanzi di Lara ti piacciono!

  4. estrie permalink
    9 marzo 2012 18:21

    Sono d’accordo con Corilù sulla questione della soggettività, e sull’efficacia di questa recensione, ovviamente. Eppure da un po’ in rete si discute della oggettività di giudizio come unico obiettivo da proporsi.

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