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Divino e felino

24 febbraio 2012

La vedemmo in una mini-mostra monografica in occasione del suo restauro, a Urbino, dicembre 2005, dentro quel palazzo Ducale che vi si scorge sotto un cielo corrusco fuori dalla finestra spalancata, sullo sfondo.

A parte la bellezza della tessitura cromatica, che è inconfondibile marchio di fabbrica del Barocci, vero e proprio campione di devozioni psichedeliche, quel che è toccante giace al centro del quadro.

Là dove la maternità divina viene doppiata in diagonale da quella felina, accostamento audace (soprattutto vista la sinistra fama che circondava i gatti dal punto di vista cattolico) che supera l’umanizzazione del divino.

Se nell’Annunciazione recanatense di Lotto il gatto scappa all’apparire dell’angelo (il quotidiano cozza con l’ultrasensibile), qui umano, animale e divino convivono pacificamente, oltre i confini di specie.


Grazie a dio.

(Immagine da qui)

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