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L’impero del frastuono

13 settembre 2011

Niente di meglio – per confrontarsi col sacro terrore del vuoto che permea la comunicazione e il paesaggio percettivo contemporanei – che sintonizzarsi, questi giorni, con gli Europei di volley di Austria e Repubblica Ceca.

Ormai, non solo gli intervalli tra un set e l’altro (che sarebbe normale), e non solo i tie break (che ci si potrebbe stare), ma persino le pause tra un punto e l’altro, devono obbligatoriamente essere riempite fino all’orlo di stacchetti musicali e chiamate al divertimento del pubblico da parte dell’esagitato speaker di turno.

L’effetto è quello di una specie di discoteca a singhiozzo, di un villaggio vacanze in overdose, di un parco giochi dove chi si rilassa un attimo è perduto, e la sovraeccitazione coatta regna sovrana.

Si fa a chi urla più forte, più spesso, più più più, e starò diventando un vecchio moralista, ma la voglia e la necessità di sedarli si fa sempre più urgente.

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