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Eli-suoni

15 luglio 2011

Uno dei lasciti non minori dei Radiohead nel nuovo millennio è la loro ostinazione nel (ri)concepire l’idea di “album” al tempo della musica liquida.

A questo riguardo In Rainbows, con la sua straordinaria precisione strutturale, il suo concettualizzare la dissoluzione materica del suono, era veramente un punto di arrivo/partenza, l’ultimo album classico possibile, la prima offerta di una nuova era.

In qualche modo, The King of Limbs è andato persino oltre, aspirando a una sintesi ancora più estrema ed elusiva. 8 brani. 37 minuti. Non so perché, risentendo questi giorni di caldo e vuoto le sue  ectoplasmatiche canzoni from the basement, mi ritornano in mente le ultime derive battisti/panella. E quella cosa di Caetano Veloso e Joao Gilberto. Com’era?

Meglio di questo c’è solo il silenzio. Meglio del silenzio, solo Joao.

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