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Attesa

26 maggio 2011
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Il gatto attende la sua preda.

Da molto tempo, secondo i suoi standard, la aspetta.

È capitato, durante le sue lune, che ne incontrasse qualcuna che prometteva bene. A volte succedeva di star bene qualche giorno, nei mesi caldi, soprattutto.

Ma da qualche tempo le cose non vanno bene.

Il gatto non sa di avere un aspetto patetico. Gli dà fastidio un occhio, sa che qualcosa non va, ma non può farci nulla, a parte cercare un effimero sollievo grattandosi.

Resta fermo nel suo angolo, con le zampine nascoste sotto la pelliccia del petto e del ventre.

Aspetta.

È paziente.

Non distingue bene il tempo che passa, e quando sente il suo odore non sa che sono passate già tre estati dal giorno in cui è stato separato da sua Madre e gettato in strada.

Sa che una dei due umani che stanno camminando, un po’ di fretta, sul marciapiede, odora di gatti. Questo odore era la cosa che aspettava. Il suo naso non è potente come quello dei cani, questo no, ma gli basta sentire l’odore di gatti anche a tre metri.

I due umani si fermano un attimo, un battito di ciglia. L’umano

(umana, è femmina, Lo sente da un secondo odore più lieve, odore di sangue e ormoni)

che odora di gatti manda un verso strozzato. Lo ha visto, ora non può fare finta di niente come gli altri. Come gli umani che odorano di cane, o di cibo, o di altri umani.

Si alza e le va incontro sfoderando le fusa più sonore.

Lei si ferma e dice qualcosa al secondo umano, che si allontana in fretta. Poi prende a grattargli la testa. Inizia a fargli delle cose che lui non gradisce molto. Gli guarda sotto la coda, gli tira le orecchie, e continua a fare i suoi versi.

Il gatto sa che se l’umana tirerà fuori del cibo, dovrà aspettare ancora, dovrà cominciare di nuovo l’attesa.

Ma quando il secondo umano torna, porta una gabbietta.

L’umana lo infila nella gabbia con un gesto fluido e preciso.

Il gatto miagola, ma si accomoda tranquillo nella gabbietta.

L’attesa è terminata, non avrà più freddo, né fame.

E con un po’ di fortuna, anche il fastidio all’occhio si risolverà.

Appoggia la testa sulle zampe e dorme un po’.

***

Ps: questa cosa l’ho scritta qualche giorno dopo aver trovato Moka, quando ancora non speravo di poterlo tenere con noi.

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6 commenti leave one →
  1. 26 maggio 2011 12:05

    Che commuove, gatto! Tante fusette a Vale di suo cuore ^_^

  2. 26 maggio 2011 12:11

    Coccolino, Moka mio! ♥

  3. 26 maggio 2011 12:50

    Per me non hai scritto niente! D:

  4. 26 maggio 2011 13:40

    Ma coccolina…

  5. 27 maggio 2011 11:56

    Poverissima lei.

Trackbacks

  1. Vitagatta – Moka connection « V(ale)ntinamente

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