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Altro aneddoto

13 aprile 2011
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Vorrei riportare una storia. Un episodio che a mio parere è abbastanza grave da meritare un po’ di spazio sul nostro piccolo blog. Una premessa è d’obbligo. Io non sono una madre, e di solito tendo – nelle questioni scolastiche – a dar ragione agli insegnanti. Insegnare è un mestiere talmente delicato e importante che chi ha il privilegio (sì, credo sia un privilegio) e la capacità di farlo debba essere sostenuto in tutto. In quasi tutto. Perché per insegnare, bisogna saperlo fare. Io, per esempio, non potrei. Non ne sarei, anzi… non ne sono capace. Ora cedo la parola a Linda. La storia è lunghetta, ma leggetela.

Lunedì ho avuto il colloquio con le maestre di Iris. Le solite cose, Iris è molto migliorata, anche se ancora si distrae. Ad un certo momento, la maestra di matematica si ricorda di avere una cosa importante da dirmi:

“Una decina di giorni fa, Iris in bagno ha iniziato a rovesciare l’acqua in terra con il bicchiere. Di proposito.”

Vedendo la mia espressione incredula ha continuato: “È venuta in classe la sua compagna che mi ha detto che Iris stava rovesciando l’acqua in bagno, e non solo una volta. Così in classe le ho chiesto perchè avesse fatto una cosa del genere. E pensi che mi aveva quasi convinto che era stata la compagna di classe. Ma dopo un po’ che ho insistito ha ammesso che era tutta colpa sua.”

Le risposi che trovavo la cosa piuttosto inquietante, dal momento che Iris è una ragazzina abbastanza responsabile (anche se le maestre sostengono il contrario dicendo che lei dimentica di proposito i quaderni sotto al banco per non fare i compiti a casa), e che sa perfettamente che non si gioca con l’acqua, tanto che anche a casa si preoccupa di controllare il fratello, quando va in bagno (lui si che allegherebbe la scuola, solo per vedere se sarebbe divertente come crede).  E lì tutte a darmi una serie di spiegazioni: “Dal momento che Iris è un pò un leader magari voleva dimostrare il suo coraggio” oppure “Forse voleva emulare Martina” (ragazzina con evidende disagio psichico) e così via con altre poco credibili motivazioni. Quindi decisi, una volta a casa, di parlarne direttamente con mia figlia.

Come immaginavo non aveva alcuna voglia di parlare. Ho insistito assicurandole che non mi sarei  arrabbiata, qualunque fosse stato il motivo che l’aveva spinta a fare una cosa simile. Piangendo mi ha raccontato come sono andarte le cose:

“Noemi (bambina che purtroppo per lei ha la stessa invidia della madre, e che tormenta e insulta Iris in continuazione) era in bagno e aveva in mano un bicchiere d’acqua e mi ha chiesto se volevo che lo rovesciasse, ma io non credevo che lo avrebbe fatto veramente… Poi è corsa dalla maestra perchè voleva farmi mettere in punizione…”

Così, cercando di calmarla  le ho chiesto perchè avesse ammesso di essere stata lei se così non era. E quello che mi ha risposto mi ha fatto rabbrividire:

“La maestra non mi credeva, insisteva e poi mi ha detto che mi avrebbe messo in punizione se non avessi detto la verità… ma lei non mi credeva e io avevo paura che mi mettesse in punizione, così ho detto che ero stata io.”

Un inquisitore. Mia figlia come le streghe. Prima la tortura e poi la pubblica umiliazione. Io a Iris ho spiegato che le ingiustizie sono una costante tra gli esseri umani, e che l’unica cosa che possa veramente renderci migliori è il non lasciarsi corrompere e continuare a essere onesti. Ma quello che io non capisco è perché le maestre hanno creduto ciecamente ad una bambina mentre non hanno voluto credere all’altra. Perché, dal momento che non c’erano altri testimoni, la parola di mia figlia non ha avuto lo stesso valore della parola dell’altra ragazzina? Avendo la febbre alta non sono ancora potuta andare a chiarire la cosa con le maestre, ma lo farò, lo devo fare. Mia figlia deve sapere che può sempre fidarsi di me. Ma so che la maestra avrà i suoi buoni motivi per difendere l’altra ragazzina, ché non sia mai che debba ammettere di aver fatto un errore.

Ecco.

Cosa ne pensate?

Io – ripeto – generalmente, quando sento storie di diatribe in classe, tendo a mettermi dalla parte dell’insegnante. Stavolta no. E non perché si tratta di una ragazzina che conosco e a cui voglio bene. Probabilmente me la sto prendendo tanto perché cose come queste sono già successe, e continueranno a succedere. Insomma, anche io come molti altri ragazzini ho avuto a che fare con la mia dose di bullismo. Di Noemi (e di riflesso, della madre di Noemi, che conosco) non mi importa nulla. Mi fanno pena.

Quello che mi fa incazzare è la maestra. Quello che ha fatto a Iris, costringendola con l’intimidazione ad ammettere ciò che voleva sentirsi dire.

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2 commenti leave one →
  1. Brisella permalink
    13 aprile 2011 12:41

    Anche io come te tendo sempre a schierarmi dalle parte degli insegnanti, credo sia legato al fatto che abbiamo avuto stima dei nostri quando andavamo a scuola. Purtroppo oggi gli insegnanti vedono la cattedra come un punto di arrivo e non un punto di partenza, non dimostrano alcuna passione per l’insegnamento. La scuola è cambiata molto, troppo. Quello che dispiace è che quando succedono cose così ai bambini non può che arrivare un messaggio sbagliato.

  2. 14 aprile 2011 20:05

    penso che la maestra non l’abbia fatto in cattiva fede, e penso che anche lei è un essere umano e possa commettere un errore di valutazione. non la giustifico, ma posso capire che credendo di fare bene, si possa fare male a volte.
    ma non lascerei certo correre. in buoni modi chiederei un confronto per capire proprio il motivo per cui una bambina può essere creduta e un’altra no.
    e poi, solo dopo aver visto “come” la maestrami risponde, valuterei.

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