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Word Power

23 settembre 2010

Ho finito di leggere Non è un paese per vecchie.

Non aggiungerò nulla a quanto scritto e segnalato fin qui.

Avete molte recensioni, qui trovate link ad ogni tipo di sito o blog.

Volevo solo fare una breve riflessione sulla potenza delle parole. Sul potere che fornisce il saper fare bei discorsi.

Non è un caso se da venti anni lo psiconano regna incontrastato. Quell’essere è capace di parlare, meglio, del raccontar panzane in modo che la gente ci creda. E la gente ci ha creduto. Del resto faceva l’animatore sulle navi da crociera, quello è il suo mestiere.

Nel libro di Loredana più volte ho trovato riferimenti all’importanza delle parole.

A cominciare dal vocabolario (per cui un uomo è vecchio dai sessant’anni, ma una donna lo è dai cinquantacinque).

Noto la paura che c’è in giro a pronunciare la parola morte. La morte ormai è un tabù.

Fra gli animalisti, i volontari, i gattari e chi si occupa di adozione, non si parla mai di morte, non si dice mai “Fido è morto, Micio è morto”. Si dice “è andato sul ponte dell’arcobaleno”.

“Ora potrai correre felice sul ponte”.

“È volato via”.

“Ha messo le ali”.

Adesso sto leggendo un altro libro, una raccolta di saggi di Zadie Smith, scrittrice anglo-giamaicana di culto, Cambiare idea.

In uno dei primi saggi del libro parla della lingua, della molteplicità delle lingue. Chiunque può parlare più di una lingua – attenzione!, qui non si intendono le lingue nazionali – ma viene meglio a chi possiede una storia biologica borderline.

La mestiza, il meticciato, le tragic mulatto. Padre bianco e madre nera. (Padre italiano e madre austriaca?)

Zadie Smith porta l’esempio di Obama. Obama ha vinto perché è stato capace di convivere con la pluralità del linguaggio, perché sa parlare come un nero di Harlem, come un bianco repubblicano, come la donna delle pulizie del Bronx, come i contadini dell’Iowa.

Contemporaneamente mi cade l’occhio su questo post.

Vendola. Ancora: il potere delle parole, il potere dei discorsi.

(E mi chiedo, sarà per questo che le sinistre fanno così tanti disastri? Perché non sanno usare le parole?)

Allora – per tornare a monte, per tornare a Loredana Lipperini: l’utopia.

Leggete bene il saggio di Loredana. Alla fine lei lancia il sasso: serve un’utopia da realizzare.

Le ho chiesto come si fa a realizzare l’utopia, come la si trova. Si può? Perché io nelle utopie credo poco.

Sì può.
Intanto, cominciando a prendere coscienza della situazione reale e non della “coazione a ripetere” portata avanti dai media.
Poi, cominciando a cambiare le cose nella propria vita. Dalle cose apparentemente piccolissime a quelle grandi. Per esempio, non votare per chi non parla di Welfare.

Parole, dunque.

Bisogna ritrovare il giusto significato delle parole, e le giuste parole per le cose.

La morte è morte.

I vecchi sono vecchi, non anziani, non senior, non terza età.

Le offese del bavaliere sono offese, non ironia.

E la battaglia è da combattere, ognuno di noi, nella nostra vita, con la nostra vita.

4 commenti leave one →
  1. 23 settembre 2010 09:47

    Giusto, giusto, giusto. Comunque, su Vendola, en passant, a me pare proprio che la sua forza comunicativa derivi dall’uso passionale, rinvigorente, di una retorica a volte barocca, compiaciuta nell’uso del termine ricercato.

  2. 23 settembre 2010 10:04

    Certamente è un linguaggio nuovo rispetto alla semplificazione della destra e di buona parte della sinistra.
    Il problema sta in quanto delle parole di Vendola viene compreso – o meglio, recepito dalla massa.

  3. 23 settembre 2010 10:21

    Eh, la massa… Mannaggia, la massa… Ma quanto son snob, cazzarola. Però effettivamente negli altri post il pensiero si articola con più precisione. Tutto giusto, sì, però non capisco proprio perché se uno mette qualche citazione in mezzo, poi “la massa” non capisce. E pazienza, basta che capisce il senso complessivo. Eh, la democrazia.

  4. 23 settembre 2010 10:37

    Dal primo post: “[…] per i sostenitori vuol dire «d’animo sensibile», «autentico», «capace di parlare al cuore». Ma per gli avversari significa «parolaio», «poco concreto», «sognatore».”

    A Obama muovevano obiezioni simili, indeterminatezza, caoticità.

    Magari è davvero questa, la chiave.

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