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Recensioni: Potiche

20 settembre 2010

Potiche, dal francese “vaso”.

In italiano viene tradotto come “bella statuina”. Si tratta della moglie dell’industriale di turno, un tempo femme fatale, ora diventata una sorta di babbiona che fa jogging nel bosco tra i suoi “amici” animaletti. Il tutto visto con l’occhio clemente del non babbione, dell’uomo di mondo, di chi – giovane e in gamba – può permettersi una certa indulgenza nei confronti delle eccentricità di questa signora.

Per la precisione: 1976. Catherine Deneuve è la moglie dell’azionista di  maggioranza di una fabbrica di ombrelli. Quest’ uomo laido (puttaniere, autoritario e reazionario) viene dapprima sequestrato dagli operai in cerca di condizioni di lavoro migliori, poi si fa venire un mezzo infarto quando gli vengono rinfacciati la barca, la Mercedes, le villone e certi dettagli sulla dichiarazione dei redditi. Il laido parte per una crociera rigenerante, e la bella statuina capace solo di comporre poesiole su scoiattolini e coniglietti prende in mano la situazione, riportando la fabbrica agli antichi splendori.

Ma, come accade in questi casi, il marito torna, più in forma che mai, si allea con la figlia più reazionaria e maschilista di lui, e si riprende la fabbrica.

Con ingredienti di prim’ordine, Ozon confeziona una commediola gradevole, divertente nei punti giusti, anche attenta ad un certo tipo di discorso femminista, ma nulla di più.

La storia della donna agée che sorprende tutti diventando imprenditrice, riscoprendo un passato da viveur e riciclandosi deputata, poteva davvero diventare una sorta di manifesto. Purtroppo l’imprenditrice si riduce a cambiare i colori degli ombrelli prodotti, la viveur è una sorta di ninfomane e la deputata è “la mamma di tutti voi”, e così Ozon, partito bene, ritorna sui propri passi e si rifugia nei cliché.

Per una serata senza pretese.

 

Ps: la foto con Catherine Deneuve e il laidazzo osceno mì è parsa meglio della locandina modalità babbiona.

Pps: Sto leggendo il libro di Loredana Lipperini… a proposito di vecchie signore, eh…

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