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Epitaffio

18 agosto 2010

La morte di Kossiga lascia nel cordoglio il mondo politico italiano.

Questo la dice lunga su chi sono i nostri politici, i responsabili delle nostre vite.

Io odio i buonismi e non sopporto l’adagio popolare per cui “ormai è morto, non si parla male dei morti”. Non parlare male dei morti vuol dire dimenticare. Con le dimenticanze si sollevano i morti dalle loro responsabilità. Ma noi non siamo venuti al mondo in una tabula rasa e vergine, noi poggiamo i nostri piedi sulle ceneri di chi ci ha preceduto. E dire: ormai è morto, rispettate i morti, io la vedo come un invito ad assumermi le responsabilità al posto dei colpevoli.

Siamo tutti colpevoli. Ogni volta che succede qualcosa di brutto. Non è colpa di nessuno, modo uno. Siamo tutti responsabili, modo due.

Non ci sto, grazie.

Oggi scrivo l’epitaffio per una persona degna di essere ricordata, una persona che ha avuto la sventura di nascere in questo paese di merda. Lei:

In quanto a Kossiga, bè, in quanto a quello lì, è morto troppo vecchio. Come moriranno troppo vecchi i politici in cordoglio e in lacrime dietro al feretro di chi una volta, senza vergogna, senza esitazione, ha dichiarato che nelle manifestazioni la polizia dovrebbe inserire agenti che distruggono e incendiano, per accattivarsi il consenso popolare e massacrare i manifestanti indifesi.

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