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Amatissima – Toni Morrison

3 maggio 2010

Tanto per gettare il mio legnetto nel fuoco delle discussioni sul fantastico (io linko questo, ma Loredana ne parla da tanto tempo, di fantastico: leggetevi il suo blog, che è bello, interessante, fa incazzare, e lei mi è simpatica) vorrei segnalare un libro.

Si tratta di Amatissima (Beloved, 1987)

L’autrice è una donna di colore, 79 anni, insegnante di scrittura creativa a Yale negli anni settanta, nobel per la letteratura,

Si chiama Toni Morrison.

Eccola:

Io ho adorato Toni Morrison fin dalle prime righe di Amatissima.

Il 124 era carico di rancore. Carico del veleno di una bambina. Le donne lo sapevano, e così anche i bambini. Per anni ognuno aveva cercato a modo suo di sopportare il rancore di quella casa ma, nel 1873, le uniche vittime rimaste erano Sethe e sua figlia Denver. La nonna, Baby Suggs, era morta, e i due ragazzi, Howard e Buglar, erano scappati via a tredici anni, non appena, al solo guardarsi nello specchio, questo si era frantumato (il segnale per Buglar), non appena erano apparse sulla torta le due minuscole impronte di una manina (il segnale per Howard). Nessuno dei due aveva aspettato di vedere altro: l’ennesima pignatta ricolma di ceci fumanti rovesciata sul pavimento, le gallette in briciole sparpagliate a terra lungo una linea parallela all’uscio di casa. Né avevano atteso uno dei soliti periodi di calma: le settimane, i mesi persino, in cui niente veniva a turbare la quiete. No. Erano svaniti entrambi all’improvviso, nel momento stesso in cui la casa si era resa colpevole di ciò che ognuno di loro riteneva l’unico insulto da non potersi sopportare o vedere una seconda volta.

Non scriverò nulla sul valore di questo romanzo. L’incipit dovrebbe bastare per far venire voglia di leggerlo, ma una cosa devo precisarla: questo romanzo,  che mescola storia, diritti degli afro-americani, gotico, fantasmi e sentimento, ha vinto il premio Pulitzer.

Il premio Pulitzer. Un romanzo di genere, e non importa tanto che Toni Morrison si sia ispirata ad un ritaglio di giornale.  C’è la rabbia, il dolore. C’è il sangue. C’è la questione degli afroamericani e c’è la questione delle donne. Ma c’è anche una casa stregata, e non è un dettaglio da poco.

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5 commenti leave one →
  1. giulia permalink
    4 maggio 2010 11:54

    Credo che lo leggerò presto, l’incipit è invitante.

  2. 4 maggio 2010 12:21

    E penso proprio che ti piacerà, Giulia.

  3. 22 giugno 2010 12:57

    Noto che molti arrivano a questa pagina cercando una recensione su questo romanzo. Io potrei scriverci su qualche pagina di commento, ma posso anche dirvelo in una parola: leggetelo.
    Ne vale la pena, davvero.

  4. antonio bianchi permalink
    16 luglio 2011 16:07

    …io invece arrivo a questa pagina cercando semplicemente “amatissima”, come aggettivo, sostantivato, e mi colpiscono l’uso di quelle due parole “di colore” che ho sempre trovato incomprensibili e irritanti, per definire l’autrice, tutti siamo “di colore” o nessuno lo è. passando sulla pelle il piccolo dispositivo lettore per il colore che usano le persone cieche, in questo periodo la maggior parte degli abitanti di questo paese otterrebbe “marrone”.
    di colore?

    e poi l’incipit,
    direi che mi basta e mi avanza,

    evidentemente i miei gusti differiscono significativamente da quelli dei giudici del Pulitzer e anche da chi mi ha preceduto,
    non importa, c’è spazio per tutti, vero?

    buon pomeriggio, antonio,

  5. 16 luglio 2011 17:33

    E che dirti, Antonio, io le due parole “di colore” le ho sempre usate, così come “afroamerican” o “black”, parole d’altronde usate dagli stessi “coloured people” come segno di identità culturale, da portare con orgoglio.
    Irritante? Forse irrita te.
    Prima di trovare Ale ho avuto una storia con un ragazzo camerunense, e lui usava definirsi “cioccolatino”, e la prima volta che gliel’ho sentito dire si è messo a ridere vedendo la mia faccia politi-correttamente attonita.

    Per quanto riguarda il romanzo, che dire: de gustibus non disputandum est.

    Rimane comunque il fatto che (a mio parere e a parere di tanti altri – semplici lettori e critici) Toni Morrison sia una delle voci più significative della letteratura odierna.

    Saluti 🙂

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