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Coccodrilli d’oggi

15 aprile 2010

Tempi difficili, tempi in cui si perde anche il senso delle sfumature.

Tipo che muore Raimondo Vianello. E ti trovi stretto tra i panegirici agiografici sul gentleman della tv, da una parte; e le vomitate furiose di chi te lo paragona papale papale a Cicchitto e Bondi, per la famosa dichiarazione di voto del 1994.

Siamo in guerra, e ogni nome può diventare un’arma da lanciare oltre le barricate. E questo non mi piace per niente. Perché la complessità di una vita viene svilita, triturata nelle opposte semplificazioni di uno slogan.

Mentre Vianello, visto che si parla di lui stavolta, è stato un repubblichino, da ragazzo, ma è stato anche quello che fu espulso con Tognazzi dalla Rai democristiana per la gag sulla culata di Gronchi. Fu tra i coscritti Fininvest per la propaganda della nascente Forza Italia ma fu anche, e soprattutto, uno dei più raffinati sperimentatori della comicità via tubo catodico per almeno tre decenni.

Tagliare con l’accetta i giudizi, pre o post mortem, è esercizio pericoloso, perché dall’informazione “contro”, dalla partecipazione appassionata, è facile cadere nelle trappole dello schematismo ideologico avvitato sul proprio compiacimento totalizzante.

Niente di più radicale, di più rivoluzionario del buon senso, oggidì.

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